Il sovranismo serbo si ricompatta intorno al fu “boia dei Balcani”
Ratko Mladić, il generale serbo-bosniaco “macellaio di Sebenica” è morto all’Aia il 27 agosto, dove era detenuto, condannato all’ergastolo per genocidio e crimini di guerra. (AP News).
Sembra che i funerali saranno solenni. Proteste dalla Croazia e critiche anche a Belgrado. Al 31/8/2026, le fonti parlano di richieste e celebrazioni pubbliche in Serbia, ma non risulta confermato un vero e proprio funerale di Stato.
I Balcani, una ferita che l’Europa non può permettersi di riaprire
La morte di Ratko Mladić ha riportato i Balcani al centro dell’attenzione europea. Non soltanto per ciò che Mladić è stato durante la guerra di Bosnia, ma per ciò che ancora oggi la sua figura riesce a suscitare in una parte del mondo serbo.
A quasi trent’anni dalla fine del conflitto, l’uomo condannato per il massacro di Srebrenica continua infatti a essere considerato da alcuni nazionalisti un difensore del popolo serbo, e anche dell’Europa, contro l’avanzare dei mujaheddin.
È proprio questo il dato più inquietante: non la morte di un criminale di guerra, ormai affidata alla storia e alla giustizia internazionale, ma la difficoltà di una parte della società serba a chiudere del tutto quella pagina. Quando un passato di guerra, espulsioni etniche e massacri viene convertito in eroismo nazionale, la memoria smette di essere testimonianza e può diventare strumento politico, e non solo.
La Serbia di Aleksandar Vučić non è, naturalmente quella di Milošević. Belgrado mantiene rapporti con l’Unione europea, aspira all’ingresso nell’Unione e, proprio quest’anno, ha ricevuto a Belgrado anche il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj. Un segnale significativo della volontà di non chiudere il dialogo con l’Occidente.
Ma l’ambiguità rimane. La Serbia non ha aderito alle sanzioni contro Mosca e continua a conservare rapporti energetici, politici e culturali molto stretti con la Russia. La questione non è soltanto simbolica: il petrolio serbo dipende ancora in misura rilevante dalla società NIS, controllata per la maggioranza da interessi russi, mentre Belgrado continua a muoversi tra l’integrazione europea e una tradizionale vicinanza a Mosca. Infine, Vladimir Putin ha inviato le condoglianze a Belgrado per la perdita di Mladić.
E poi c’è il Kosovo, la ferita ancora aperta. Le recenti tensioni tra Belgrado e Pristina, con Vučić che ha nuovamente chiesto alla NATO di intervenire a tutela della popolazione serba, dimostrano quanto le questioni etniche possano tornare in fretta a innescare una svolta geopolitica.
Il problema, dunque, non è stabilire se la Serbia sia oggi una minaccia militare per l’Europa, ma è capire quanto a lungo possa rimanere irrisolta quella miscela di nazionalismo, memoria selettiva, questione kosovara e rapporto con Mosca senza mutare in un fattore di instabilità regionale.
I Balcani hanno già dimostrato quanto possa essere pericolosa una scintilla accesa in una regione dove le frontiere politiche non coincidono sempre con quelle etniche e dove le ferite storiche sono tutt’altro che rimarginate. Dopo Tito fu il caos.
L’Europa e la NATO hanno quindi davanti una scelta delicata: isolare la Serbia, spingendola ancor più verso Mosca, oppure mantenerla dentro un processo di dialogo europeo, pretendendo però chiarezza sulla memoria della guerra, sul Kosovo, sullo Stato di diritto e sui rapporti con la Russia.
Quindi, forse è proprio questa la domanda che l’Europa dovrebbe porsi oggi: la Serbia può diventare un ponte tra Oriente e Occidente o rischia di trasformarsi di nuovo nel punto di frattura dei Balcani?
Fonti: AI Overview; Sole 24 ORE; Wikipedia; immagine ChatGPT
Carlo Mariano Sartoris

Aggiornamento a oggi 7 settembre 2026. 350.000 persone presenti ai funerali del boia dei Balcani, che a questo punto, per il tiro al bersaglio sui civili e sulla condanna per crimini di guerra, sembra si sia meritato onore & gloria. Brutto segno, Occorre stare in guardia vecchia Europa!
Non ho parole per una situazione così grave! Funerali in onore di un personaggio del genere? Ho sentito in TV che lo hanno deposto affianco alla figlia, che si è suicidata per la vergogna!
Ormai i valori vanno tutti al contrario!
Terreno buono per dittatori…