Esecutore di giustizia che a Torino svolse per un lungo periodo la sua attività
Milo Julini e Andrea Biscàro hanno fatto un po’ di ordine su un argomento che da tempo richiedeva una riorganizzazione delle fonti strutturata con impostazione filologica; in pratica una ricostruzione che tenesse conto della necessità di separare nitidamente la storia dalla leggenda nella biografia di Piero Pantoni… Piero Pantoni: chi era costui? Forse non tutti lo sanno: era l’esecutore di giustizia che a Torino svolse per un lungo periodo la sua attività.
Gli autori hanno raccolto il frutto delle loro ricerche nel bel libro: Piero Pantoni. La vera storia del boia di Torino. Un lavoro encomiabile che accanto alla ricostruzione biografia – per quanto lo consentano le fonti – hanno aggregato anche tutta una serie di materiali utili per una attenta contestualizzazione delle vicende descritte.
Pantoni, membro di una dinastia di boia, aveva dato inizio alla sua non certo facile professione, nel 1831 e in tanti, nel corso del tempo, hanno cercato di ricostruirne le vicende: il risultato, tra biografia romanzata, ricerca che gettava le basi per l’approccio storico-sociologico (quella dell’avvocato Giacomo Borgonovo coevo di Pantoni), fino al saggio accademico di Umberto Levra, di fatto ne ha accresciuto l’interesse, ma ha generato anche qualche falso luogo comune.
Tra i più noti vi è quello relativo alla residenza del boia – via Bonelli 2 – ma si tratta di qualcosa che somiglia a un mito metropolitano, poiché Pantoni e famiglia erano alloggiati in un appartamento in via delle Orfane, annesso alla carceri senatoriali.
Il libro è una miniera di informazioni sul boia, sulla Torino di quel tempo e sugli aspetti giudiziari relativi ai crimini commessi e perseguiti nella seconda metà del XIX secolo.
La professionalità di Pantoni – la sua prima esperienza professionale ebbe un collo illustre da chiudere nel nodo scorsoio: Ciro Menotti – è scandita da un’ampia serie di frammenti biografici che attestano le implicazioni, sociali, amministrative e umanissime, di un operatore di giustizia la cui figura è da sempre stata circondata da un’ambiguità che non poteva non essere tale, visto il brutto lavoro svolto da chi, per mestiere, dava la morte a quanti avevano infranto la legge.
Nullum crimen sine lege recita un assunto basilare delle giurisprudenza: ma quando quella legge era presente non si potevano fare sconti. Nello stesso tempo però non si doveva neppure trasformare la giusta pena in una vendetta strutturata senza badare agli aspetti etici e Pantoni a quegli aspetti diede una certa attenzione: infatti fu un sostenitore dell’abolizione dell’impiccagione in favore della ghigliottina.
La prima era infatti una tipologia di pena di morte ben più dolorosa di quanto si possa immaginare e spesso non garantiva il decesso immediato del condannato, con un’estensione parossistica dell’agonia.
Questo aspetto insieme a tanti altri raccolti dai Julini e Biscàro, due autentici seguici degli archivi criminali, costituisco il corpus di notizie e riferimenti che fanno di Piero Pantoni. La vera storia del boia di Torino un libro veramente interessante, documentato e scritto bene.
Milo Julini – Andrea Biscàro, Piero Pantoni. La vera storia del boia di Torino, Centro studi e ricerche Piemontestoria, p. 262.
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