Un contributo di Raffaella Biasi
Finalmente mi tolgo dei sassolini… . Ho 41 anni di insegnamento e proprio questi sono i miei ultimi giorni prima della pensione. I ragazzi mi mancano già, ma non mi manca il sistema che ha portato la scuola ad essere così burocratizzata ed un ambiente in cui gli insegnanti contano poco.
Al di là di tutto ciò che già sappiamo sull’importanza della scuola come laboratorio di crescita e miglioramento personale, quindi della società presente e futura, al di là della retorica, ho sentito il peso della mia scarsa utilità in un mondo dominato da tabelle e grafici dove il buon senso del giudizio di una insegnante è utilizzato solo per muoversi informaticamente a balzelli tra una regola ed un’altra, dove un quarto del tempo da dedicare ai ragazzi è invece dedicato a compilare registri elettronici o tabelle con parole ambigue per potersi poi destreggiare nelle richieste ministeriali e genitoriali. E la vera educazione dei ragazzi?
Il rispetto per l’adulto e per il docente è bloccato dal fatto che i professori hanno le mani sempre più legate per poter mettere una nota disciplinare, sgridare uno studente, non ammetterlo agli esami o bocciarlo. Tutti promossi sempre, con tutti i sistemi ed i cavilli giuridici possibili in modo da non frustrare l’animo del ragazzo e dei suoi genitori. Il Trend della percentuale delle bocciature è diminuito incredibilmente negli ultimi quindici anni, quindi la scuola si è trasformata in un parcheggio e la società in un blob di irresponsabili che fanno valere solo i propri diritti e non i relativi doveri. Pensiamo solo agli ultimi ammutinamenti all’esame di Stato in cui vengono sempre tutti ammessi e i conti per la promozione arrivano sempre alla sufficienza.
E cosa fanno i docenti? Spesso i docenti sono molto preparati nelle loro materie ma hanno le mani legate riguardo al sistema educativo ed ancora di più le hanno i Dirigenti scolastici, i quali devono sempre votare a favore di una promozione tenendo conto di tutte le attenuanti possibili. Che società si verrà a formare?

C’è una questione su cui indagare: i docenti sono preparati ma non sono degli esempi, non sono Maestri con la M maiuscola, spesso non hanno personalità, non sono trascinanti, non hanno carisma ed invece proprio di questo hanno bisogno di ragazzi di oggi, sbalestrati in una società liquida ed onnipermissiva dove tutto lo scibile umano è dato in mano a tutti ma senza coscienza. Faccio riferimento soprattutto a divertimento, sessualità facile, armi, droga e al lato oscuro della vita, argomenti principe tra i giovani. Sarebbe il caso di interrogarsi sulla questione della permissività, poiché la nostra società non aiuta la crescita di individui sani ma è diventata sempre più decadente ed ha reso i nostri figli molli e paurosi, con scarsa visione del loro futuro. L’unico desiderio dei giovani è il divertimento, il guadagno facile e l’illusione di poter fare sempre quello che pare a loro, aspettando di trovare il lavoro dei sogni e della passione, quando invece non si accorgono che sono solo strumenti inglobati in un sistema che ha come unico scopo il denaro ed il potere e, come appagamento del raggiungimento di questi due oggetti, ti offre gratuitamente il sesso ed il divertimento.
Per condire il tutto, parliamo delle famiglie. Fermo restando che ci sono famiglie che seguono i ragazzi e che impartiscono loro dei criteri di comportamento adeguati al vivere sociale e capacità di critica, nella maggioranza dei casi le famiglie sono disastrate o assenti e riversano i problemi dei loro ragazzi sulla scuola, la quale è stretta nelle morse della burocrazia e con tutta la migliore buona volontà non ce la fa a stare veramente dietro ad ogni alunno e nemmeno a quelli con PDP (piano didattico personalizzato). Io ne ho avuti circa 6000, per me sono come figli, ma ho sempre avuto le mani legate per poterli seguire di più poiché gran parte del tempo della motivazione degli svogliati è speso nel far combaciare gli aspetti burocratici.
