Ecco cosa prevede (per ora) la nuova legge elettorale.
Il governo sin dalla conclusione della seduta di martedì, prende atto degli effetti causati dai franchi tiratori e prosegue l’iter per approvare la riforma del sistema elettorale. A dire il vero, l’accordo tra i partiti di maggioranza era di facciata, perché contrariamente a quanto ritenesse Giorgia Meloni, il compromesso sul voto di preferenza (capilista bloccati e scelta su un numero limitato di candidati) non incideva sul voto dato ai piccoli partiti e non era minimante comparabile con il libero voto di preferenza che l’elettore concedeva un tempo, potendo scegliere su lunghi elenchi nominativi.
Altra mina con alto detonatore riguardava il voto alle donne non più “protetto” come nel sistema attuale.
Parte dei parlamentari PD, come già ampiamente dichiarato, è favorevole alla reintroduzione delle preferenze è mal accettano le grida sguaiate di Elly Schlein.
Anche ieri il clima a Montecitorio non era sereno, ma il confronto rimane aperto sino all’approvazione finale della legge.
In attesa di conoscere le decisioni di Giorgia Meloni, cosa emerge?
I segretari della maggioranza non riescono più a governare i gruppi parlamentari.
Tajani è pesantemente condizionato da Marina Berlusconi e Salvini subisce lo schiaffo e la depredazione potenziale dei parlamentari ad opera del generale Vannacci, oltre alla rivolta degli elettori del Nord contro un segretario che ha tradito la mission originaria del partito.
Questa è la realtà che emerge dalla bocciatura di un emendamento che ha scoperto il vaso di pandora.
Guardando al futuro vivremo un anno di campagna elettorale sfilacciata con i peones che vorranno tenersi stretto il seggio parlamentare noncuranti della sfiducia ormai conclamata degli elettori che rinunceranno vieppiù a esercitare il diritto – dovere del voto.
L’aula della Camera ha bocciato a scrutinio segreto l’emendamento del deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Edoardo Ziello che prevedeva l’introduzione delle preferenze nella legge elettorale. I no sono stati 233, 139 i sì.
Il governo e la maggioranza si erano rimessi all’aula, modificando il parere inizialmente contrario. PD E M5S si erano detti fin da subito contrari a votare l’emendamento dei vannacciani. Evidentemente, però, come accaduto martedì, anche nella maggioranza di centrodestra c’è chi ha detto no, ovvero Forza Italia e Lega, mentre i deputati di FdI hanno votato massicciamente a favore.
Martedì i “franchi tiratori” erano stati 31, molti dei quali – si sussurrava in Transatlantico – donne di Lega e Forza Italia, anche se più d’uno sospettava degli stessi deputati di FN. L’emendamento Ziello era letto da molti come un estremo tentativo di salvare la maggioranza in corner.
Tentativo respinto, nonostante a quanto pare l’orientamento di FdI fosse quello di sostenere la proposta di modifica per reintrodurre le preferenze a contenuto pieno
In attesa dell’esito finale dell’iter della legge alla Camera, entriamo nel merito delle modifiche rispetto alla situazione attuale.
È utile fare un passo indietro e ricordare come funziona oggi il sistema elettorale italiano, per poi confrontarlo con la proposta emersa dagli ultimi accordi tra i partiti di maggioranza.
Il sistema attuale, noto come Rosatellum bis, è in vigore dal 2017 e si basa su un meccanismo misto che combina elementi maggioritari e proporzionali. In pratica, circa un terzo dei seggi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica viene attribuito tramite collegi uninominali, dove vince il candidato con più voti in ciascun collegio, mentre la restante parte dei seggi è assegnata in base alla proporzione dei voti che ogni partito o coalizione ottiene su base nazionale o regionale. Questo sistema ha l’effetto di legare fortemente le dinamiche locali (attraverso i collegi uninominali) alle strategie nazionali dei partiti e delle coalizioni.
Alcuni osservatori sostengono che il Rosatellum rende difficile ottenere una maggioranza stabile senza coalizioni ampie e talvolta piuttosto eterogenee, mentre altri lamentano che i collegi uninominali possano produrre risultati distorti rispetto alla volontà reale degli elettori.
Cosa prevede la nuova legge elettorale?
Nel corso delle ultime settimane, il governo e la sua maggioranza hanno lavorato a un nuovo testo di legge elettorale che riforma profondamente questo schema. Il nuovo impianto, già ribattezzato da alcuni commentatori “Stabilicum” per la sua ambizione di offrire maggiore governabilità, supera l’attuale modello misto del Rosatellum e punta a introdurre un sistema proporzionale integrale arricchito da meccanismi per favorire la stabilità di governo.
