Come un mozzicone di sigaretta gettato acceso in un formicaio, Roberto Vannacci e il suo movimento hanno sconvolto il mondo politico italiano: grida, indignazioni, paure, fughe, fremiti e tremori, a destra e a sinistra. Improvvisamente i calcoli minuziosi dell’attuale equilibrio politico si sono frantumati e un gran vociare è salito dal formicaio impazzito.
A sinistra hanno avuto una reazione molto originale, come sempre: allarme fascismo! Il fascismo che ritorna! A destra la reazione è stata altrettanto imprevedibile e altrettanto elevata: questi ci portano via i voti!
L’ipotesi che Vannacci possa far vincere gli uni e far perdere gli altri nella prossima competizione elettorale è stata condivisa, per una volta, dai due fronti contrapposti.
Le caratteristiche personali del Generale e del suo movimento sono passate in seconda fila di fronte al calcolo elettorale, e solo in un secondo momento hanno suscitato un disprezzo generalizzato, ancora una volta incredibilmente bipartisan.
E questo la dice lunga su che cosa è -e potrà essere- quel nuovo soggetto politico che, a nostro avviso, non è ancora stato compreso del tutto.
Nell’ agosto 2024, su queste pagine, sostenevamo che il fenomeno Vannacci, al di là di ogni giudizio politico, morale, culturale, andava semplicemente capito secondo il noto principio spinoziano del non flere nec indignari, sed intelligere. E, aggiungevamo, il Generale è semplicemente un uomo comparso nel posto giusto al momento giusto e ipotizzavamo che non fosse un refolo di vento passeggero, nonostante la diffusa minimizzazione dei politici più snob e dei mezzi di comunicazione più saccenti.
Oggi quelle anticipazioni si sono realizzate e Vannacci si è inserito nella politica italiana come un fenomeno in grado di mutarne il corso, almeno nell’immediato.
Qualcuno ricorda i sorrisi di sufficienza e gli sberleffi a Bossi e alla nascente Lega negli anni Ottanta del secolo scorso? E gli altri sorrisi e sberleffi a Berlusconi nel 1994? E ancora quelli a Grillo e ai suoi scappati da casa nel 2009? Atteggiamenti di una politica sussiegosa, sia di destra sia di centro sia di sinistra, che dimostravano una cosa soltanto: l’incapacità di capire i fenomeni emergenti, lo “stato nascente” dei movimenti, per usare la nota definizione di Alberoni. E le conseguenze si sono viste.
Dicevamo dunque che il Generale a suo tempo si era presentato nel posto giusto al momento giusto, e oggi possiamo confermare che il posto e il momento sono ancora più giusti: in Europa il movimento anti-immigrazione è cresciuto, come dimostrano anche i fatti di Belfast; sempre in Europa le forze di destra (anche di quella “vera”, nell’ottica vannacciana) sono anch’esse in crescita, quantomeno in Francia e in Germania; il trumpismo, pur con tutte le sue fantasmagoriche piroette, sta cercando di porre fine ai conflitti mediorientali; l’idea e la sensazione che l’Europa sia un gigante impotente e, in troppi casi, nemico dei suoi popoli divengono sempre più realistiche, così come il suo bellicismo e la sua ossessione antirussa.
Tutti fattori che, nel Vecchio Continente, forniscono carburante politico e psicologico alle forze “alternative” di destra, e in Italia ai programmi di Futuro Nazionale.
E il Generale sa sfruttarle molto bene. Lo si è visto qualche sera fa nel confronto con le due signore de La 7, Gruber e Palmerini, andate per suonarlo e finite suonate da un Vannacci elegante, sicuro e ben posizionato. Lo si è visto quando, nel convegno fondativo di Futuro Nazionale, ha lanciato un sasso pesante contro il conformismo ben pettinato della nostra opinione pubblica sostenendo che non esiste il femminicidio sotto il profilo giuridico, chiedendosi quale sia la ragione per differenziare l’uccisione di una donna da quella di un uomo, cosa peraltro in contrasto con la Costituzione quando dice che “tutti sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza ecc.”, e schierandosi così contro una delle tante “leggi manifesto” costruite per attirare un consenso politicamente corretto.
Appunto, il politicamente corretto, un’altra bestia nera del Generale in tutte le sue varianti: buonismo, omosessualismo (cosa ben diversa dall’omosessualità), genderismo, antirazzismo, antifascismo, antiputinismo, immigrazionismo, palestinismo, antioccidentalismo, ambientalismo e così via. Intendiamoci, nessuno è contro ciò che di buono vi è perfino in queste ideologie, purché coincida con un sano realismo e con il buon senso; ma si può essere d’accordo con Vannacci quando esse diventano totalitarismo intellettuale e controllo culturale; ma soprattutto quando diventano strumenti violenti di prevaricazione politica (si pensi solo al tentativo della sinistra, tra il patetico e il paranoico, di introdurre il “patentino antifascista” nella vita civile) e manganelli ideologici da usare contro chi pensa cose “diverse”.
Se Vannacci continuerà in questa battaglia sarà facile prevedere che incrementerà il suo patrimonio di consenso e, soprattutto, di voti.
E sono proprio i suoi ipotetici voti futuri a gettare nel panico il centrodestra e far battere il cuore di speranza al Campolargo: senza Vannacci il centrodestra rischio l’osso del collo, con Vannacci rischia l’inquinamento ideologico, le convulsioni di Tajani, il ridimensionamento della Lega e il pensionamento di Meloni.
Bel rebus politico, che però andrà risolto in qualche modo; ed è altamente probabile che il centrodestra sarà costretto prima o poi a baciare il rospo di Futuro Nazionale se vuole sopravvivere e continuare a governare il paese, cosa che ci auguriamo vivamente visto lo scenario da incubo rappresentato da un governo Schlein-Conte-Bonelli, con Renzi, Calenda e Magi in funzione di ragazze ponpon.
Diamoci un appuntamento fra un po’ di tempo per una verifica sullo stato di avanzamento dei lavori e per fare il “punto nave”, come direbbe Lui, il Generale, della politica di centrodestra. Sperando che il clima non peggiori.
