Approdi ricchi di storia tra il nord della Sardegna e la Corsica
Forse è un po’ presto per pensare alle prossime vacanze estive, ma in queste prime giornate fredde l’idea di una spiaggia assolata, di un limoncello o di un mirto davanti ad una luna che si specchia sul mare, dai, a chi dispiace? E già che ci siamo, chi ha mai detto che un bel giro in vela o a motore sia solo un divertimento (o una penitenza, per qualcuno)?
Navigare su un mare azzurro, dove le chiazze più chiare, quasi bianche, si mescolano con il turchese più brillante o finiscono in pozze blu scuro, è una gioia per gli occhi e spesso un balsamo per chi ricerca pace e tranquillità, per allontanarsi dal quotidiano e dirigere i suoi pensieri verso qualcosa di più alto, inattingibile tra la confusione delle spiagge affollate. E dunque saliamo su una barca e lasciamoci prendere solo dall’ispirazione del momento per scegliere la nostra meta. Anche perché, se abbiamo scelto la nostra meta, o anche soltanto la direzione, più con il cuore che con la testa, sarà più probabile che, dopo l’approdo, avremo la curiosità di esplorarla, quell’isola, quello scoglio, quella spiaggia o la fine di quel promontorio che per qualche misterioso motivo ci ha attirato. Non è facile scarpinare sotto il sole estivo, ma ne vale la pena; spesso gli approdi che abbiamo più o meno consapevolmente scelto ci portano sorprese indimenticabili che ci mettono in comunicazione con il passato.

Spargi, per esempio, tra le isole dell’arcipelago della Maddalena, merita una passeggiata tra le sue rocce modellate dal vento, gli arbusti della macchia e, soprattutto, la sua solitudine. L’isola è infatti disabitata, ma, camminando tra i sentieri sabbiosi, ci si può imbattere in apparenti caverne dotate di letti, bagni e cucine; si tratta in realtà di fortificazioni costruite dai soldati durante le due guerre mondiali, quando l’isola era una base militare. È stupefacente imbattersi, tra miti e corbezzoli, con il Forte Zanotto, a picco sul mare e perfettamente mimetizzato: può capitare di approdare sulla banchina militare – senza neanche badarci –, percorrere il sentiero in salita che si apre davanti a noi e lasciar vagare lo sguardo sugli edifici militari assolutamente invisibili dall’esterno. Per la precisione si tratta di una batteria antinave di grosso calibro, pare la prima opera di tali dimensioni costruita in Italia dopo la Prima Guerra Mondiale. Si può ancora leggere, inciso su una targa di marmo, il motto della batteria: EST FORTIUM SPECTARE SILENTES ( “È proprio dei forti contemplare il destino in silenzio”). Se poi si arriva alla sommità del sentiero si può ammirare dall’alto lo spettacolo degli edifici mimetizzati, in particolare la stazione di tiro, perfettamente nascosta dal rivestimento in pietra locale. Insomma ci si sente immersi in una sorta di Mediterraneo di Salvatores in cui i soldati non intrecciano relazioni con gli abitanti ( che non ci sono), ma attendono un nemico che, per fortuna, non arriva; un’atmosfera quasi da Fortezza Bastiani, da Deserto dei Tartari di Buzzati. E quando poi si risale in barca le riflessioni sulla pace e sulla guerra, sull’assurdità della morte di tanti giovani, sulla triste constatazione che purtroppo la storia non è magistra vitae, o meglio che l’uomo non vuole imparare dai propri errori, sono inevitabili e danno un tocco diverso alla giornata in barca.
Oppure può capitare di passare dall’Isola di Santo Stefano, sempre nell’arcipelago della Maddalena, avvicinarsi ad una cava di granito abbandonata e vedere il busto di una gigantesca statua incompiuta; si tratta del busto di Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, il genero di Mussolini. Il busto è imponente: è alto tre metri e il viso ha un’aria severa e marziale, con enormi baffi e una divisa da vecchio marinaio. Alla morte di Ciano, nel 1939, il fascismo, di cui l’uomo era stato un ministro, decise di onorarlo costruendo per lui un grande mausoleo – oggi ridotto a qualche rudere malandato – che avrebbe dovuto essere sormontato da una gigantesca statua di 13 metri. Le due parti del busto nel luglio del 1943 erano state completate e il tronco era in fase di rifinitura, ma la caduta del fascismo il 25 luglio bloccò lavori. E oggi è tutto ancora come allora, sospeso in un momento senza tempo che fa riflettere e rende la traversata di ritorno più silenziosa del solito.

Ma il luogo dove la storia fa sentire più vivo il suo fascino, almeno in questo braccio di mare, per me è l’isola di Lavezzi. Questa volta si abbandona il parco della Maddalena e si veleggia verso la Corsica: oggi l’isola è difesa da boe che non permettono di avvicinarsi troppo e tanto meno di approdare e scendere a terra, ma chi ha avuto la fortuna di poterlo fare non potrà mai dimenticare la magia dei due cimiteri dell’isola. Lì sono sepolti, separatamente, gli ufficiali e i marinai di una nave, la Semillante, una fregata francese che nel 1859 era andata schiantarsi su quelle rocce, provocando la morte di quasi ottocento uomini. Ma di tutto questa tragedia qui rimane solo il ricordo romantico ed affascinante di un lontano passato; camminare tra le lapidi e immaginarsi la vita degli uomini che qui sono sepolti sembra un modo per onorarli e sentirli vicini, loro che non ci sono più, a noi che siamo qui in vacanza, noi che grazie a loro sentiamo l’appartenenza ad un universo comune, che non è toccato da distanze spaziali o temporali, ma ci accomuna tutti nel lento scorrere del tempo universale della storia umana. Forse questo è l’insegnamento più alto che la storia ci può dare, anche qui, in mezzo al mare e in vacanza.

Bello rivivere, leggendo chi le ha vissute, le emozioni del navigare per l’arcipelago della Maddalena e la vicina Corsica. Emozioni che restano nel cuore, colori che ti accompagnano nell’inverno quando , almeno io non navigo sul mare . Quel mare in cui i turchesi diventano azzurri sfumati e poi verde smeraldo e poi blu zaffiro.
Per fortuna la bellezza delle rocce , dei sentieri , delle baie e delle spiagge di Lavezzi si possono ancora apprezzare: basta una nuotata e arrivare a riva !
Complimenti Patrizia , come al solito descrizioni e riflessioni perfette.. io quei luoghi non li ho mai visti, ma imparo a conoscerli attraverso le tue parole…
Leggendo , si nota che li hai visti e vissuti, pertanto ricorda l’estate finita da non molto, ma che ritornerà e sarà tutta un’altra storia…..!!!!
Brava Patrizia, brava come sempre nel descrivere luoghi che sfortunatamente non ho mai visitato ma che mi piacerebbe visitare grazie anche alle sensazioni positive che mi arrivano nel leggerti
Ci sono tanti luoghi che ricordano i nostri soldati. È bello che tu ne abbia onorati alcuni, poco conosciuti .
Purtroppo il sacrificio di molti, giovani, pare sia servito a poco, o almeno che sia poco riconosciuto.
Nella bellissima e silenziosa natura, che hai descritto, loro saranno finalmente in pace.
Grazie Patrizia.
Grazie, cari amici. E’ una gioia sapere che emozioni e pensieri sono condivisi da coloro che mi sono vicini. Un grande abbraccio!