L’autore ricostruisce la storia del Vesuvio, che nel corso del Settecento e Ottocento, sia passato da un simbolo di distruzione a un vero e proprio laboratorio scientifico e icona romantica, affascinando tutta l’Europa
Vesuvio. Viaggi,arte e scienza nell’età delle rivoluzioni , di John Brewer, l’edizione italiana curata da
Francesca Antonelli, pubblicato dalla Carocci editore, è un saggio che esplora come il Vesuvio sia diventato un’icona del Settecento e Ottocento. Il vulcano si trasforma da fenomeno distruttiva a laboratorio naturale, meta di artisti scienziati e viaggiatori nel pieno fermento dell’Illuminismo e del Romanticismo. Nella nota all’edizione italiana scrive Francesca Antonelli”Questo gigante che sovrasta la città partenopea appare allora come spazio di sciabilità, di espressione del gusto romantico, di esperienza del sublime e di immaginazione politica, in un’epoca di turbolenti e magmatici conflitti tra aneliti rivoluzionari e istanze conservatrici”.
Il volume è strutturato in cinque parti , con 28 tavole a colori. Nella prima parte l’autore fa un resoconto dettagliato di quanti salirono sul Vesuvio, che cosa vi facevano e come intesero le proprie esperienze sulla montagna. Attraverso il Libro dei visitatori del vulcano, si analizza i 2300 viaggiatori che nelle sue pagine hanno lasciato una firma o un commento, attraverso queste indicazioni si ricostruisce e traccia le mutevoli dinamiche sismiche e sociali della montagna, e i significati attribuiti dai viaggiatori al loro sublime confronto con la natura. Le
pagine della seconda parte ripercorrono le emozioni intensamente vissute sulle pendici del vulcano, così come i tipi di legami che i viaggiatori intrecciarono lungo il cammino.
Le amicizie e le antipatie nate nel contesto, spesso pericoloso, del Vesuvio non erano tanto diverse da altre forme di emozione romantica; marcavano piuttosto un rafforzarsi dei sentimenti di cameratismo e antipatia. La terza parte l’indagine come le scienze della terra divennero non solo centrali nell’indagine scientifica, ma anche oggetto di grande interesse mondano, a quali effetti se ne ebbero sullo studio del Vesuvio.” Le conoscenze napoletane sul vulcano furono diffuse e informate da reti transcontinentali di ricerca orchestrate da figure come Teodoro Monticelli. L’abate Teodoro Monticelli, fu un appassionato promotore del Vesuvio, e lottò instancabilmente perché il vulcano occupasse un posto
di rilievo nei dibattiti internazionali di geologia.
Nella quarta parte”Vite geologiche. La politica del vulcanismo”, nella quinta parte “Le città sepolte”. Nel corso del XVIII secolo, gli scavi di Ercolano e Pompei rivelarono tutta la potenza del vulcano, mostrando gli effetti di quella che da allora fu considerata l’eruzione più devastante della storia. Iniziati a Ercolano nel 1738 a Pompei nel 1748 ( ma il sito fu identificato come Pompei solo nel 1756) e sovrintesi da un ingegnere minerario spagnolo e da uno svizzero, i lavori dischiusero un sorprendente tesoro di edifici, opere d’arte e manufatti, statue, affreschi e papiri”. La storia dell’indagine filosofico – scientifica del Vesuvio risale all’eruzione del 1631 – la più distruttiva dopo quella del 79 d. C. -, evento che diede il via ad alcune delle prime grandi ricerche sul funzionamento del vulcano.
Il fulcro di questo studio si situa negli anni Venti dell’Ottocento. Noto sin dall’Antichità per la devastante eruzione del 79 d.C., il Vesuvio tornò al centro della scena europea nell’età dei
Lumi, quando gli scavi archeologici riportarono alla luce le città sepolte di Pompei ed Ercolano. In un’epoca segnata da nuove indagini sulla natura e profondi rivolgimenti politici e sociali, il vulcano divenne il punto di convergenza di passioni collettive, ricerche geologiche e immaginari romantici. Tra guerre globali e rivoluzioni, l’attività vulcanica offrì un simbolo potente per rappresentare distruzione e rigenerazione.
John Brewer ricostruisce tutto questo seguendo le tracce di migliaia di visitatori – naturalisti , medici, artisti, scrittori, militari, nobildonne e guide locali che affrontarono l’ascesa della celebre montagna. Sulle sue pendici confluivano non solo colate laviche e forze sotterranee, ma anche uomini e donne le cui idee, emozioni e ambizioni erano tanto diverse quanto le loro provenienze. “Ho posto l’accento non solo sul vulcano come destinazione, ma anche sui processi spesso tortuosi, accidentali e diversificati nel viaggio. Non si tratta semplicemente di raccontare il movimento – dei viaggiatori, la circolazione delle idee e degli oggetti – attraverso il tempo e lo spazio. Ancora più importanti sono le molteplici forme di connessione e appartenenza generare attraverso il vulcano,che fungeva da catalizzatore di amicizie e solidarietà,occasione di esperienza diretta, oggetto di indagine scientifica, luogo di
piacere, metafora e simbolo politico, nonché elemento di controversa rappresentazione”.
Autore:
John Brewer, è professore di Scienze umanistiche e sociali al California Institute of Technology e membro associato del Dipartimento di Storia dell’Università di Harvard. È stato professore di Storia all’Istituto Universitario Europeo di fiorenze. Con Carocci editore ha pubblicato”I piaceri dell’immaginazione”. “La cultura inglese nel Settecento” (1999): ed. or. The Pleasures of the Imagination: English Culture in the Eighteenth Century, Harper Collins, 1997, premiata con il Wolfson History Prize e finalist ai National Book Critics Circle Awards).
Descrizione immagini
Foto copertina libro
Foto 1© Libro dei Visitatori, voce e annotazione del 28 aprile 1818. Cambridge (MA), Harvard University, Houghton Library, ms Ital 139
Foto 2 ©August Kopisch, “Il cratere del Vesuvio durante l’eruzione del 1828”, 1828 Collezione privata
Foto 3© Medaglia di lava recante impresso il nome di Salvatore Madonna e la data della salita al Vesuvio. Ercolano, Museo del Reale Osservatorio Vesuviano, dono di Mariano Carati
Foto 4 Busto di Teodoro Monticelli, inizio XIX secolo, Napoli, Real Museo Mineralogico
Foto ©5 ©Joseph Franque , “Scena di eruzione del Vesuvio”, 1827ca. Philadelphia Museum of Art
Le immagini che documentano il testo sono tratte dal volume:
“Vesuvio. Viaggio, arte e scienza nell’età delle rivoluzioni”, a cura John Brewer, pp.430 28 tavole a colori nel testo, Carocci editore, Roma, 20
