Carlo Calenda, anziché scendere nei contenuti, insulta e dileggia il fondatore di “Futuro Nazionale”.
Il partito fondato da Carlo Calenda inizia la campagna elettorale con l’unico modo che conosce: l’insulto. I soggetti di “Azione”, sul loro profilo “X”, scrivono: “In una sola settimana Vannacci è uscito dalla Lega, ha fondato un nuovo partito, ha attaccato quello con cui è stato eletto e il Governo di destra perché “troppo poco di destra”, in particolare sull’Ucraina”.
I figli politici di Calenda non hanno dubbi nell’asserire che è arrivato in Aula “il decreto per continuare a dare sostegno, anche militare, a Kyiv su cui il governo ha posto la fiducia. E il generalissimo e la sua pattuglia cosa fanno? Votano la fiducia per tenere insieme una maggioranza in frantumi sulla questione più importante dell’Europa contemporanea”.
Parole assai spregiudicate, specie per il fatto che a pronunciarle sono gli irrilevanti soggetti che seguono Carlo Calenda, il “pariolino” che si è formato nei consigli di amministrazione delle grandi aziende, senza mai fare nulla per i lavoratori dipendenti.
Per gli “azionisti” di “Azione” “ora la scelta è solo della componente europeista del governo, o sedicente tale. Meloni e Tajani inseguiranno le ambiguità di Salvini e Vannacci o diranno con chiarezza da che parte sta l’Italia?”.

E’ incredibile che si possano usare toni e considerazioni simili quando si parla di politica e di tematiche legate alla guerra. Carlo Calenda ci ha abituato al peggio della dialettica politica.
Quando si parla di geopolitica e sicurezza non si può accettare che dei Parlamentari dicano: “Ed eccoci davanti al solito circo all’italiana”. E’ svilente che la dialettica politica si riduca a “sarà, per l’ennesima volta, il solito circo”.
Il Popolo Italiano – quello laborioso, onesto, per bene – merita molto di più di questo turpiloquio di politicanti dilettanti e grotteschi.

il balletto di nani e ballerini, noncuranti che nella stessa Aula siede il”compagno che sbaglia”
Imbarazzante la tracotanza di Calenda che, a ben analizzare, politicamente è un Signor Nessuno.
Gli eccessi occidendalisti di Calenda sono indubbiamente urticanti, ma non è che il puntinismo soft del Generale (che né sondaggi vale, a seconda dei casi, un poco più o un poco meno del “Churchill dei Parioli”) sia un bagno di salute.