1) Proporzionale e premio di maggioranza
Nella proposta, i collegi uninominali vengono aboliti e al loro posto si afferma un sistema basato interamente sulla rappresentanza proporzionale. Accanto a questo principio, consentendo al quadro di rimanere ancorato a una logica nazionale, è previsto un premio di maggioranza per la coalizione che ottiene almeno il 40% dei voti. Così, questa forza politica o gruppo di partiti riceverebbe un numero aggiuntivo di seggi, con l’obiettivo di assicurare una maggioranza parlamentare più solida. Lo schema allo studio prevede che alla coalizione vincente vengano assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, se supera la soglia del 40%.
Una soluzione pensata per permettere che una coalizione governi in modo efficace senza il sostegno di un’ampia maggioranza, un problema che in passato ha mostrano non poche fragilità dei governi.
2) Ballottaggio
La proposta non si limita a questo. Per i casi in cui non vi sia una coalizione che raggiunge quel 40%, ma ci sono invece due formazioni che si collocano tra il 35% e il 40%, è prevista la possibilità di un ballottaggio tra le prime due coalizioni per determinare chi riceverà il premio di maggioranza. Questa opzione, peraltro, non è unanimemente gradita all’interno della stessa maggioranza di governo, con alcune forze che temono degli effetti imprevedibili.
3) Scelta del premier
Un altro elemento di grande novità riguarda il ruolo del capo di governo. Nel sistema vigente, non esiste una forma di indicazione formale del candidato alla Presidenza del Consiglio sulla scheda elettorale – il premier viene di fatto nominato dopo il voto, nel corso delle trattative parlamentari. La nuova legge, invece, prevede che il nome del candidato premier sia inserito nel programma elettorale presentato ai cittadini, pur senza apparire sulla scheda come campo votabile, un compromesso che è stato trovato durante il confronto di maggioranza.
4) No alle preferenze dei candidati in lista
Dopo la bocciatura dell’emendamento, se il governo ne prende atto e non cerca di reintrodurre le preferenze per i candidati nelle liste, gli elettori non potranno indicare direttamente quale candidato di una lista preferiscono, ma i seggi verranno distribuiti in base alle decisioni delle singole formazioni politiche e alle loro graduatorie. Così alla faccia delle opposizioni e dei franchi tiratori, lo scollamento tra cittadini e parlamento sarà sempre più marcato e evidente.
5) Soglie di sbarramento
Le soglie di sbarramento (i limiti minimi di voti necessari per entrare in Parlamento) dovrebbero rimanere invariate rispetto a quelle del sistema attuale, al 3% per i partiti singoli e al 10% per le coalizioni, così da evitare una eccessiva frammentazione politica all’interno delle Camere.
6) Pluricandidature e parità di genere
Del Rosatellum la nuova legge elettorale dovrebbe mantenere anche le pluricandidature e le norme sulla parità di genere.
Le pluricandidature consentono a uno stesso candidato di presentarsi in più collegi plurinominali contemporaneamente, strumento che i partiti utilizzano soprattutto per “blindare” i nomi ritenuti strategici, garantendo loro maggiori possibilità di elezione. Anche nella nuova impostazione proporzionale questa possibilità verrebbe mantenuta, con le stesse regole: qualora un candidato risulti eletto in più circoscrizioni, dovrà scegliere il seggio da mantenere, e negli altri casi subentreranno i candidati successivi in lista secondo l’ordine prestabilito.
Resta poi intatta l’ossatura delle norme sulla rappresentanza di genere, uno degli elementi più strutturali introdotti nelle ultime riforme elettorali. Anche nel nuovo impianto, le liste proporzionali e i listini circoscrizionali dovranno rispettare l’alternanza uomo/donna nella disposizione dei candidati. Questo significa che i nomi saranno collocati in ordine alternato per sesso, evitando concentrazioni maschili o femminili nelle posizioni iniziali, quelle più “sicure” in termini di elezione.
Inoltre, rimane l’obbligo per ciascuna forza politica di candidare almeno il 40% di appartenenti a uno dei due sessi al fine di garantire un equilibrio sostanziale nella rappresentanza parlamentare.
Quando arriva la nuova legge elettorale?
Tenendo l’occhio vigile sulla discussione in corso alla Camera, non ci sentiamo di confermare che l’accordo raggiunto nell’ambito della maggiorana sia definitivo. Nel frattempo, l’opposizione, in particolare il Partito Democratico e altre forze di centro-sinistra, ha espresso delle forti critiche nei confronti della gestione del dossier, definendo la procedura poco trasparente e accusando la maggioranza di voler imporre un cambiamento di fondamentale importanza senza reale confronto con chi siede dall’altra parte del Parlamento.
La posta in gioco è alta, altissima. Modificare la legge elettorale porta a dover ridefinire i tecnicismi parlamentari, ma anche le fondamenta di come i cittadini vengono rappresentati e con cui le maggioranze di governo si formano.
