Immagine realizzata da Fabio Mandaglio
Nella numerologia pitagorica
Tanti si sono interrogati sulla portata dell’anno 2026 rispetto al precedente 2025, caratterizzato da un certo disordine mondiale, che sembra perdurante. Nel mondo esoterico della numerologia, considerata pseudoscienza, i numeri non indicano solo quantità, sono anche principi fondamentali dell’universo; dotati di significati simbolici, rappresentano l’essenza di ogni cosa e sono il fondamento dell’armonia universale.
Secondo il sistema introdotto dagli Arabi, ciascun numero è composto di una o più cifre, cioè di segni, che rappresentano in progressione dallo 0 al 9 e che portano, ognuno, la propria valenza. La riduzione di qualsiasi numero, per quanto grande, a una sola cifra della serie da 1 a 9, sintetizza i valori di quel numero; si ottiene sommando le cifre del numero e poi, eventualmente, le cifre della precedente somma.
Per Pitagora tutto è numero e le sue considerazioni attribuiscono a ogni numero una vibrazione cosmica unica. La numerologia pitagorica non conosce la indicazione degli anni come prevista dal calendario gregoriano, riconosciuto e pressoché universalmente accettato, il quale dal 1852 numera progressivamente gli anni solari dalla nascita di Cristo. Per i pitagorici, il tempo che passa si misura in blocchi di nove anni numerati progressivamente da 1 a 9. Ciascuno è detto anno universale, la cui cifra si ottiene dalla riduzione dell’anno solare in questo modo: 2025; 2+0+2+5 = 9. Quindi: anno solare 2025 = anno universale 9. E ancora: 2026; 2+0+2+6 = 10; 1+0 = 1. Quindi: anno solare 2026 = anno universale 1. Con semplici calcoli aritmetici, si può constatare che gli anni solari della serie 2017/2025 come anni universali hanno lo stesso numero progressivo da 1 a 9 degli anni solari della serie 2026/2034. Gli anni universali, che hanno lo stesso numero in stringhe diverse e progressive di nove, tendono a mostrare corrispondenza di valori, a conferma della straordinaria intuizione e constatazione di Giovanbattista Vico per il quale il ciclo evolutivo delle civiltà procede in rinnovamento continuo attraverso corsi e ricorsi sempre uguali e sempre nuovi, perché nessuno è ripetizione di un precedente.
Il 2025, anno universale 9, chiude un corso; il successivo 2026, anno universale 1, dà inizio a un nuovo corso ed è nella logica degli eventi che questo sarà diverso. Nella emotività della speranza sarà anche migliore e la conferma sta nei valori che la numerologia conferisce a ciascuna delle cifre del 2026, alla loro combinazione e alla riduzione che lo qualifica come anno universale 1.
Niente può costituirsi senza partire dal numero 1, che ha la capacità straordinaria di fondere diversità anche contrapposte nella unità di qualcosa di diverso. Senza cercare altrove la verità di questo assunto, basta prendere atto del fatto che l’armonia del mondo è opera del Creatore, il quale ha sapientemente mescolato le cose tanto diverse che conosciamo. Nell’1, che non è né pari né dispari, c’è la conciliazione della dualità di tutti i generi e nel 2026 compare due volte il 2, che rimanda a legami intimi come anche a non comuni intese e ad aiuti, che si integrano fisicamente, come ben si vede, per esempio, in alcuni organi e negli arti umani, i quali si completano cooperando senza annullarsi singolarmente. Due metà, per altro, si fondono nell’unità e questo basta da solo, senza altre considerazioni, a rendere manifesto il valore dell’1, ma anche la disponibilità conciliativa del 2, aprendo così a triade e trinità, concetti di portata universale, la cui potenza arriva a collegare la terra al cielo nei legami religiosi. Anche il 3, infatti, è presente nell’anno universale 1, che comincia il primo gennaio, data da indicarsi anche così: 1.1.1. E quanto di buono possono concretamente aspettarsi da questa tripletta i cultori della numerologia?
Ma, come è per quasi tutte le cose significative, spesso nascoste in fondo, anche quelle che più interessano sono nel finale del numero 2026. A quel 6, simbolo di equilibrio e di armonia, compete la valenza di raddoppiare la potenza del 3 e triplicare col 2 la capacità di conciliare, nella unità, posizioni duali anche contrapposte senza annullarne alcuna. Quel 6, sommato al 2 che lo precede, ci porta poi all’8. Posta in orizzontale, questa cifra ricorda il lemniscus, il nastro ornamentale ripiegato, che adornava le corone trionfali nell’antica Roma e che, per rimando, si chiama lemniscata. Curva piana senza limiti, lemniscata è termine aulico molto poco usato; il suo segno grafico, infatti, è comunemente noto come simbolo dell’infinito. La sua linea di continuo ritorno, indicativa del ciclo infinito della vita, della eternità, non poco enfatizza e dilata la portata prospettica dell’anno 2026.
Ultimo ma non ultimo, poiché altri potrebbero ricordare cose diverse non riferite sul significato del numero 2026, diciamo dello zero che vi compare e che da solo simboleggia il vuoto. Come moltiplicatore universale, però, ha lo straordinario potere di amplificare l’essenza e la valenza di tutti i numeri che accompagna.
È stato osservato che due zeri, tangenti in piano in un solo punto, rimandano al simbolo dell’infinito e questo induce a chiedersi, perplessi, come dal nulla, col nulla del vuoto di due anelli che si congiungono, possa crearsi la pienezza dell’infinito. La risposta cercata fa tremare le vene e i polsi e resta nel mistero fantastico della numerologia e delle sue rocambolesche escursioni di pensieri alati con fughe mentali verso dimensioni anche spirituali.
Si vales, vàleo.
