Ci siamo astenuti nell’intercettare i nominativi più o meno illustri che con sapiente regia sono entrati nelle trame dello spregiudicato finanziere finito suicida, ma oggi non si può più passare oltre.
Il caso Epstein al momento ha visto il coinvolgimento a diverso titolo di Andrew Mountbatten-Windsor, fratello del re Carlo, Mette-Marit Høiby, della casa reale norvegese, Peter Mandelson, ex ambasciatore del Regno Unito, Jack Lang, ex ministro francese della cultura, Bill Gates, Bill Clinton, Elon Musk, Donald Trump, Steve Bannon, Noam Chomsky, Sergej Brin, co-fondatore di Google, Peter Thiel, cofondatore di Palantir e altri citati e misteriosamente cancellati. La Corona e il governo della Gran Bretagna stanno rischiando la sopravvivenza e da quelle parti, si attendono sviluppi imminenti.
Si è anche aperto un filone italiano con il nome, al momento sussurrato, di un politico di prima piano e di Eduardo Teodorani Fabbri, uno dei nipoti dell’Avvocato, ben introdotto negli affari della Holding.
Il nome di Teodorani ricorre 1.251 volte negli Epstein Files, il database di 3 milioni e mezzo di pagine di documenti sul pedofilo messi in rete dal dipartimento della Giustizia Usa. Tra Teodorani ed Epstein la frequentazione è durata almeno un decennio.
Vengono tirati in ballo anche dirigenti di note ONG come Joanna Rubinstein, CEO della World Childhood Foundation USA, fondazione teoricamente impegnata nella lotta agli abusi e allo sfruttamento sessuale sui minori, costretta a lasciare sia questo incarico che quello nell’UNHCR dopo che è emersa la sua corrispondenza con il finanziere pedofilo.
Non c’è poi celebrità di Hollywood che non abbia partecipato almeno una volta ad un party nella (tristemente) famosa isola di Little Saint James.
Per procedere ad un’analisi serena, poniamoci, in primo luogo due domande: Cos’ha davvero fatto Jeffrey Epstein? Era solo un predatore sessuale che, raggiunta una posizione di potere, ha dato libero sfogo ai suoi peggiori istinti?
Molti indizi, oggi supportati dai documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia americano, fanno pensare che Epstein svolgesse il ruolo di una centrale che distribuiva servizi, incassandone il corrispettivo in denaro, potere e capacità di intimidazione.
I livelli potevano essere molti: la modella che vuole essere messa in contatto con la casa di moda, il produttore che cerca partner economici, lo scienziato che cerca fondi per la sua ricerca (spesso legata a deliri eugenetici e manipolazione del DNA), l’uomo d’affari spregiudicato che vuole aggirare qualche norma o ha fondi da ripulire, il pervertito che cerca delle ragazzine… Più persone si conoscono, più si è al centro di un’enorme rete organizzata, più sarà facile fare incontrare domanda e offerta, in ogni ambito.
Ma, soprattutto, nel fare questo, si generano ricadute per chi è al centro della rete: commissioni, partecipazioni, informazioni per ricattare e influenzare. Quando nella rete ci sono alcune delle persone più influenti del mondo, le informazioni che le riguardano hanno un valore enorme. Epstein ha collaborato per anni con vari soggetti legati all’intelligence; i file recenti mostrano legami sempre più stretti con figure di governi stranieri (come il caso delle informazioni sensibili scambiate con esponenti britannici).
Potremo definirlo come il cinico e spregiudicato intermediario tra due debolezze.
Uomini potenti e famosi che per vedere appagati i loro istinti bestiali erano disposti a rivelare segreti di ampia portata o a corregger le loro strategie. Dall’altro lato donne indifese e fragili dal passato a volte torbido e turbolento che, con l’illusione di vivere una vita dignitosa e sperando di entrare nel jet set, erano disposte a soddisfare gli istinti più perversi degli amici di Epstein e a volte soccombendo.
Entrando nel merito, come aveva fatto carriera Epstein?
Nato nel 1953 in una famiglia di ebrei di New York, nella zona popolare di Coney Island, si iscrive all’università senza laurearsi e tuttavia nel 1974, a soli 21 anni, inizia a insegnare matematica e fisica presso una scuola superiore.
