Al di là delle faziosità, io non credo che il regista Boll sia scivolato su una buccia di banana, su un ennesimo e grossolano errore tecnico o ideologico
Come milioni di altre persone ho voluto vedere su Youtube l’ultimo film del regista tedesco Uwe Boll ‘Citizen Vigilante’ (Cittadino Giustiziere) per il clamore che ha suscitato il rifiuto in Germania di classificarlo e quindi l’impossibilità, in mancanza del raiting, di farlo proiettare nelle sale cinematografiche. Il film è stato tacciato dalle autorità tedesche di propaganda razzista, xenofoba e di essere anti migranti, di promuovere la violenza privata e la giustizia fai da te in seguito alla constatazione che lo Stato tedesco (e gli altri Stati dell’Europa occidentale) non adempiono più ai loro compiti istituzionali di proteggere e fare progredire la propria popolazione autoctona, mentre proteggono invece gli immigrati che delinquono e favoriscono l’islamizzazione della cultura occidentale.
Comprendo che questo film che trae ispirazione da un fatto realmente accaduto ad Amburgo nel 2016, abbia urtato la sensibilità delle istituzioni e di quella parte dell’opinione pubblica tedesca progressista e woke che sulla difesa dell’immigrazione irregolare ha puntato tutta la sua politica. Comprendo che non vogliano far sapere quali violenze e soprusi abbiano consentito sul loro territorio e popolo commesse da queste ‘risorse umane’ (così come in UK per vent’anni sono stati taciuti i 250.000 stupri di giovani inglesi perpetrati da uomini della comunità pakistana) e che l’integrazione e il multiculturalismo tanto decantato sono miseramente falliti, innescando un pericoloso strascico di guerra civile di cui vediamo i primi segnali.
In effetti nel 2016 ad Amburgo accadde un fatto di efferata violenza che, peraltro, non trovò giustizia nelle aule giudiziarie. Una quattordicenne tedesca venne selvaggiamente stuprata e abbandonata sotto il gelo per tutta la notte da una baby gang di extracomunitari, di seconda generazione e apparentemente integrati. Il caso si concluse con la comminazione di pene irrisorie e la concessione della condizionale. Non fecero neanche un giorno di carcere, perché lo scopo della pena era di riabilitare dal disagio esistenziale e non punire, così motivò la sentenza della magistratura.
Ma mentre nella realtà i criminali la fecero franca, nel film di Boll, il giustiziere li uccide tutti, compresa la famiglia composta di madre, padre e sorella di uno di loro che cercavano di giustificare il congiunto colpevole con aberranti affermazioni.
E non solo, il giustiziere di Boll va ancora oltre nel fare pulizia, uccide anche i magistrati che hanno lasciato liberi i criminali violentatori.
Si, comprendo perché la Germania ha cercato di bloccare e censurare la divulgazione di questo film. Non se ne ricava una buona immagine di Stato democratico e civilizzato, come del resto non ne escono bene neanche Stati come UK, Italia e Francia, Belgio, Svezia etc. dato che seguono la stessa politica di tirannia woke.
Ad ogni buon conto ci ha pensato Elon Musk a risolvere il problema. Ha sollevato il caso mediatico sul film e lo ha messo a disposizione sul suo profilo X per la visione gratuita. Naturalmente il film è diventato virale e ad oggi è stato visto da milioni di persone in tutto il mondo, e come al solito si sono scatenate le fazioni, sempre almeno due, che lo condannano o lo osannano.
A parte le critiche di natura tecnica del film, diretto da un regista considerato maledetto, la scenografia, la fotografia, il montaggio, la trama, la lentezza disarmante rispetto ad una veloce e ingiustificata evolversi della violenza, non sono piaciute a nessuno. Di reale interesse invece sono state le critiche e le considerazioni di natura sociale e ideologiche, sostanzialmente due. La prima ‘fazione’, quella progressista woke, ritiene che sia un film di propaganda razzista, anti immigrazione e che incita la popolazione autoctona a odiare e a farsi giustizia sommaria da sé verso gli immigrati che delinquono nel loro paese. La seconda ‘fazione’ invece elogia il coraggio del regista che mette il dito sulla piaga dell’immigrazione incontrollata che delinque, e che denuncia un sistema che sta collassando verso la guerra civile nei vari territori europei. E così tanti leoni da tastiera, come spesso succede, hanno trovato anche in questa occasione la possibilità di sfogare le proprie frustrazioni personali e la propria insoddisfazione nell’esprimere fino a notte fonda la rabbia verso gli altri che non la pensano come loro; con buona pace del sistema che ancora una volta fa bingo con il ‘divide et impera’ instillato negli animi delle persone prive di pensiero critico.
Al di là delle faziosità, io non credo che il regista Boll sia scivolato su una buccia di banana, su un ennesimo e grossolano errore tecnico o ideologico. Credo che anche i presunti errori o gli eccessi più banali siano stati ritualmente programmati, credo che ogni scena sia stata studiata e progettata per inviare un preciso messaggio al mondo intero, ad urbi et orbi. Una volta visto tutto il contesto e le dinamiche in cui si muove la pellicola, viene quasi naturale andare oltre l’opera, il suo artefice, i suoi detrattori e i suoi fans, e credere di vedere un progetto che va oltre la matrix pianificata.
