Abbiamo più volte, su questo giornale, affrontato il tema dei condizionamenti che legano e indirizzano la nostra politica nazionale, evidenziando quei “vincoli esterni” che trasportano nella realtà italiana gli interessi dei grandi poteri sovranazionali e ci impongono le loro strategie e i loro obiettivi.
Ad aprile di quest’anno è uscito, edito da Guerini e Associati, l’ultimo libro di Marcello Foa che reca un titolo accattivante: La società del ricatto, dove quei temi vengono ripresi e affrontati in una prospettiva più vasta e articolata. Foa, uno dei più lucidi giornalisti italiani, presidente della RAI dal 2018 al 2021, ha affrontato nei suoi libri precedenti (Gli stregoni della notizia, 2006 e 2018 e Il sistema (in)visibile, 2022) sia il tema dell’informazione giornalistica deformata e pilotata dal potere sia quello del superamento della politica da parte delle grandi élite nazionali e sovranazionali che concretamente dominano il mondo.
Ne La società del ricatto Foa riprende l’argomento e lo sviluppa attraverso una categoria originale, quella del ricatto, cioè la costrizione e l’imposizione delle scelte dei soggetti dominanti nei confronti dei soggetti più deboli; e questo a tutti i livelli: politico, economico, commerciale, culturale. In altri termini, Foa ridipinge la nostra società contemporanea, nazionale e sovranazionale, attraverso la categoria della forza, più o meno sottile o brutale, più o meno evidente od occulta, che per certi versi richiama l’antica visione hobbesiana dell’homo homini lupus.
Non c’è ambiente, non c’è settore in cui questa regola non sia preminente e il quadro che ne emerge è piuttosto desolante e pessimistico; il crudo realismo con cui l’autore descrive il campo di battaglia dove gli interessi e gli egoismi dei dominatori schiacciano le prerogative dei dominati è abbastanza impressionante e spazza via l’idea illuministica e illusoria di un mondo regolato dal diritto e dal rispetto reciproco.
Viene in mente l’ondata di indignazione che, qualche settimana fa, investì il Ministro degli Esteri Tajani quando affermò la prevalenza del diritto internazionale “fino a un certo punto”, constatazione molto vera e condivisibile in un momento in cui l’ordine mondiale è segnato da guerre e comportamenti senza regole, dall’Ucraina a Gaza al continente africano; non più guerre tradizionali, come nel passato, ma, come ha ben detto Massimo Cacciari nella sua lectio magistralis alla Biennale di Venezia, vere e proprie guerre “di sterminio” in cui il nemico non deve essere sconfitto ma estirpato e cancellato, militare o civile che sia.
Anche una delle realizzazioni più alte e decantate della cultura occidentale, cioè il diritto nelle sue varie declinazioni – dai diritti nazionali a quello internazionale, dallo ius gentium allo ius belli – è stato assoggettato alla logica della forza sottraendolo a quella della ragione, o comunque usandolo in modo distorto per minimizzare o giustificare la sopraffazione.
Foa raccoglie nel volume una vasta panoramica di fatti e situazioni, a dimostrazione di quanto le relazioni fra stati, fra organizzazioni, fra imprese e anche fra persone fisiche siano fondate su esplicite o mascherate logiche ricattatorie che stringono nell’angolo e schiacciano il soggetto debole costringendolo ad accettare ingiustizie e condizioni inique.
Dai ricatti sessuali che hanno intrappolato politici grandi e piccoli costringendoli talvolta alle dimissioni a quelli costruiti dalla stampa per rovinare loro la carriera; dall’indebitamento delle nazioni usato come arma geostrategica di contenimento o distruzione delle economie meno forti (la Grecia insegna) all’imposizione del Washington consensus recessivo da parte del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale; dall’”abbraccio troppo stretto” dell’ Unione Europea verso i suoi membri all’uso ricattatorio delle sue politiche economiche per sloggiare governi sgraditi (Berlusconi 2011) o metterli al margine della Comunità (vedi Orbán e Ungheria); dall’uso delle politiche energetiche da parte dei paesi ricchi di materie prime come strumenti di pressione politica ed economica all’intromissione di organismi internazionali apparentemente solo tecnici, ma in realtà autoritari, nella vita degli stati; dallo strapotere delle colossali corporations informatiche della Silicon Valley all’invadenza della cultura e della pratica ESG (Environmental Social Governance) che obbligano piccole e grandi aziende a piegarsi alle loro prescrizioni pena l’uscita obbligata dal mercato; dalla dittatura informatica che controlla e determina la nostra vita alle truffe e ai ricatti on line; dalla violenza della cultura politicamente corretta alla cancel culture che obbliga gli intellettuali al conformismo per evitare la cacciata da università, giornali, istituzioni varie; fino al ricatto, usuale e diffuso, nelle procedure di divorzio fra coniugi in cui una parte spesso cerca il suo profitto calpestando l’altra e usando i figli come strumento di ricatto.
