Immagine realizzata da Fabio Mandaglio
Per un futuro migliore
Il BAROMETRO SUL FUTURO è una indagine demoscopica che analizza percezioni, paure e aspettative degli italiani sul futuro del Paese. Realizzato dall’Istituto Piepoli per ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ha rilevato ai primi di dicembre dell’anno appena concluso che in Italia il pessimismo ha raggiunto livelli record e che solo il 22 % degli Italiani è portato a credere in un futuro migliore. Preoccupano in particolare la politica, che per tanti non fa abbastanza; il costo della vita, che innesca diseguaglianze economiche e sociali; l’Intelligenza Artificiale, che tende a comprimere i posti di lavoro; la dinamica dei Poteri forti, che si contendono il mondo e rendono temibile la globalizzazione dei conflitti. Le inquietudini riguardano anche il cambiamento climatico, il razzismo, la minaccia del terrorismo con quello islamico in particolare, la sicurezza dei luoghi comuni, i cyber attacchi informatici.
L’anno nuovo in corso si annunciava come anno del cambiamento, per approcciare con ottimismo il futuro d’un domani migliore, ma tanti e diversi avvenimenti hanno compromesso la fiducia nel salto sperato. Dalle Americhe, nubi temporalesche hanno preso a coprire i cieli di Venezuela e Paesi limitrofi, spostandosi minacciose verso la fredda Groenlandia. Dall’altra parte del mondo ribollono alquanto le calde acque intorno all’Isola di Taiwan. Sciami di droni proditori funestano intanto l’Ucraina e a Gaza si accumulano macerie e morti. In Iran si spara di nuovo ad alzo zero contro il popolo inerme degli oppressi da disumana teocrazia e l’abaco va in tilt con la conta degli estinti. Lì, si perdono gli zeri da aggiungere alla prima cifra significativa estremamente variabile mentre altrove si inceppano le palline rosse, che contano il numero dei morti raccattati vivi nelle sconfinate plaghe kirghise, gonfiando quello delle innocenti vittime di una ingannevole operazione militare speciale.
Ma più destabilizza in questi giorni, per la vicinanza geografica del luogo e per il coinvolgimento umano, il rimando aritmetico certo dei morti di Crans Montana e dei suoi ustionati, non meno vittime d’una tragedia tanto immane quanto evitabile. Nella natura degli eventi, sono i figli che dovrebbero seppellire chi li ha messi al mondo e nella scala del dolore forse non c’è dolore più grande di quello del genitore dinnanzi alla bara d’un proprio figlio all’affaccio della vita che gli ha dato e che si chiede: perché?… e non trova risposta. Anche dove si doveva far festa, di quella pira l’orrendo foco ha sacrificato al dio danaro virgulti di tanta nostra sana gioventù.
In questo drammatico contesto e negli altri di geopolitica dimensione a cavallo d’anno è giustificato il pessimismo degli Italiani? Nella psicologia sociale, che studia le dinamiche di gruppo, l‘Ansia da Capodanno si è presentata questa volta da noi come malessere emotivo, col pavento di incertezze e inadeguatezze e la richiesta di aiuto per una certa paura del futuro.
Densi di ribrezzo, anche i fumi esalati da Crans Montana hanno “offuscate tutte le stelle perché non le vuole più nessuno”. Sono versi di Funeral Blues, che W.H. Auden ha dedicato a un amico caduto in guerra, ma sono terribilmente suggestivi per tremendo rimando ai dolori immani, che zavorrano ormai tanto avvenire di tanti. Sostiene però pensare che debba esserci anche qualcosa di buono nel 2026, anno dall’alba livida di chi trepido attende e coraggiosamente spera.
La numerologia non è scienza, ma come pseudoscienza dà spesso risposte sufficientemente affidabili e il 2026 per Pitagora, che ci ha azzeccato col suo teorema, è ANNO UNIVERSALE UNO. Punto e a capo, quindi? Perché no! Quel che resta indietro forse non è tutto inutile.
Si vales, vàleo.
