Dalla saggezza nasce l’eleganza della vecchiaia
Lo dichiaro subito, a scanso di equivoci; le parole del titolo non sono mie, ma di Beppe Severgnini. Per l’esattezza si trovano nel suo ultimo libro: Socrate, Agata e il futuro. Ancora più esattamente, l’autore scrive “indossare la vecchiaia con eleganza”, che è sicuramente più preciso, ma io vorrei ampliare un po’ il ragionamento a tutto il percorso di invecchiamento; e non vorrei mai che il sarto dovesse mettere mano troppo spesso ad ago e filo per allargare o stringere il vestito. La vecchiaia è una modella capricciosa.
Dunque, invecchiare con eleganza. Cosa significa? A mio avviso, garbo, buon gusto, leggerezza e l’abitudine a non trascinare le cose troppo per le lunghe, il tutto condito sempre dalla sana consuetudine di ragionare con la propria testa, sono aspetti del nostro comportamento che aiutano tutti a vivere meglio, nonché a rendere più gradita agli altri la nostra compagnia. E se è vero a qualunque età, lo è ancora di più quando si comincia ad invecchiare.
Essere leggeri, per esempio, induce, a mio avviso, a non aver paura delle parole, se sono vere: se hai compiuto sessant’ anni, a maggior ragione settanta, sei vecchio, non mi pare sia un dato opinabile. E cosa c’è di disdicevole nella vecchiaia? Se poi le tue prestazioni fisiche o mentali, valutate da curiosi sistemi di monitoraggio digitale, ti raccontano che in realtà hai cinquant’anni, addirittura che se ti alleni ringiovanisci, ok, lo strumento ha fatto bene il suo lavoro, tu ti sei impegnato, ti senti meglio; ma sei vecchio comunque. Tra l’altro, vecchio deriva dal latino veclus, variante di vetulus, che è un diminutivo di vetus, vecchio. Dunque perché privarci di un nome che è un diminutivo, quasi un vezzeggiativo, per sostituirlo con anziano, un termine che personalmente mi fa tristezza ? Ma ognuno pensi quello che vuole, ovviamente.
Se sei una donna poi, la leggerezza è ancora più importante. Non è facile accettare di vedere sfiorire la propria bellezza, osservare il proprio corpo appesantirsi e la propria pelle perdere elasticità e compattezza; tanto meno accorgersi dell’avanzare delle rughe e di tutti quei segni che sono inevitabilmente connessi con lo scorrere del tempo. Mi riferisco in particolare alle donne perché viviamo in un mondo in cui lo sfiorire della bellezza femminile crea in genere più contraccolpi rispetto a quella maschile; sbagliato o giusto che sia constato che le cose stanno così e la riflessione sull’argomento meriterebbe un approfondimento a sé. Ma non mi sembra questo il luogo. Invece qualche osservazione su quanto la leggerezza possa essere utile, sotto questo aspetto, soprattutto alle donne, forse vale la pena di essere esposta. Indossare la propria vecchiaia con eleganza, dicevamo. Potrebbe essere un obiettivo, per chi condivide il mio parere; e dunque, per carità, accettiamoci per come siamo. Curiamoci del nostro corpo, del nostro benessere, facciamo movimento, quello che ci piace di più, mangiamo bene; continuiamo a fare, insomma, quello che avremmo sempre dovuto fare, magari adesso dedichiamoci un po’ più di tempo e di attenzione, ma per favore non diventiamo schiave della bilancia, non ci spaventiamo se i nostri vestiti sono di una taglia in più rispetto al passato e se pian piano ci accorgiamo che le gonne forse ci stanno meglio se sono un po’ più lunghe, non ne facciamo una tragedia. Quanto alla chirurgia estetica, per carità, ognuno scelga di fare quello che preferisce, ma un po’ di leggerezza e di abitudine al ragionamento dovrebbero indurci a chiederci: “Ma davvero sono io che voglio avere delle labbra diverse, un seno più giovane, delle gambe più snelle? O forse, senza che me ne accorga, qualcun altro ha deciso per me?”
E poi ognuno scelga cosa fare, naturalmente, uomo o donna che sia, perché questo esempio vale per tutti: basta che scelga con la sua testa, se possibile. 
Quanto al garbo e al buon gusto, se sono qualità positive, a mio avviso, a qualsiasi età, a maggior ragione lo sono durante la vecchiaia; se a un ragazzo scappa una parolaccia, se alza la voce in modo inopportuno, se indossa un abito che mette in risalto tutti i suoi difetti, direi che si tratta di peccati veniali. Ma se un uomo di una certa età infarcisce i suoi discorsi di intercalari sguaiati, si veste come un se avesse il ventre piatto di un diciottenne invece di una pancione fastidioso, soprattutto se si intromette in questioni che non lo riguardano spargendo consigli non richiesti a piene mani, peggio ancora criticando i giovani a priori “perché io, quando ero giovane, non facevo così”, allora, abbiate pazienza, davvero il peccato è mortale. E se il Signore, chiunque esso sia, non lo colpisce con il fulmine di Giove è perché, lui sì, ha molta pazienza.
Infatti, per concludere, “indossare la vecchiaia con eleganza” in sintesi vuol dire riunire garbo, buon gusto, leggerezza sotto l’egida della propria esperienza. E se un vecchio non ha fatto tesoro delle sue esperienze, non ci ha riflettuto, non ricorda cosa si prova da adolescenti, non ha ancora capito che i dati vanno letti nella loro complessità, che non ci si ferma ai titoli dei giornali né di qualsiasi altro mezzo di informazione, non si è impegnato a capire le ragioni degli altri, soprattutto se continua, alla sua veneranda età, ad essere convinto di possedere la verità rivelata, allora temo che si possa definire sì vecchio, ma non saggio. E, a mio modesto avviso, buon gusto, leggerezza, capacità di arrivare alla fine di quanto ci si è prefissi, continuo sforzo di miglioramento di sé e del proprio animo, sono manifestazioni di saggezza.
Nel nostro sventurato paese, pieni come siamo di vecchi e di culle vuote, l’atteggiamento e il comportamento dei vecchi sono sempre più importanti: dovunque andiamo intorno a noi l’età media è sempre alta, al punto che se usciamo dai nostri confini spesso la cosa che ci colpisce di più è la giovane età delle persone che incontriamo. Passeggiando per Londra qualche anno fa la cosa che più mi colpiva era la gioventù che vedevo, in giacca e cravatta, uscire dai palazzi della finanza in Canary Wharf, ma anche i ragazzi che preparavano banchi di frutta, quasi piccole opere d’arte, al Borough Market. E disgraziatamente spesso questi giovani parlavano italiano tra di loro. Noi, che siamo vecchi, sarebbe meglio che indossassimo la nostra età con eleganza, così magari da mostrare loro che in fondo anche in Italia c’è chi ha fatto tesoro delle sue esperienze e magari è disposto ad insegnare loro non solo un mestiere, se lo vogliono, ma soprattutto a migliorarsi nell’anima. Con eleganza e senza supponenza.
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Brava Patrizia, concordo totalmente quanto hai scritto
Grazie, caro Vanni! A presto, speriamo in quel di Torre!