Credo, che questo lavoro sia ‘cascato a fagiolo’, non sia dovuto al caso ma alla causa, che sia piovuto sopra le teste degli europei perché questi popoli che stanno vivendo un’invasione islamista della stessa pervasività di quelle verificatesi nei secoli passati, vanno risvegliati e invitati alla riconquista dei propri territori e della propria cultura.
Il film contiene in una sequenza elementare e facilmente comprensibile anche dalle menti più semplici una denuncia, un monito e una minaccia! I destinatari sono tutti! Tutti i singoli individui e le collettività, i ricchi e i poveri, gli schiavi e i dissidenti, i potentati e i sudditi, i pensanti e i disconnessi.
Da che parte stia il regista non è dato di capire, ma forse non è neanche importante scoprire una sua particolare posizione ideologica. Quello che egli ha voluto spargere nei cieli europei è un avvertimento che potrebbe provenire tanto dall’élite del deep state così come dai guerrieri per la libertà dei popoli. Il messaggio circolare va bene per ogni tipo di interpretazione e forse dovrebbe fare accapponare la pelle a tutti, ai giusti e agli ingiusti.
Il primo messaggio che viene trasmesso è quello della denuncia, la denuncia al mondo intero. Il protagonista M. Sanders che si arroga il ruolo di giustiziere e di liberatore del popolo di una città europea dal giogo della violenza degli extracomunitari, ripete più volte come un mantra: “Siete tutti usati!” “ Sono qui per aiutarvi a riprendere il controllo fino a quando non lo riprenderete voi” “ Camminate per strada e venite accoltellati e derubati!” “ E se tutto quello che vi viene insegnato fosse una totale assurdità?” “Possiamo cambiare la storia!”.
Egli denuncia le violenze degli immigrati, dell’islamizzazione estremista, della totale latitanza degli Stati che non tutelano i valori cristiani e di democrazia, distruggendo il patto sociale concluso con il proprio popolo.
Dalla denuncia Sanders passa al monito, l’avvertimento destinato a tutti, ai carnefici immigrati e alle vittime autoctone, indistintamente a tutti, a farsi portatori del cambiamento di rotta per realizzare+- una pacifica convivenza. Enuncia principi di onestà e rettitudine ai bulli che picchiano un coetaneo, alla baby gang che non paga i biglietti del bus, ma ancora di più alla famiglia di uno dei cinque immigrati stupratori della quattordicenne tedesca.
Questa famiglia sentenzia la propria morte attraverso le dichiarazioni che fa al giustiziere. E così TUTTI vengono a sapere che loro giustificano lo stupro di una cristiana infedele perché così stabilisce il Corano. E così tutti hanno visto che anche le donne islamiche ritengono giusto ricorrere allo stupro delle donne cristiane per mortificarne la natura libertina lontana dalla sharia che vorrebbero imporre nei ‘territori conquistati’. Più violenta e aberrante delle scene di uccisioni è stata quella in cui la sorella dello stupratore, accolta e sostenuta nel paese di cui odia i costumi e le tradizioni, urla che le donne occidentali meritano di essere stuprate a causa delle minigonne che portano, delle scollature che esibiscono, tutte gravi provocazioni per gli istinti sessuali e animaleschi dei loro uomini. Sembrava di essere regrediti di secoli. E le nostre femministe zitte! Accolte sotto lo stesso ombrello degli islamisti dai sinistri progressisti, si trovano ad essere coalizzate proprio con i nemici delle donne! Ma tant’è, è di questi giorni la dichiarazione e richiesta distopica del Presidente austriaco dei verdi A. Van der Bellen alle donne del proprio paese di indossare il velo islamico in segno di solidarietà con la minoranza delle donne islamiche, per combattere l’islamofobia (sic!).
Dal monito Sanders passa alla minaccia verso tutti coloro che favoriscono e sono complici dell’islamizzazione dei territori europei. Infatti non giustizia solo la gang degli stupratori immigrati, ma anche i magistrati che li assolvono dagli odiosi crimini predatori che commettono giustificando i loro comportamenti criminali con lo stress da immigrazione e il disagio di ambientamento. Giustizia anche i poliziotti che sono dei semplici esecutori degli ordini di perseguire i cittadini e di lasciare andare i criminali stranieri, perché tutti secondo il giustiziere avrebbero la possibilità di scegliere diversamente, altrimenti sono dei responsabili indiretti, ma responsabili comunque.
Il regista in fondo denuncia la follia del mondo, la disumanità e la disconnessione cognitiva globale al suo acme, dal quale non salva neanche il giustiziere Sanders di cui evidenzia i tratti psicotici tra le scene del rapporto sessuale con una prostituta che lavorava in un palazzo di sua proprietà e la muffa sopra al muro che lo distoglie dall’atto sessuale stesso.
In conclusione, da questo film tutti ne escono male, i progressisti woke e i pseudo conservatori tradizionali, complici o inermi spettatori Non c’è la caduta di stile del regista definito superficiale e qualunquista. Tutto di questo film è stato programmato esattamente com’è stato poi realizzato. Un messaggio subliminale indirizzato all’umanità è contenuto nel film, un messaggio che più di quello esplicito, è arrivato alla mente di tutti.
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Mi complimento con la redattrice che ha affrontato il tema senza fronzoli e retorica. Una caratteristica che ho riscontrato in altri suoi articoli meritevoli di rilettura.
La ringrazio Silvio per il positivo riscontro