Nel 1976 viene licenziato e inizia a lavorare presso la Bear Stearns, una banca di investimento, dove fa velocemente carriera fino a diventarne socio, per le sue abilità come investitore e di consigliere di clienti importanti su strategie fiscali. Nel 1981 viene allontanato per aver infranto delle regole interne. Nello stesso anno fonda una sua società che ha per scopo di recuperare fondi sottratti in maniera fraudolenta a clienti importanti, ma lavora anche per clienti che a loro volta hanno sottratto fondi.
Inizia a muoversi in Medio Oriente ed Europa, ha contatti con affaristi legati al commercio di armi e uomini di stato con incarichi nella difesa. Nel 1987 diviene consulente della Tower Financial Corporation, che si rivelerà in seguito un enorme schema Ponzi, ma lascia nel 1988, poco prima del fallimento della società. Fonda una società di intermediazione finanziaria, la J. Epstein & Company, che ha come oggetto la gestione di ingenti patrimoni.
Nel 1991 incontra Ghislaine Maxwell, figlia del magnate britannico Robert Maxwell, la quale assumerà un ruolo di primaria importanza nella vita di Epstein e che oggi sconta una pena detentiva con l’accusa di essere stata la principale organizzatrice del traffico sessuale che girava attorno a lui.
In questo periodo diviene persona di fiducia dell’uomo di affari Leslie Wexner, proprietario tra le altre cose di Victoria’s Secret, per il quale gestisce varie attività e grazie al quale guadagna milioni di dollari in commissioni.
Nel 1996 sposta la sua società nelle Isole Vergini, che sono un paradiso fiscale. Sempre del 1996 arriva la prima denuncia per abusi sessuali, fatta all’FBI da Maria Farmer; non avrà alcun seguito.
Con il crescere della ricchezza e del giro di affari, crescono ovviamente anche conoscenze importanti e contatti di alto profilo, anche grazie a Ghislaine Maxwell, che gli porta in dote l’agenda del padre, morto nel 1991.
Epstein inizia a fare affari anche in Israele, soprattutto legati al mondo della difesa e dell’intelligence, e ha rapporti amichevoli con Ehud Barak, ex primo ministro israeliano.
Dal 2000 al 2007 è presidente della Liquid Funding Ltd., tramite la quale fa investimenti borderline con la partner Bear Stearns investendo nei cosiddetti mutui subprime, riesce addirittura ad avere una valutazione AAA oro da varie agenzie di rating.
Poco prima che la Bear Stearns fallisca, dando il via alla reazione a catena che porta alla crisi finanziaria più grave del secolo in corso, la Liquid Funding Ltd. esce dall’affare. Non solo: proprio la liquidazione delle sue quote contribuisce a creare il problema di liquidità che porterà la Bear Stearns a fallire.
Possiamo dire che la decisione di Epstein sia stata il primissimo granello ad inceppare l’intero meccanismo che porterà alla grande crisi finanziaria del 2008. Probabilmente sarebbe accaduta comunque, però Epstein – proprio come nel caso della Tower Financial Corporation – mostra un tempismo sospetto, disinvestendo poco prima del collasso.
La posizione di potere a cui arriva Epstein gli permette per anni agire nell’ombra. Nel 2005 viene avviato un primo procedimento legale per abusi sessuali, su denuncia da parte della madre di una quattordicenne. Presto il numero delle ragazze coinvolte si allarga a macchia d’olio.
Nel 2008 si arriva a un patteggiamento, in cui Epstein riconosce l’accusa di incitazione alla prostituzione (accusa minore negli USA) e ottiene una condanna a 13 mesi, con una formula di semilibertà che gli permette di lavorare durante la detenzione e soprattutto che contiene nei termini dell’accordo l’immunità per i suoi complici, sia quelli già identificati sia gli eventuali non ancora identificati, fornendo una garanzia ai personaggi coinvolti a vario titolo.
Tale accordo viene raggiunto senza informare le vittime e in seguito sarà dichiarato illegale.
Per questo motivo il procuratore Alexander Acosta, che ne è l’estensore, sarà in seguito portato alle dimissioni dalla carica di Segretario del Lavoro della prima amministrazione Trump.
Nel 2019 inizia un secondo provvedimento per traffico di minorenni, che porta nuovamente Epstein in carcere. In questa occasione l’FBI perquisisce il suo appartamento di New York, sequestrando materiale di vario tipo, tra cui «centinaia di fotografie sessualmente allusive di minori completamente o parzialmente nude», oltre a un passaporto falso con il quale aveva in passato viaggiato in vari paesi europei e in Arabia Saudita, dove risulta risiedere secondo il documento stesso. Nella medesima occasione vengono fatte perquisizioni anche in altre residenze di Epstein.
