Quando la Massoneria conferì una rarissima medaglia a quanti capeggiarono i disordini durante la traslazione della salma di Pio IX, ultimo papa re
I funerali di Papa Francesco, dalle tante valenze, religiose, umane, diplomatiche e politiche, si sono svolti in perfetto ordine, nonostante la presenza di oltre 400.000 persone a San Pietro e lungo il percorso fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Merito del governo italiano che, di concerto con la gendarmeria vaticana ha saputo armonizzare l’opera delle tante professionalità impegnate nel corso della giornata che ha visto anche la partecipazione di numerose delegazioni di governo di paesi stranieri, con tutto quel che comporta per garantire la sicurezza degli ospiti.
Tra i presenti i discendenti degli ex sovrani d’Italia nelle persone dei Principi Emanuele Filiberto di Savoia, erede della dinastia che compì l’Unità d’Italia e di Carlo di Borbone, dei Borboni delle due Sicilie. Uno spaccato del Risorgimento che ci porta inevitabilmente alla figura di Pio IX, il grande papa re del Risorgimento, che, in analogia
con Francesco aveva espresso la volontà di venire sepolto, non nelle grotte di san Pietro, ma nella Chiesa di San Lorenzo al Verano in Roma.
Purtroppo, il funerale di Pio IX si svolse in un clima di torbide violenze che miravano addirittura di buttare la salma del Papa nel Tevere.
Almeno con Francesco, non solo non si sono registrati episodi spiacevoli, ma la processione dei fedeli sulla sua tomba prosegue ininterrotta e con serenità.
Ma ritorniamo al 1878, l’anno in cui il 9 gennaio, alla soglia dei 58 anni, morì il re galantuomo, Vittorio Emanuele II. La sera del 7 febbraio 1878, all’ora dell’Ave Maria, Papa Pio IX, l’ultimo papa re ad aver accentrato in sè i poteri di capo della Chiesa cattolica e di sovrano temporale – si spegneva serenamente in Vaticano, all’età di 85 anni e per la precisione, 8 mesi e 26 giorni.
Il suo fu un lungo pontificato, perchè aveva regnato per 31 anni, 7 mesi e 25 giorni. Il 20 settembre del 1870 subì anche la Presa di Porta Pia senza opporre resistenza per evitare un bagno di sangue. Perdette il potere temporale e si chiuse tra le mura leonine.
Fu sepolto provvisoriamente nella Basilica di san Pietro, ma nel suo testamento papa Mastai Ferretti aveva espresso il desiderio di essere sepolto a San Lorenzo fuori le Mura, insieme al popolo cristiano, che nel cimitero del Verano “attende il giorno della Resurrezione finale”.
Aveva anche disposto che il sepolcro fosse costituito da una semplice urna di pietra nuda, senza monumento funerario, la cui spesa non doveva superare le 2.150 lire, e che l’iscrizione fosse composta dalle semplici parole “ Ossa et cineres Pii P.IX Sum: Pont: vixit ann: … in Pontificatu an: … Orate pro eo” – Lo stemma gentilizio sarà un teschio di morte”.
Così, dopo più di tre anni dalla sua morte, ll nuovo pontefice, Leone XIII, decise finalmente di dare esecuzione alle sue volontà e fu avvertito il prefetto di Roma che era giunto finalmente il momento di trasferire la salma da San Pietro a San Lorenzo fuori le Mura, e si chiese, quindi, un servizio d’ordine in grado di garantire al corteo funebre la necessaria sicurezza durante tutto il lungo tragitto che separava le due basiliche.
Il governo italiano, temendo che quel trasporto avrebbe potuto provocare gravi problemi per le dimostrazioni sia di affetto, da parte della maggioranza del popolo romano verso il compianto padre e sovrano, sia di ostilità, da parte di gruppi anticlericali, fomentati dalla Massoneria, ordinò che il trasferimento della salma avvenisse di notte, e scelse quella tra il 13 ed il 14 luglio del 1881.
Del resto, già qualche ora prima che dalla Basilica vaticana si muovesse il corteo, si ebbero le prime avvisaglie di violenti tumulti contro la memoria di Pio IX da parte di esaltati facinorosi; tumulti, che non cessarono praticamente mai per tutto il resto del percorso. Anzi, quando il corteo funebre giunse sul ponte di Castel Sant’Angelo, fu assalito da un gruppo di anticlericali al grido: “Al fiume! Al fiume!”.
