Erdogan & un omaggio originale: una pistola e sei pallottole… Personalmente mi vien da pensar male perché a volte….
Tra le tante ambiguità di questo aggrovigliato momento storico, un evento sibillino ha scosso il protocollo internazionale proprio in questi giorni di luglio 2026.
Al termine del vertice della NATO tenutosi ad Ankara, il presidente turco Erdogan ha omaggiato un revolver Gümüşay 357 Magnum, con tanto di munizioni vere. Uno ciascuno ai leader dell’alleanza mentre erano di partenza, con il nome inciso. Un souvenir “a effetto” che ha messo in imbarazzo tutti, suscitando sconcerto, rimbalzando su ogni agenzia stampa.
Tra le tante opinioni, dapprima vorrei esprimere la mia, poiché il dittatore turco lo tengo d’occhio da tempo. Astutamente coltiva l’idea di ricostruire l’influenza mediorientale quell’Impero Ottomano smembrato nel 1918, proprio dalle potenze occidentali, e magari poi chissà, espandersi anche più in là. Certe guerre non finiscono mai, restando sempre vecchi conti da saldare.
Oggi la Turchia è un paese potentemente armato, controlla la navigazione tra il Mediterraneo e il Mar Nero, oltre ad essere a cavallo tra Europa, Russia e Medioriente. Erdogan ne è ben cosciente, ha un sorriso sinistro, l’occhio sfuggente e il baffo non lo so, ma la repressione interna funziona perfettamente.
Il leader turco si propone, discute, ospita e patteggia la pace di qualche altra guerra. Una volta con la Russia un’altra con Europa e l’altra con gli USA, senza dimenticare Teheran, anzi sperando di soffiarle il posto come sfera di influenza
Erdoğan si muove con la mano pesante sul Kurdistan, un’altra più leggera sulla Siria, e un cattivo pensiero indirizzato ad Israele, mentre con la Grecia, vecchie questioni del Mar Egeo sono ancora in sospeso. In buona sostanza pare che Erdoğan stia tenendo i piedi in più scarpe in attesa di, solo lui lo sa. Regalare una pistola agli alleati della Nato non è come un mazzo di fiori. È un messaggio subliminale carico sei volte tanto.
Dunque, paragonando la mia analisi e mettendola confronto con le principali letture fornite dalle agenzie di stampa, dagli analisti geopolitici e dagli esperti di relazioni internazionali, ne ho ricavate alcune visioni che a mia volta sottopongo.
L’ interpretazione sulla volontà di Erdogan di ricostruire l’influenza dell’Impero Ottomano si sposa con il concetto di “Neo-Ottomanismo” spesso citato dagli analisti. Gli esperti concordano sul fatto che Ankara usi la sua posizione geografica unica per fare da ago della bilancia: i continui equilibrismi tra la Russia, il supporto ambiguo in Siria e il duro scontro ideologico e politico con Israele dimostrano la volontà di accreditarsi come superpotenza autonoma e leader del mondo islamico, proprio come ipotizzato, ma non è una novità.
La pistola invece, che leggo come un messaggio di forza e ambizione politica, da più fonti ufficiali è stata giudicata con occhio più pragmatico. La Turchia è diventata il terzo esportatore mondiale di armi leggere. Per molti osservatori, Erdogan ha usato il palcoscenico della NATO come una gigantesca operazione di marketing geopolitico per dimostrare l’autonomia e la potenza tecnologica del suo comparto militare.
Diversi commentatori (tra cui testate orientate ai valori o vicine a posizioni pacifiste) condividono invece l’inquietudine sul fatto che “una pistola non è un mazzo di fiori”. Viene evidenziato come regalare armi funzionanti nel 2026, in un mondo frammentato da conflitti globali, sia il simbolo tangibile di come la “logica della forza” stia ormai colonizzando e sostituendo il tradizionale linguaggio della diplomazia e del dialogo.
Mentre si discute sui massimi sistemi geopolitici, alcune cronache descrivono il fatto come un gossip calibro 357, quasi comico nella gestione del dono da parte dei leader occidentali, stretti tra rigide leggi nazionali sul possesso di armi e le regole di sicurezza:
Il premier britannico Keir Starmer ha preferito lasciare il revolver direttamente ad Ankara a causa delle severe leggi del Regno Unito. Giorgia Meloni l’ha consegnata e registrata a Palazzo Chigi. Altri leader, come il canadese Carney, non si sono accorti subito di cosa ci fosse nella valigetta, mentre Ursula von der Leyen ha già liquidato la questione annunciando che il suo esemplare finirà dritto in un museo militare.
In sintesi però, l’idea di base non è affatto isolata. Il sospetto che dietro quel “cadeau” d’acciaio si celi il ruggito di un leader che intende giocare una partita globale e personale, dettando le proprie regole a cavallo tra Oriente e Occidente, trova ampio riscontro in chi guarda oltre la superficie del cerimoniale.
Reperti storici, libri preziosi, dipinti e gagliardetti: scambi di regali d’altri tempi riservati ormai soltanto al Vaticano. Il declino della diplomazia classica mi pare in accelerazione costante.

Una volta si cantava: mettete dei fiori nei vostri cannoni….
Che brutto! l’uomo distruggerà la terra 🌎 Dio c’è la data e noi pensiamo alla distruzione. Ci stiamo scavando la fossa con le nostre mani OIBO’