Ad un passo dal baratro
Analizzare seriamente uno scenario geopolitico significa essere in grado di esaminare criticamente e senza alcuna faziosità o partigianeria quello che si presenta sotto i nostri occhi.
Impresa quasi impossibile perché sarebbero necessarie conoscenze complete di tutti quegli aspetti abilmente occultati dai servizi segreti o da quelle strutture ad essi collegati.
La nostra visione sarà sempre parziale e incompleta.
Pensiamo ad esempio a quello che sta emergendo dai fascicoli e dalle mail declassificate relative al “caso Epstein”.
Sfido chiunque, o meglio qualunque persona non implicata nella incredibili vicende del noto imprenditore e criminale statunitense, a dichiarare che avrebbe potuto immaginare quanto i fatti stanno rivelando.
Mancano gli elementi del puzzle, mancano i dettagli che aiutino le persone a comprendere la cosiddetta “Verità”.
Quello che ascoltiamo dai telegiornali o che leggiamo su quasi tutte le testate giornalistiche è solamente una versione addomesticata ed edulcorata di una fumosa parte di realtà, che sta alla Realtà effettiva esattamente come le ombre della nota caverna di Platone stavano alle figure autentiche che le proiettavano.
Se leggiamo o ascoltiamo i canali ufficiali ci accorgiamo che le azioni criminali procurate da Netanyahu e da Trump ai danni dei palestinesi sono giustificate da una sorta di prevenzione che garantirebbe pace e serenità a tutto l’occidente.
Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, ha espresso più volte una posizione critica riguardo al conflitto tra Israele e Palestina. La sua posizione è una forte denuncia verso le azioni militari israeliane a Gaza; spesso ha parlato di una risposta “sproporzionata” e ha denunciato le conseguenze umanitarie sulla popolazione civile palestinese, pur condannando gli attacchi di Hamas.
Inoltre sostiene che molti governi occidentali (Italia compresa) abbiano un atteggiamento troppo schierato a favore di Israele, senza sufficiente critica.
Se esistesse un’etica comune, non sarebbe possibile giustificare un genocidio di civili o la distruzione completa di un Paese, con tanto di bambini inermi trucidati da bombe e cecchini.
Il silenzio dei testimoni porta inevitabilmente alla complicità.
Guardare senza reagire neppure emotivamente di fronte alle innumerevoli uccisioni di bambini allo stremo che non hanno cibo né acqua… significa anestetizzare la propria anima per evitare di uscire dalla zona di confort che trova la sua piena realizzazione guardando il Festival di Sanremo o le partite di calcio.
Esiste, come ben sappiamo, un sentimento chiamato “Empatia”:
L’empatia è la capacità di comprendere e sentire le emozioni degli altri, come se per un momento ci mettessimo nei loro panni.
Non significa solo capire con la testa, ma anche “risuonare” emotivamente con ciò che l’altra persona prova.
Mi chiedo se, almeno per un attimo, le persone che vedendo i filmati o le immagini delle guerre in generale, non abbiano provato a porsi con la coscienza al di là dello schermo, immaginando che quei corpi straziati fossero quelli dei propri figli o dei propri cari.
Mi chiedo quale giustificazione si possa dare ad eventi simili, e non mi riferisco volutamente solo ai fatti di Gaza.
Se riusciamo a rimanere indifferenti di fronte a scene come queste… porsi delle domande molto serie sul significato che diamo alla realtà etica degli uomini è assolutamente scontato e necessario.
Addirittura si stanno ipotizzando testimonianze di torture e cannibalismo che sarebbero emerse, o stanno emergendo dai noti files di Epstein, dove vengono anche ipotizzati rituali satanici con sacrifici umani…
Se tutto questo fosse realmente vero e dimostrato in modo inequivocabile quale dovrebbe essere la reazione delle persone normali?
Restare inebetiti di fronte allo schermo, magari giocando a carte con un buon bicchiere di prosecco? Oppure scandalizzarsi e piangere di fronte a tanto male e tanta vergogna che interessa tutto il genere umano?
L’Empatia emotiva prevede di sentire dentro di sé l’emozione dell’altro, e di soffrire quando l’altro soffre.
Per comprendere quale sia oggettivamente la risposta migliore dovremmo tirare in ballo le nuove ipotesi sull’origine della coscienza e le nuove frontiere della fisica quantistica.
A differenza della Fisica classica che prevede una netta separazione tra oggetti, persone e luoghi dello spazio, quella quantistica ha dimostrato che non esiste nessun confine reale tra noi e gli altri, nel senso che siamo tutti parte dello stesso campo. Immaginiamo un grande mare assolutamente piatto e immobile, un attimo dopo il vento o le correnti iniziano a creare delle increspature che identifichiamo come onde. Le onde di questo banalissimo esempio non sono entità separate, sono le increspature del campo che chiamiamo mare, esattamente come le persone non sono che increspature del campo che chiamiamo umanità.