Il 6 luglio 2019 è arrestato, il 10 agosto 2019 viene trovato in cella morto impiccato. Ufficialmente suicida, ma sono stati sollevati molti dubbi in merito, anche perché le telecamere di sorveglianza del carcere sono stranamente fuori uso quella notte.
Inoltre, è recentemente emerso che qualche giorno prima di morire Epstein avesse discusso con i propri legali la possibilità di collaborare con la giustizia.
È molto importante capire che una parte dei circa sei milioni di file che attualmente sono stati parzialmente pubblicati provengono solo indirettamente dalla perquisizione dell’appartamento di New York.
Durante la perquisizione, infatti, il mandato permette di sequestrare i supporti fisici, ma non di entrare nei supporti informatici e nei servizi in cloud. I permessi sono ottenuti con giorni di ritardo, rendendo teoricamente possibile a chi ne avesse gli accessi, di fare alcune operazioni di pulizia. Inoltre, la residenza nelle Isole Vergini è perquisita con ritardo rispetto a quella di Manhattan, rendendo nuovamente possibile la distruzione di parte delle prove.
Cosa pensava Epstein? Era mosso solo da desiderio di potere e ricchezza? Era un pervertito capace di farla franca molto a lungo?
Come è possibile abusare regolarmente di migliaia di persone, molto spesso ragazze o bambine, se si pensasse che la loro vita vale come la propria?
Un’altra cosa che stupisce è il numero enorme di vittime e che, nonostante questo Epstein sia riuscito a farla franca molto a lungo. Nessuno le cercava, nessuno sapeva dove fossero o ha chiesto loro dove andassero così spesso, perché improvvisamente avevano soldi in tasca, si comportavano diversamente, avevano sviluppato atteggiamenti autolesionisti?
Pare che Epstein avesse una grande capacità di identificare persone fragili, personalmente e socialmente. Molte delle sue vittime venivano da situazioni di vulnerabilità, famiglie sfasciate, problemi di dipendenze, povertà estrema. Colpisce scoprire che molte delle vittime erano ragazzine che vivevano da sole a 14, 15 anni, o in contesti famigliari davvero problematici.
Vittime così partono senza difesa e di fronte alla polizia saranno sempre considerate delle spostate, che magari hanno già abortito, fatto uso di droghe e, non sono ritenute credibili quando accusano di perversioni uno degli uomini più in vista al mondo.
Il procuratore generale aggiunto Todd Blanche ha dichiarato che sono state escluse dagli Epstein Files già pubblicati, le immagini che mostravano “morte, abusi fisici o ferite”. È legittimo chiedersi se si trattasse di un modo per avere in pugno i superpotenti o del delirio di chi si crede intoccabile, al di là del bene e del male.
I giornali progressisti italiani ne parlano poco, forse imbarazzati nel vedere implicati molti loro beniamini come Andrés Serrano, l’artista autore dell’opera Piss Christ, di Jack Lang, che con altri intellettuali fu firmatario di un documento per la liberalizzazione del sesso con soggetti minori di quindici anni, secondo un presunto diritto dei bambini al sesso, con l’interesse morboso alla manipolazione genetica e transumanesimo… insomma un perfetto paladino della modernità e della cultura dei radical chic.
Quanto emerso, che come già sottolineato potrebbe essere solamente la punta di un iceberg, sembra quindi dar ragione a buona parte delle teorie bollate come “complottiste”.
Altri aspetti preoccupanti, spesso taciuti dai media, sono i legami con il satanismo. Epstein aveva un conto corrente bancario chiamato “Baal”, nome di una divinità fenicia demoniaca, adorata da alcuni ebrei cananei nell’antico Israele. Una pratica comune trai suoi seguaci era quella di sacrificare bambini in onore del demone.
Probabilmente tutta la vicenda avrà una profonda influenza anche sulle elezioni americane di midterm, che si terranno a novembre 2026 e tutte le parti in causa sembrano ben determinate ad usarla come arma politica. Ne ha già dato saggio una sguaiata Hillary Clinton.
Così le vittime, strumentalizzate, sarebbero sacrificate una seconda volta, senza ottenere giustizia.

Civico2oNews
Francesco Rossa
Editorialista
