L’eurodeputata dem: “Un voto politico”. Salva la Gualmini
Si chiude un anno funesto per i membri del PD negli organi comunitari. Il caso Mogherini è in pieno svolgimento, mentre la commissione giuridica dell’Eurocamera ha approvato a scrutinio segreto, con 16 sì, 7 contrari e un’astensione, la richiesta avanzata dalla procura del Belgio di revocare l’immunità all’eurodeputata del Pd Alessandra Moretti, nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Qatargate.
Respinta, invece, con un voto uguale ma esattamente speculare – 16 no, 7 sì e un astenuto – la stessa richiesta nei confronti di un’altra eurodeputata Pd, Elisabetta Gualmini.
La decisione finale sarà adottata dalla prossima plenaria a metà dicembre, tuttavia questo voto, frutto di un accordo dell’asse tra i popolari e Fratelli d’Italia, arriva all’indomani dello scoppio della vicenda che ha coinvolto Federica Mogherini e Stefano Sannino e finisce per inacidire ancora di più la politica di Bruxelles.
A risentirne maggiormente i rapporti, già complicati, tra il Ppe e i socialisti, gli alleati filo-europeisti all’interno della ormai traballante maggioranza Ursula.
Molto duro il commento della eurodeputata vicentina che parla esplicitamente di “voto politico”: “Sono amareggiata perché gli elementi su cui era basata la richiesta della procura erano stati da me già smentiti su base documentale dinanzi alla commissione Juri. Temo pertanto – aggiunge Moretti all’ANSA – che il voto non abbia guardato tanto agli effettivi contenuti della richiesta, ma sia stato condizionato da strategie e convenienze politico-elettorali, come è stato del resto già ammesso da alcuni colleghi”. “Sono serena e attendo con fiducia il voto della plenaria”, assicura la piddina, ribadendo di essere “a disposizione della magistratura per rispondere a tutte le domande utili alle indagini”.
E in effetti, questa vicenda ha fatto emergere con chiarezza l’ennesimo strappo tra i popolari e i socialisti e la fine tra loro di ogni patto garantista.
La vigilia del voto si era consumata in un clima carico di tensione, con diversi colloqui riservati anche in vista dell’esame – atteso nelle prossime settimane – delle richieste di revoca dell’immunità che riguardano gli eurodeputati di Forza Italia Fulvio Martusciello e Salvatore De Meo, coinvolti nel caso Huawei.
In un ultimo tentativo di salvaguardare l’accordo, i due gruppi, i principali all’interno dell’emiciclo, hanno provato fino a tarda sera a trovare una convergenza, senza però riuscire a superare l’impasse.
Alla fine, i voti del Ppe sono mancati per Moretti: un epilogo (a scrutinio tuttavia segreto) che, stando a diverse fonti, riflette anche il peso, tra le file dei popolari, dello spagnolo Adrian Vázquez Lázara, il ‘pugno di ferro’ che nella scorsa legislatura, da presidente della Juri, negò all’allora vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili la possibilità di difendere la propria immunità.
Ed è lo stesso eurodeputato che pochi mesi fa preparò la relazione in cui si chiedeva la revoca dell’immunità a Ilaria Salis, testo che però venne bocciato sia in commissione, sia in plenaria, seppur di un solo voto.
Esulta il gruppo dei deputati meloniani che attacca la sinistra, citando appunto il caso Salis: “A prescindere dal merito, su cui pure riteniamo ci siano molti aspetti da chiarire, ci siamo espressi a favore della revoca dell’immunità sui casi che riguardano le colleghe Gualmini e Moretti. Come insegna anche la vicenda Salis – proseguono gli europarlamentari di FdI – la sinistra ha completamente svuotato di senso e piegato ad una logica di parte l’istituto dell’immunità parlamentare. Per questa ragione, d’ora in avanti, le posizioni di FdI sulle richieste di revoca risponderanno esclusivamente a valutazioni politiche”.
