Prologo
Mi ricordavo di una favola letta ai tempi della scuola, una di quelle che ti restano appiccicate alla memoria come certe canzoni estive: Il contadino, il figlio e l’asino.
Una parabola antichissima di Esopo, costruita attorno a una verità semplice e implacabile: non si può accontentare tutti.
È allora che mi è balenata un’idea: perché non riscriverla ambientata ai nostri giorni?
Dopotutto sembra fatta apposta per essere aggiornata: è uno specchio dell’umanità di ieri, di oggi e — temo — anche di domani.
E poi, diciamolo, è bello trasformare una vecchia favola in un racconto che faccia sorridere e pensare allo stesso tempo.
L’arte impossibile di piacere a tutti
Cronache semiserie di un padre, un figlio e uno scooter troppo sensibile
In un mondo dove tutti hanno un’opinione su tutto, anche un semplice tragitto verso il mercato può trasformarsi in un processo pubblico. Ma a volte basta lasciare lo scooter al suo destino per ritrovare la libertà.
Ci sono storie che resistono al tempo come certi proverbi di nonna: non sai più chi li ha inventati, ma continuano a funzionare.
La favola del padre, del figlio e dell’asino è una di queste.
Oggi, però, l’asino ha lasciato il posto a un più moderno scooter elettrico, di quelli che sembrano progettati per farti sentire ecologico, virtuoso e in colpa… tutto insieme.
Il padre e il figlio partono di buon mattino, diretti al mercato.
Il padre sale sullo scooter, il figlio cammina accanto.
Non fanno in tempo a percorrere cinquanta metri che una signora, armata di borsa della spesa e indignazione fresca, li fulmina:
— Ma si rende conto? Lei comodo sul motorino e il ragazzo a piedi. Vergogna.
Il padre, che non vuole passare per un despota, scende immediatamente e fa salire il figlio.
Ripartono.
Dopo un centinaio di metri, un uomo con l’aria da filosofo da bar scuote la testa:
— Ecco i giovani d’oggi: viziati. Il padre a piedi e lui seduto come un pascià. Non c’è più rispetto.
Il figlio, che non vuole passare per un ingrato, scende.
E così proseguono entrambi a piedi, spingendo lo scooter come due pellegrini tecnologici.
Ma il mondo non è mai sazio di giudizi.
Un ciclista li supera e commenta:
— Avete un mezzo e andate a piedi? Ma siete normali?
Il padre e il figlio si guardano.
È chiaro che qualunque cosa facciano, qualcuno troverà il modo di criticarli.
Mentre riflettono, si avvicina una coppia di anziani:
— Guarda te, povero scooter. Tutto solo. Non lo usano, non lo rispettano. Ai miei tempi…
E subito dopo un ragazzino:
— Ehi, bello scooter! Ma perché non ci salite? Avete paura?
E infine un signore con cane al guinzaglio:
— Il problema non è lo scooter. È la società. È tutto un simbolo. È…
Il cane, saggiamente, tira il guinzaglio e lo trascina via prima che inizi un comizio.
A quel punto il padre si ferma.
Guarda lo scooter. Lo guarda a lungo.
Poi sospira, con quella rassegnazione che solo i genitori e i filosofi conoscono.
— Figlio mio, mi chiedo per che cavolo l’ho comprato, questo scooter.
— Per andare al mercato, papà.
— E invece guarda dove siamo finiti: processati da tre sconosciuti e assolti da nessuno.
Il figlio ride.
Il padre continua:
— Sai che ti dico? È una bella giornata. Andiamo a piedi. Lasciamolo qui, lo scooter. Se è offeso, magari torna a casa da solo. Se qualcuno se lo prende… be’, almeno farà felice qualcun altro. Magari quel tizio che rimorchiava la vecchietta: gli farà fare un giro romantico. In fondo era quello il suo scopo, no? Farci sentire in colpa.
Il figlio lo guarda con un misto di stupore e ammirazione.
Non capita tutti i giorni di vedere un adulto che rinuncia alla logica per abbracciare la libertà.
E così se ne vanno, padre e figlio, a piedi, lasciando lo scooter appoggiato al bordo della strada come un cane fedele che non capisce perché non lo portino con sé.
Quando svoltano l’angolo, lo scooter scompare alla vista.
E con lui scompare anche il peso delle opinioni altrui.
Il mistero rimane:
lo ritroveranno al ritorno?
Qualcuno lo avrà adottato?
O, offeso, avrà deciso di tornare a casa da solo, zigzagando per le vie del paese come un cavallo di latta in cerca di riscatto?
Ma in fondo — diciamolo — un po’ di mistero non guasta mai.
Morale
Non esiste scelta che metta tutti d’accordo.
Ogni passo che fai, ogni decisione che prendi, troverà sempre qualcuno pronto ad approvarla e qualcun altro pronto a criticarla. È una legge antica quanto l’uomo, e ignorarla è il primo passo verso la serenità.
Il giudizio altrui è come il vento: cambia direzione ogni cinque minuti.
A volte soffia contro, a volte a favore, spesso gira su sé stesso senza sapere dove andare. Costruire la propria vita su di esso è come piantare una tenda in mezzo a una tempesta.
La libertà comincia quando smetti di chiederti cosa penseranno gli altri.
Non quando fai la scelta perfetta, ma quando fai la tua scelta. Quella che senti giusta, anche se non è la più comoda, la più logica o la più popolare.
E a volte, per ritrovare la leggerezza, basta lasciare lo scooter al suo destino e continuare a camminare.
Che poi lo scooter torni a casa da solo, venga adottato da un passante o decida di cambiare vita… è un mistero che non toglie nulla alla verità più semplice:
la strada è più bella quando la percorri senza il peso delle opinioni altrui.
