Perché è importante la tradizione del presepe, anche di fianco all’albero di Natale
La fede e la religione non c’entrano in questo discorso. La fede di ognuno, quale che sia, è qualcosa di talmente intimo, personale e profondo che a mio avviso merita il più grande rispetto e la più assoluta discrezione; non è qualcosa di cui parlare a cuor leggero, tanto meno con l’arroganza di chi pensa di possedere la verità, più o meno rivelata che sia. Perciò il valore religioso del presepe per un credente è fuori discussione, così come quello delle liturgie o la sacralità di una chiesa. E credo che vada assolutamente rispettato.
Ma c’è un altro aspetto da considerare; noi che viviamo in Italia siamo abituati fin dalla nascita a vedere intorno a noi chiese cristiane a profusione, antichissime, romaniche, gotiche, rinascimentali, barocche o anche nuovissime e avveniristiche. Così come è impossibile non essersi mai imbattuti in una cappella dedicata alla Madonna o a un santo o in un crocifisso dipinto fuori o dentro una chiesa. Perciò non conoscere nulla della tradizione cristiana a mio avviso conduce ad una visione incompleta della realtà che ci circonda, nonché, forse ancora più grave, all’incapacità di godere fino in fondo della bellezza di tanto genio artistico italiano che si è manifestato nei secoli nell’arte sacra.
Sapere, per esempio e per dire qualcosa di arcinoto, che i dipinti in tante chiese barocche-e-non costituivano il modo in cui la chiesa raccontava la vita di Gesù e dei santi ai fedeli incapaci di leggere, consente una visione di immagini, affreschi o bassorilievi molto più consapevole e compiuta, penso. E magari impedisce di assumere verso il cristianesimo posizioni tanto critiche da diventare distruttive, paragonabili a quelle dei talebani verso le due gigantesche statue del Buddha nella valle di Bamiyan.
Perché la conoscenza, in fondo, è il primo passo verso la tolleranza. Non è affatto necessario credere nel cristianesimo per apprezzare il Cenacolo di Leonardo o la Cappelle Sistina di Michelangelo, ma sicuramente il nostro apprezzamento sarà più completo se avremo imparato in cosa consiste l’importanza dell’Ultima Cena o quella del Giudizio Universale nel pensiero cristiano.
Ecco perché, a mio avviso, è importante coltivare la tradizione del presepe; perché, tra l’altro, ce ne sono di magnifici e storici nelle cattedrali, una gioia per gli occhi e fonte di ammirazione per gli artigiani che hanno scolpito o intagliato le statuine nel tempo. E non solo; il presepe ci aiuta a ricordare cos’è, storicamente, il Natale nella nostra tradizione, vale a dire il ricordo del giorno della nascita di Gesù. Tempo fa ho sentito un giovane papà, tra l’altro piuttosto colto, chiedersi come mai si parlasse di Gesù Bambino come di colui che porta i regali ai bambini. “Non li porta Babbo Natale?” si domandava stupito.

Forse questo papà si è dimenticato che Natale si festeggia proprio perché si celebra la nascita di Gesù, non una “leggenda”, come gli ho sentito dire poi, ma un fatto storico, provato da testi autorevoli. Per carità non addentriamoci nei dettagli dell’anno o del giorno preciso; sono dettagli, appunto. E se anche un bambino chiamato Gesù non fosse nato in quel giorno e con le modalità che la tradizione ci presenta, non importa; quelle tradizioni dobbiamo conoscerle, se non altro per sapere che Natale si chiama così perché è il dies natalis di Gesù Cristo, cioè il giorno in cui è nato un uomo che diffuse un pensiero in cui possiamo anche non credere, ma che sta comunque alla base della nostra civiltà occidentale.
Le letterine dei bambini a Gesù bambino sono ormai state sostituite da quelle a Babbo Natale, un’invenzione commerciale che si è impossessata di Santa Claus , cioè San Nicola, attraverso una serie di complicati percorsi. E per carità che nessuno racconti ai bambini questa triste storia; per loro è importante la magia del Natale, indipendentemente dai profitti della Walt Disney, o di chi per essa. Per i più piccoli la trepida attesa di qualcuno, chiunque esso sia, che la notte di Natale porterà i doni ai bambini buoni è qualcosa di magico e insostituibile; non sporchiamo in nessun modo questo sogno, quale che sia la realtà.
Ma per noi adulti è diverso; continuiamo a ragionare sulle parole, è fondamentale. Santa Claus, dicevamo: e infatti il vecchio con la barba bianca e il costume rosso, con la slitta trainata dalle renne, nei paesi del nord Europa e negli Stati Uniti si chiama così. E, commercializzazione a parte, dal punto di vista delle parole, niente da dire. Ma da noi, in Italia, in Spagna e in Francia, Babbo Natale si chiama, appunto, Babbo Natale, Père Noël, Papá Noel ; vale a dire un nome che è un compromesso tra la nostra tradizione e l’accettazione di un altro pensiero che si è ormai impossessato anche del nostro paese. E perché mai avremmo dovuto rifiutarlo? Che male fanno le belle canzoni natalizie che arrivano da oltreoceano, generalmente allegre e che mettono di buon umore? Che male fanno a chi è credente e che ama solo l’aspetto religioso del Natale? Non è obbligatorio condividerle; chi preferisce i canti natalizi più tradizionali è libero di ascoltarli e suonarli dove meglio crede. Perché criticare l’albero di Natale? Che male fa? Solo, a mio avviso, vicino all’albero sta molto bene anche un presepe, che ci ricorda perché Natale si chiama così e la nascita di un uomo alla cui natura divina possiamo credere o non credere, ma che certamente ha rivestito un ruolo fondamentale nella nostra civiltà. In fondo, anche la scissione fra Christmas e Santa Claus ci dice qualcosa; i doni li porta San Nicola tramutato dalle leggi del mercato nel vecchio sulla slitta trainata dalle renne, ma l’augurio tradizionale è Merry Christmas and happy new year. Christmas, cioè la messa di Cristo, la celebrazione in ricordo della sua nascita .

Ricordiamola, la magia di quel bambino che la notte di Natale porta i doni ai piccoli di tutto il mondo; come non ricordare quanti di noi diversamente giovani hanno lasciato il latte e i biscotti per il bambino che arrivava quando noi dormivamo e magari lasciava anche delle piccole impronte luccicanti , quando mamma e papà avevano il tempo di farle? E magari, già che ci siamo, mettiamo nel presepe anche i Re Magi, così avremo un’altra storia da raccontare. Che sia vera o no, che ci crediamo o no, non importa; ma dobbiamo sapere chi sono i Re Magi e cos’è l’Epifania, non soltanto la Befana, se vogliamo avere un’opinione basta su un dato di fatto, non un pregiudizio basato sul nulla, sull’ignoranza.

Vero e bello. Anch’io sono una sostenitrice del Presepe accanto all’ albero. Perché infine il Presepe è valido per tutte le religioni come celebrazione di tutte le nuove nascite e di tutte le famiglie del mondo, dove, guarda caso, non mancano neppure gli animali.
Grazie! E buon anno !
Brava come al solito!!!
Brava come al solito!
Ciao Patrizia,
l’albero addobbato, le luminarie, babbo Natale che porta i doni con la slitta accendono l’aria di Natale.
Solo il presepe però, con la storia che racconta e col cammino dei pastori (noi) verso Gesù e quanto Lui rappresenta, accende i cuori.
Grazie, come sempre, dei tuoi spunti di riflessione.
Buon anno.
Grazie a te, cara Mariagrazia! E scusa il ritardo con cui ti auguro buon anno!