Le profonde riflessioni del nostro lettore inducono ad una altrettanto accurata riflessione su ogni singolo Credo religioso. Tutte le confessioni, d’altronde, ripercorrono la propria storia, le proprie tradizioni, la propria origine. Ogni confessione ha il suo Profeta che propone gli stessi sentimenti di reciproca solidarietà basati sull’eguaglianza come dice, fra l’altro, Franco Trad nella sua accorata disquisizione. 
Il male sta nell’uomo che pretende di essere depositario della verità assoluta e non accetta sottomissioni di qualsiasi genere. Da ciò scaturisce l’uso strumentale della presunta superiorità, morale e materiale, il quale crea i “piccoli” rinnegando il principio fondamentale che si regge sul rispetto dell’altrui persona usando la violenza, qualunque essa sia.
Ciò che sta purtroppo accadendo troppo spesso nel mondo è il rinnegare ogni principio cristiano, quello cioè che non si riconosce in alcuna forma di prevaricazione e sopraffazione.
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Sono cristiano, di origine libanese. Da tanti anni vivo in Italia, sotto lo sguardo della Madonna Consolata che veglia su Torino, la mia città d’adozione. Eppure, quando la guardo, non riesco a non sentirmi coinvolto in quello che accade oggi in Terra Santa, in Gaza, in Israele, in Libano. È come se il suo sguardo di madre attraversasse il tempo e lo spazio e toccasse direttamente la mia storia, le mie radici e la mia fede.
Il 13 agosto 2025 ho ascoltato le parole di Benjamin Netanyahu, “Bibi”, che parlava di un “Regno di Israele” esteso dal Mediterraneo al Giordano, e oltre se necessario. Diceva che quella terra era stata promessa da Dio al popolo ebraico e che il suo compito era garantirne la sicurezza e la prosperità.
Quelle parole hanno fatto scattare in me tante domande. Se la legittimità di uno Stato si fonda su una promessa religiosa, chi decide quale Dio è più vero? Perché quel Dio dovrebbe scegliere un popolo e scartare tutti gli altri? Così facendo ogni conflitto diventa eterno, ogni violenza inevitabile, ogni pace impossibile.
E allora ho ripensato all’archeologia, alla storia, a quello che tanti studiosi, persino israeliani, hanno dimostrato: il “grande regno di Israele” come lo racconta la Bibbia non ha basi solide.
Gerusalemme, nel X secolo a.C., era un villaggio, non una capitale.
Non ci sono tracce di palazzi o archivi reali.
Le conquiste di Davide non compaiono in nessuna fonte egizia o assira.
L’iscrizione di Tel Dan parla solo di una dinastia, non di un impero.
Israel Finkelstein, archeologo israeliano, ha mostrato come molte prove siano state forzate. Davide fu forse un capo tribale, non certo un sovrano di un impero.
Se è così, allora le pretese di Netanyahu non si basano sulla storia ma su un mito. E i miti, quando diventano politica, portano solo distruzione. Netanyahu non sta costruendo un regno: sta scavando una fossa. Una fossa in cui cadranno giovani israeliani, palestinesi, libanesi, siriani. Tutti insieme sepolti dall’ossessione di un passato idealizzato e dalla paura di un futuro condiviso.
Io, da cristiano, non posso non tornare al cuore del Vangelo. Perché Gesù è venuto proprio per rompere con una logica tribale e per dire che Dio non è proprietà di nessun popolo. L’Antico Testamento parlava di elezione esclusiva, di legge del taglione, di purezza contro impurità. Gesù ha portato un’altra strada:
Humanitas: ogni vita ha lo stesso valore.
Libertas: nessuno deve essere schiavo né di un impero né di un’ideologia.
Veritas: la verità non si piega ai miti, né si vende al potere.
Uguaglianza e Fratellanza: non c’è più giudeo né greco, ma tutti figli dello stesso Padre.
Condivisione e Partecipazione: la mensa di Gesù è aperta a tutti, non riservata agli eletti.
Questi sono i valori del Nuovo Testamento, i valori che hanno superato i limiti dell’Antico e che oggi ci chiedono di resistere alle pretese dei revisionisti sionisti.
E allora il contrasto si fa netto:
Da una parte un “Dio degli eserciti”, usato per giustificare occupazioni, muri, apartheid.
Dall’altra Gesù che ha detto: “Beati gli operatori di pace.”
Il messaggio del Vangelo non è neutro, non è tiepido: è una condanna dell’uso di Dio per giustificare il potere. Gesù non ha attaccato la fede, ma la sua strumentalizzazione. Per questo ha parlato di Mammona, del pericolo del denaro, e per questo ha separato Dio da Cesare.
E io mi chiedo: perché tanti cristiani tacciono? Per paura? Per indifferenza? Perché i governi europei non denunciano l’apartheid? Perché prevalgono le lobby, gli interessi economici, la complicità?
La Madonna piange, ma non piange per devozione. Piange perché ci vede immobili. E sembra chiederci: quanti bambini devono ancora morire prima che troviate il coraggio di alzarvi?
Pregare non basta. Bisogna agire.
Boicottare i prodotti delle colonie.
Denunciare ai parlamentari l’ingiustizia.
Sostenere chi lavora per la pace e per i diritti.
Perché i “piccoli” di oggi – quelli a cui Gesù prometteva il Regno – sono i palestinesi, i libanesi, i siriani, tutti coloro che vengono schiacciati sotto i carri armati di chi sogna un impero fondato sull’esclusione.
Io, sotto lo sguardo della Madonna Consolata e pensando anche alle Madonne del Libano, di Lourdes, di Fatima, e altre sento che il Vangelo non ammette silenzi.
La scelta è chiara:
O con chi usa Dio per giustificare la violenza, o con Gesù, che ha scelto sempre e solo la pace sacrificando la sua vita.
“La verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Ma la verità libera solo se è per tutti.
Io scelgo di non tacere. E tu?
Franco Trad

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