Di Alessandro Mella
Erano gli anni drammatici della prima metà del Novecento ed i giovani erano stati tutti travolti dalla furia di una guerra voluta dal regime ma non sentita dalla popolazione. Che i popoli siano tendenzialmente ostili ai conflitti è normalissimo, del resto, figurarsi a quelli prettamente politici.
Enrico Gay era uno di quei ragazzi ed era nato a Perosa Argentina, vicino a Torino, il 25 luglio del 1921 figlio di Giovanni e di Clotilde Tron. (1) Giovane studente pieno di entusiasmo giovanile egli si vide spezzare il percorso dalla fatale chiamata alle armi. Nella primavera del 1942, al termine della formazione come allievo ufficiale ad Avellino, fu nominato sottotenente di fanteria e destinato al 2° reggimento alpini. (2)

È abbastanza probabile che il nostro Enrico avesse da tempo maturato sentimenti se non antifascisti quantomeno assai critici verso la situazione, infatti, solo due giorni dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si unì ai primissimi gruppi di resistenti che andarono a costituire la Divisione Autonoma partigiana Val Chisone della quale divenne un valoroso combattente.
Enrico era un giovane forte, disposto al sacrificio, un combattente motivato e un trascinatore d’uomini d’animo generoso. Ma la sfortuna, purtroppo, l’attendeva.

Durante un passaggio in Val Germanasca, alla Balziglia, lui e Dario Caffer furono sorpresi da un rastrellamento tedesco e quando rimase ferito, accortosi che non avrebbe potuto più fuggire, decise di compiere una scelta estrema. Fu forse per impedire al nemico di interrogarlo, forse per non essere un trofeo di cui potessero farsi vanto, forse in un estremo gesto di coraggio disperato e di protesta, egli si finì prima di essere raggiunto dai suoi aguzzini:
I tedeschi portarono nuove truppe in linea operando contro di noi con due visioni ed attorniandoci dalle valli confinanti. Passando in vai Germanasca, Caffer con il gruppo cadde in un’imboscata presso la Balziglia. Feriti da una bomba di mortaio, il ten. Enrico Gay e Dario Caffer decisero di darsi la morte piuttosto che cadere nelle mani del nemico. Dario mori subito, Enrico agonizzò sino all’alba; ma i tedeschi non lo ebbero vivo. (3)

Nel 1949, dopo la guerra e tornata la sospirata libertà così duramente pagata con tanto sacrificio umano, il suo gesto poté essere finalmente onorato ed il governo gli concesse la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione:
Gay Enrico fu Giovanni e di Tron Clotilde, di Perosa Argentina (Torino), classe 1921, sottotenente cpl., partigiano combattente (alla memoria).
Comandante di compagnia partigiana, già distintosi per valore e sprezzo del pericolo nelle operazioni di Val Germanasca e di Val Chisone e nella difesa di Villareto e Fenestrelle, durante un attacco da parte di preponderanti forze nemiche; restava con un gruppo di uomini circondato in una località di alta montagna. Dopo aver, benché ferito, strenuamente difesa la difficile ed impervia posizione infliggendo gravi perdite all’attaccante, rifiutava di arrendersi e per non cadere vivo nelle mani dell’avversario che stringeva il suo cerchio intorno a lui, con epico gesto che sa di leggenda, troncava volontariamente la sua giovane esistenza. – Bergerie Chinivent, 19 agosto 1944. (4)

La memoria di Enrico Gay è ancora vivissima nelle terre che lo videro combattere per la libertà. A Perosa Argentina, sua comunità natale, gli è stato dedicato un parco pubblico e il locale gruppo dell’Associazione Nazionale Alpini.
Ed è confortante pensare che la memoria di questo eroe resterà nel tempo, si perpetuerà, che le future generazioni non scorderanno il suo nome. E quel gesto estremo, coraggioso come pochi altri atti, compiuto per non esporre i propri compagni al pericolo. Ma anche per salvare sè stessi, nonostante tutto, salvando la propria dignità.
Alessandro Mella
NOTE
1) Commissione Regionale Piemontese per l’accertamento delle qualifiche partigiane, scheda Gay Enrico tramite il portale Partigiani d’Italia.
2) Bollettino Ufficiale – Ministero della Guerra, Dispensa 80, 27 agosto 1942, p. 5827.
3) La Nuova Stampa, 98, Anno II, 25 aprile 1946, p. 4.
4) Archivio dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare.
