Ancora più monumentale risulta però il tentativo effettivo di tale ricerca nella vita pratica, poiché in effetti tutti gli uomini sprecano la loro vita che diventa così una cosa assolutamente priva di senso, quindi totalmente perduta.

Oggigiorno poi le cose sono ancora più complicate, poiché la ricerca del senso delle cose dell’uomo moderno non si ferma solo al tempo sprecato e perduto, ma anche allo spazio vitale animico sempre più stretto ed ingombro di cose futili.
Dobbiamo partire tutti alla ricerca di una vita che ci è sfuggita dalle mani come sabbia di un miraggio, per ritrovare lo spazio interiore con cui respirare liberamente al ritmo pulsante, pacato ma dinamico dell’esistenza.
Sempre più persone e cose inutili infatti ingombrano il raggio d’azione della nostra coscienza che diventa così sovraccarica di un inutile bagaglio. La vecchia figura mitologica di Atlante che porta sulle spalle il mondo intero rappresenta benissimo quello che vogliamo trasmettere.
E’ un’impresa impossibile quella di Atlante, nessun essere umano può sopportare tale cosa. Così nascono tensioni a non finire, incomprensioni, odi e litigi poiché ognuno si lamenta del peso che portiamo, credendo tra l’altro che solo il nostro sia realmente pesante e misconoscendo che tutti gli esseri umani sono nelle nostre medesime condizioni.
L’atmosfera del pianeta è così satura dei gemiti e dei lamenti della razza umana e ciò crea una sorta di fluido elettrico che va ad alimentare ancor di più il peso già insopportabile che le coscienze sono costrette a subire. E’ come se mancasse l’aria.
Il tempo perduto forse non potremo mai ritrovarlo, perso nelle brume di un passato che non esiste più, però possiamo andare effettivamente alla ricerca dello spazio perduto.
Ovviamente tale nuovo spazio in cui respirare liberamente mai lo troveremo all’esterno di noi, ma solo nei recessi più profondi della nostra psiche più interna, dove, un lago quieto di vigile consapevolezza ci permette di non interagire più in modo energetico con gli enormi pesi che la vita esteriore ci impone.
Jiddu Krishnamurti sovente diceva che una mente libera, sgombra cioè dal normale e coercitivo flusso di pensieri meccanici, di fronte ad un problema non fugge nella teoria così schivandolo ed aggravandolo, ma si immerge nell’assoluto presente risolvendo all’istante il problema che si pone davanti a noi.
Lo spazio esterno dell’uomo moderno è saturo di ogni sorta di cose, immagini suoni e rumori. Tutto ciò ingombra anche lo spazio interno, è quindi inutile cercare un nuovo spazio esterno che sia sufficientemente libero per donarci serenità e quiete.
Distacchiamoci così dall’esteriorità senza fuggire dal mondo, la meta finale è il famoso detto evangelico “nel mondo ma non più del mondo “.
FD