La vera sfida della comunità sociale è capire che genitori e famiglie dovrebbero integrare i loro sforzi per educare maieuticamente ogni individuo in cui però le famiglie dovrebbero fidarsi del parere professionale di insegnanti esperti e psicologi scolastici.
La nuova era ipertecnologica è entrata anche nella scuola e penso che troppa digitalizzazione porti a spegnere la capacità produttiva e critica, per cui, secondo me, la scuola potrebbe essere quel luogo in cui i supporti audiovisivi vengono molto limitati in favore di ore di dialogo e confronto che è proprio quello che manca tra i ragazzi di oggi i quali hanno pochi amici veri e molti virtuali e non hanno molti punti di riferimento se non qualche bravo insegnante. Sono stati fatti dei passi avanti ma sono solo gocce in un mare.
I ragazzi devono capire che il mondo virtuale è portatore di un pensiero UNICO, quindi la tecnologia deve diventare una stampella, un supporto, ma non la scorciatoia del cervello.
I ragazzi sono già bravissimi con i mezzi tecnologici, hanno invece bisogno di sviluppare la capacità critica e le relazioni basando queste su studi approfonditi e non su programmi ridotti all’osso e che vengono portati avanti per ‘obiettivi minimi’.
La didattica frontale sta lasciando spazio a metodi più coinvolgenti, come il cooperative learning, il problem solving e i laboratori. Queste strategie valorizzano la partecipazione attiva delle studentesse e degli studenti, promuovendo pensiero critico e collaborazione.
E’ vero che c’è stata sempre più inclusione e personalizzazione con i PDP personalizzati per gli studenti fragili, ma sono lavori di facciata perché i numeri degli alunni per classe sono ancora troppo alti per dei docenti superimpegnati, che devono seguire 20/30 richieste contemporaneamente. La scuola è un laboratorio di inclusione e di sviluppo di capacità personalizzate, pur tuttavia è necessario che non si lavori solo per obiettivi minimi, e che anche i più deboli raggiungano gli studi richiesti. Infatti, ognuno di loro è chiamato poi a votare e se non c’è una base di conoscenze condivise non si può far affidamento su voti politici che vengono espressi a caso dal momento che non c’è cultura.
Il mio lavoro come Presidente di commissione degli Esami di Stato (ex Esami di Maturità) mi ha insegnato molto poiché sono gli alunni stessi che dicono che non sono maturi e responsabili per tante cose e si aspettano più disciplina.
Per fortuna sono stati promossi interventi di Cittadinanza attiva con progetti di educazione alla legalità, all’ambiente, alla solidarietà, ma sono ancora brevi momenti in un sistema ibrido. Oltre alle conoscenze tradizionali, è sempre più importante sviluppare soft skills come il pensiero critico, la comunicazione efficace, la capacità di lavorare in gruppo e la flessibilità.
Investire nella scuola significa investire nel futuro. Solo una scuola capace di ascoltare, accogliere, innovare e includere può essere davvero all’altezza del compito che la società le affida: formare persone libere, competenti e responsabili.
E gli insegnanti sono formati a questo? Ho avuto molti dubbi in questi anni. Dovrebbero avere personalità equilibrate ed essere esempi trainanti in una società che offre solo incertezze, per cui il training dovrebbe essere anche psicologico, l’impegno maggiore ed anche gli stipendi adeguati al compito educativo delle future generazioni.
Prof. Raffaella Biasi

Cara professoressa De Biasi, grazie per la passione spesa nel condividere fatti, conseguenze e conclusioni. Nel leggere mi sono convinto che lo “ardore per l’inclusione ” è una importante causa del degrado del sistema scolastico. L’inclusione come diritto porta ad una posizione passiva, l’inclusione come opportunità, porta ad un impegno per vincere e, se non avviene, ad una accettazione responsabile della propria individuale sconfitta. Io ho vissuto una situazione di inclusione come opportunità e sono felice di aver lottato fino in fondo per riuscire a raggiungere gli obiettivi che mi sono stati dati.