Molti altri sono ancora gli esempi forniti da Foa che ci fanno capire come ormai siano pochissimi gli spazi di libertà e autonomia nella nostra civiltà, spazi liberi dall’utilizzo di ricatti istituzionali, economici, personali.
E a questo proposito vorremmo segnalare l’ultimo numero di Storia in Rete, gloriosa rivista di storia che aveva cessato le pubblicazioni due anni fa e che oggi ritorna in edicola, con un titolo decisamente provocatorio: “Sovranità limitata”.
In essa troviamo una serie di articoli, rigorosi e ben documentati, in cui si dimostra come l’Italia nel secolo scorso abbia subito una serie di ricatti politici economici e militari che hanno ridotto pesantemente la sua sovranità.
Nel 1947 viene imposto dalle potenze alleate un duro trattato di pace che trasforma la nostra nazione in un protettorato euro-atlantico; nel 1949 l’adesione alla NATO costringe l’Italia a tutta una serie di sottomissioni e servitù militari; nel 1981 il “divorzio” fra Tesoro e Bankitalia fa sì che l’assorbimento dei nostri titoli pubblici dipenda totalmente dai mercati finanziari col relativo aumento dei tassi d’interesse; nel 1992 a bordo del panfilo Britannia viene pianificata la cessione del patrimonio industriale pubblico ai grandi poteri economici internazionali e, col trattato di Maastricht, l’Italia perde la sua autonomia in politica economica e legislativa; nel 1999 la sovranità monetaria del nostro paese viene ceduta alla Banca Centrale Europea; nel 2001 viene modificato il titolo V della Costituzione disponendo che le leggi italiane debbano conformarsi alla normativa europea; nel 2009, con il Trattato di Lisbona, i paesi UE vengono sottoposti a regole comuni ancora più stringenti; nel 2011 avviene il “golpe dello spread” e il governo Berlusconi viene costretto a dimettersi dai poteri forti europei; nel 2012 viene inserito in Costituzione, sempre su pressione europea, il principio del pareggio di bilancio che limiterà fortemente le politiche economiche dei nostri governi; nel 2021 il Next Generation UE permetterà all’Italia di accedere ai fondi PNRR europei che però saranno in gran parte a debito e da spendere secondo le direttive UE.
E oggi, lo spettro del superamento dell’unanimità decisionale nell’ Unione Europea, che tanto piace a Prodi (!), alla sinistra e financo al presidente Mattarella, aggiunge un’ombra minacciosa sul destino della nostra sovranità e della nostra libertà nazionale.
Sembra quasi che la nostra Nazione sia ricaduta in quel “fascino perverso dello straniero” che ha segnato la nostra storia sin dalla discesa di Carlo VIII in Italia nel 1494, un fascino che ci ha portato a dipendere in grande misura da poteri stranieri con la loro potenza ricattatoria e che ancora oggi molte persone, con un perfido e masochistico ragionamento, auspicano al fine di sconfiggere la presunta incapacità degli italiani di autogovernarsi.
Sono considerazioni – quelle di Foa e di Storia in Rete – che ci fanno riflettere sulla reale libertà di cui oggi possono godere l’Italia e gli italiani, ma soprattutto devono metterci in guardia contro quel superamento del potere politico da parte di realtà sovranazionali ed economiche, col loro potere soverchiante e spesso ricattatorio, che costituiscono un rischio mortale per la democrazia così come l’abbiamo conosciuta e amata sino ad ora.

Civico20News
Elio Ambrogio
Editorialista
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