Solo l’intervento pronto ed energico delle forze dell’ordine impedì che la salma del Papa fosse scaraventata nel Tevere. Finalmente, dopo un percorso praticamente “di guerra”, anche perché continui ordini e contrordini crearono problemi perfino tra le forze dell’ordine, i resti mortali di Pio IX – osannato e contestato papa re – giunsero a San Lorenzo.
I gravi disordini di quella notte provocarono le proteste della Santa Sede e i biasimi dei governi esteri. Anche il governo del giovane Regno d’Italia si affrettò a deplorare l’accaduto e cercò di giustificarsi dicendo che era stato sorpreso da avvenimenti non previsti.
Gli anticlericali, invece, aizzati e sostenuti pure da certa stampa, continuarono a gloriarsi del loro gesto, dolenti soltanto – come scrissero sul Dovere – di non essere riusciti a buttare nel Tevere il cadavere di Pio IX. L’ultimo papa
re.
Un testimone oculare, tale Ceccarini Alessandro, “impiegato ai Musei Pontificii” – così si qualifica egli stesso –, ci ha lasciato una preziosa testimonianza sui suddetti incresciosi fatti ed i nomi dei sei più scalmanati, seguaci, secondo lui, della “setta massonica”, che “si fecero a tormentare e ad insultare in ogni maniera i buoni cattolici, che devotamente accompagnavano la venerata Salma”: Scatizzi Pio, parrucchiere; Antonini Romeo, garzone macellaio; Bazzi Vittorio, negoziante pasticcere; Coccanari Romolo, impiegato municipale; Maceroni Mariano, studente; Corcos Achille, negoziante di cereali.
Sempre il Ceccarini, continua la sua testimonianza scrivendo tra l’altro: “Calmato il fermento, il Governo Italiano, per dare una soddisfazione alla pubblica indignazione, istruì non pochi processi penali, venendo a risultare colpevoli di eccitazione alla infausta dimostrazione i nominati adepti alla setta, i quali vennero rispettivamente condannati: Scatizzi Pio, Antonini, Maceroni e Bazzi, ad un mese di carcere e lire 150 di multa; Coccanari e Corcos a tre mesi di carcere e lire 250 di multa.
La Massoneria, per rendere onore ai facinorosi e per rendere d’imperitura memoria il loro operato, fece coniare clandestinamente sei sole medaglie in argento di grande dimensione, aventi da una parte la scritta: AI ROMANI | CHE | GIUDICARONO IL PAPATO |LA SERA DEL 13 LUGLIO | MDCCCLXXXI – e dall’altra il nome di ciascuno de’ condannati e l’iscrizione IMMORTALE ODIVM ET NVNQVAM SANABILE VVLNVS, verso di Virgilio […].
“Di queste sei medaglie che vennero distribuite a ciascuno dei sei condannati in premio della loro opera, e che si rendono rarissime per il loro ristrettissimo numero, Io, Alessandro Ceccarini, Impiegato a’ Musei Pontificii, ho potuto avere quella di proprietà dello Scatizzi, che se ne disfece. Non pochi amatori, desiderosissimi di avere la sunnominata medaglia e fra questi il Principe Sergio di Russia, fecero varie pratiche presso di me, ma io, desiderando che questa medaglia sia vera memoria e documento inconfutabile de’ fatti avvenuti, con vivo sentimento di soddisfazione e di devozione, la offro alla Santità di Leone XIII e ne faccio dono per la collezione storica della epoca moderna…”.
Il carro funebre, dopo tanto pellegrinare, arrivò infine alla basilica di San Lorenzo fuori le mura. Papa Pio IX finalmente poteva vedere esaudito il suo desiderio. Chi entra oggi nella basilica romana può pregare davanti al suo corpo che riposa in una cripta sotto l’altare maggiore. Nella parete in fondo, dietro il corpo esposto, vi è un tondo: rappresenta Cristo che porta sulle spalle una pecora del gregge di Dio: è la figura del “Pastor gregis”.
© 2025 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF