Emil Cioran
Estratto dal libro “Divagazioni”
Le credenze forgiate dagli uomini, nella loro inconscia brama di illusione, non tendono che a raggirare i rigori e le conseguenze della conoscenza di sé.
Colui che si vota a un “ideale” lo fa per non restare faccia a faccia con sé stesso. Lo sguardo fisso sugli abissi dell’intimità paralizza lo slancio della creatura. Sorge così il bisogno di credere, cioè di essere quel che non siamo.
È la paura di restare con sé stessi e di non sapere cosa fare. L’egoismo è il più grande nemico dell’io, ma anche la sua salvezza attraverso ciò che esso non è; è l’invenzione di interessi e fedi per conservarlo, è la sua riduzione a oggetto. A tirarci fuori dal baratro dell’io è proprio l’egoismo, vero strumento della non conoscenza di sé, arnese anti-filosofico della vitalità.
L’io rappresenta la possibilità inconcepibile di un qualcosa, che non è tutto, di essere questo tutto; […] Come non spaventarsi, quindi, di fronte a questo limite in cui lo ha collocato la propria natura e la propria funzione? Come potrebbe non scivolare via la consapevolezza della propria impossibilità? Nulla di più innaturale di questa consapevolezza, nulla di più contrario all’evoluzione naturale della “vita”. Che nessuno arrivi al limite ultimo di sé stesso senza correre pericoli deriva dall’astuzia della natura […].
Ogni attenzione a quel che non siamo è una carenza dello spirito e un trionfo dell’eterna banalità dell’esserci. La conoscenza di sé crea una frattura tra io e mondo che nulla può più colmare, e che finisce per svuotare questo mondo stesso. […] Giunti a questo limite, sorge un nuovo pericolo: l’io rischia di diventare un credo, adottando, in grande, l’errore che voleva evitare in piccolo.
(Rășinari, 8 aprile 1911 – Parigi, 20 giugno 1995) è stato un filosofo, saggista e aforista romeno
La filosofia di Cioran consiste nel rinnegare il sistema stesso, le regole, il formalismo accademico, senza pretendere di spiegare e dimostrare ma solo mostrando in cosa consiste la vita parlando di se stesso come uomo e non dell’astratta umanità.
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