Federico Faggin, il notissimo fisico e scienziato che ha realizzato delle straordinarie invenzioni, si è espresso in modo inequivocabile:
“La coscienza è la realtà fondamentale e tutto ciò che esiste ne è una manifestazione. La separazione tra gli esseri è un’illusione: siamo tutti espressioni della stessa coscienza.”
Inoltre egli afferma che la coscienza non nasca dal cervello, ma che sia primaria: ogni essere vivente è una manifestazione della stessa coscienza universale e ciò che percepiamo come separazione è dovuto ai limiti della percezione individuale.
David Bohm, il fisico quantistico che lo stesso Einstein proclamò suo erede spirituale, pronunciò parole straordinarie: “A che cosa serve tentare di agire sul piano sociale, politico ed economico, se la mente è prigioniera di un movimento confuso che differenzia ciò che non è in realtà differente?“.
Questa domanda suggerisce che prima di cambiare il mondo dobbiamo cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.
Tornando al discorso precedente, in questa visione l’empatia non è solo psicologica, ma una sorta di riconoscimento profondo dell’unità tra gli esseri.
Forse molti non riusciranno ad accettare concetti che mettono in relazione l’istintivo, per alcuni, sentimento di competizione tra viventi, anche appartenenti a specie diverse, con la necessità di accettare l’altro come intimamente unito a noi stessi.
Per comprendere prima, e accettare poi, concetti espressi anche in ambito religioso, come “ama il prossimo tuo come te stesso” è assolutamente necessario fare un salto enorme e modificare il nostro paradigma, interiorizzato fin dalla nascita, per accettare, almeno in linea teorica, l’esistenza di altre possibilità.
Tornando a Faggin significherebbe passare dalla competizione alla cooperazione.
Qualcuno griderà inorridito, sostenendo che come disse Charles Darwin, l’evoluzione si basa sulla Selezione Naturale, e la Selezione Naturale si basa sulla competizione e la possibilità che solo gli individui più forti possano affermarsi e perpetuare la propria specie attraverso la scelta sessuale dei loro partner.
Ovviamente una affermazione perentoria come questa non risulta essere completamente esatta, un suo doveroso approfondimento ci condurrebbe troppo lontano, e di questo parleremo in un prossimo articolo.
La deriva che sta assumendo l’intera umanità porterà a risultati catastrofici, ben diversi da quelli che hanno interessato l’evoluzione dall’Australopiteco fino agli attuali Homo sapiens… il motivo è ovviamente legato al potenziale bellico presente sul nostro Pianeta.
Eppure la follia non sembra perdere energia e continuiamo a investire capitali immensi nelle armi, naturalmente per proteggerci o per esportare la pace, come sostengono la sig.ra Ursula Von der Leyen e, con rare eccezioni, i capi di Stato dell’Unione europea.
Concluderei dicendo che forse toccare il cosiddetto “fondo del barile” risulta necessario per scatenare quelle forze interiori che possono darci l’energia e la forza per riemergere.
Stiamo giocando col fuoco delle armi nucleari, stiamo sfidando forze di cui non conosciamo nulla o quasi.
Se non cambieremo rapidamente paradigma avremo un destino segnato, in linea con la risposta che diede Albert Einstein a chi gli chiese quali armi si sarebbero utilizzate per la Terza guerra Mondiale: “Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta si combatterà con bastoni e pietre.”

Civico20News
Giancarlo Guerreri
Editorialista

Eccezionale!
♥️♥️♥️
Purtroppo le persone reagiscono a hype emozionali che fanno loro raggiungere un apice empatico, ma che si sgonfiano in fretta, mentre la terribile situazione mondiale richiederebbe una tensione solidale attiva e continua. Grazie, Giancarlo, per le tue riflessioni e il messaggio prezioso che contengono.
Probabilmente siamo costretti a capitolare all’evidenza che l’illusione , come in un gioco di specchi, è credere che ci sia gioia, supporre ingenuamente che la felicità terrena possa avere un fondamento, e che assaporare la vita sia il fine ultimo dell’esistenza, pur sapendo che a ogni modo nulla qui è eterno e la commedia della vita dovrà pur finire. In realtà, volendo essere ancora più minuziosi, potremmo chiarire che una concezione nichilista non coincide necessariamente con un umore cupo e sfiduciato, quanto piuttosto con un’analisi oggettiva, perfino razionalista, della natura delle cose nel mondo in cui esistiamo. Tutto muore. Non basterebbe già questo a sostenere la tesi nichilista?. Eppure abbracciare coscientemente questa verità non è da tutti….. (Johannes Amos Comenius)
Il concetto buddista di “Impermanenza” esprime esattamente questo: l’illusorio desiderio che ogni cosa possa durare e non essere solo momentaneamnete presente… la realtà dimostra il contrario…