Recensione
Nel primo capitolo del romanzo è narrata la morte di Auguste, che crolla improvvisamente davanti ai clienti del suo ristorante. Nelle pagine si percepisce il senso d’incredulità di fronte a un evento inaspettato, il senso del dovere rispetto alle usanze, che s’ignorano perché legate a una situazione che si affronta per la prima volta, agli obblighi familiari, sgraditi e verso cui si è impreparati, agli atteggiamenti da assumere in pubblico. Il sentimento che manca è il dolore.
Il bistrot, in rue de la Grande-Truanderie, si chiama Chez l’Auvergnat. All’interno ci sono due sale: le Pulci, la prima, quella con il vecchio bancone di stagno e i tavolini di marmo; Guignol, la seconda, insediata al posto della vecchia cucina. Quest’ultima è sistemata oltre una parete di vetro che consente di seguire la preparazione dei piatti, definita beffardamente in quel modo da Joseph, che lavora nel locale da prima della guerra, perché, a suo dire, i clienti avrebbero avuto l’impressione “di essere al teatro del Grand Guignol…” In seguito, la seconda sala è chiamata anche Senato, perché arricchita da quadri, tra cui spiccano tre Utrillo, e riservata ai clienti migliori e alle personalità.
Auguste-Victor-André Mature, arrivato cinquant’anni prima dalla nativa Alvernia, apre il suo bistrot a Parigi, grazie a qualche risparmio e a un po’ di soldi prestati dal fratello. Il locale si trova a Les Halles, nei pressi del mercato di vendita all’ingrosso di prodotti alimentari freschi. Inizialmente, il locale è frequentato dai lavoratori della zona che vanno a bere un caffè corretto o a mangiare un boccone. Con il trascorrere del tempo il locale migliora, grazie anche al coinvolgimento del secondogenito Antoine, che Auguste associa a sé. L’insegna non cambia, è modesta, ma il bistrot vince due stelle Michelin e diventa di tendenza, amato e frequentato dal Tout-Paris.
Avvisati da Antoine, che abita con la moglie Fernande nello stesso palazzo dei genitori sopra il locale, arrivano il giudice Ferdinand, il fratello maggiore, che si presenta con la moglie Veronique, e Nicole, la compagna del fratello minore Bernard che non si trova a Parigi ma è nel Midi per inseguire un altro dei suoi illusori affari.

Subito, Nicole, in rappresentanza di Bernard, pone le prime imbarazzanti domande su soldi ed eredità. Lei e Veronique, come spesso accade, pur non essendo parenti dirette del defunto, sembrano le più interessate mentre Fernande si astiene da ogni intervento.
Nessuno ancora mostra dolore: soltanto disagio per doversi trovare insieme a parlare di certi argomenti. La frase finale del capitolo “Il padre era morto e improvvisamente c’era un grande vuoto”, che illustra un rapido pensiero di Ferdinand, fa baluginare un minimo di umanità e affetto.
Poiché uno degli argomenti di discussione è la proprietà del ristorante condivisa tra Auguste e il figlio, costui ricorda il documento e il giorno in cui suo padre, da lui sollecitato affinché regolarizzasse la società, soprattutto per correttezza nei confronti dei fratelli, gli aveva presentato un manoscritto da controfirmare per legalizzare la divisione della proprietà e degli utili del locale.
In realtà, il loro essere soci era già stato sancito tempo prima quando si erano accordati: “Allora, resti?” aveva chiesto Auguste, e Antoine aveva risposto “Resto”. Con la mentalità contadina, ingenua e onesta propria di entrambi, non ci sarebbe stato bisogno d’altro ma esistevano i fratelli e le cognate, quindi la società doveva avere una veste ufficiale. Così era nato quel documento redatto da un individuo, ai margini del mondo legale, di cui Auguste si fidava. Tale documento, firmato da padre e figlio, era stato mostrato ai fratelli.
Ferdinand insiste per cercare il testamento che non si trova. Parlando con Antoine scopre che verosimilmente l’eredità che dovrebbero dividersi ammonterebbe a un milione di nuovi franchi, la stessa somma che lui, socio al 50%, ha guadagnato. Ovviamente conoscere queste cifre scatena in Ferdinand e Bernard la smania di arrivare al testamento o direttamente ai soldi, e parallelamente la loro invidia nei confronti del fratello, fino a quel momento considerato un uomo senza ambizioni, che ha quell’agiatezza che loro non hanno raggiunto.
Antoine è addolorato perché avverte sfiducia e invidia nei suoi confronti: “Per lui, fino al giorno prima, i suoi fratelli erano i suoi fratelli.” Né lui né gli altri sanno dove cercare il testamento o i contanti poiché “in fatto di soldi, suo padre era sempre stato un po’ misterioso […] amava fare le cose in segreto, come i contadini.”
Tra la narrazione degli eventi, Simenon introduce alcune interessanti osservazioni su come il mestiere di chi lavora in un ristorante, dallo chef al cameriere, dal maître alla cassiera, dal proprietario alla guardarobiera, sia simile a uno spettacolo teatrale che si ripete due volte al giorno, in cui ciascuno conosce la sua parte a memoria nelle battute, nei gesti e persino nella mimica facciale.
Ferdinand, come fratello maggiore e giudice, convoca una riunione di famiglia che comprende anche i suoi figli Jean-Loup e Marie-Laure.
L’incontro si svolge nel bistrot. L’atmosfera è tesa e minacciosa. Jean-Loup fa udire la voce della ragione intervenendo in modo costruttivo, mantenendosi sopra le parti.
Dei tre figli, Antoine è il puro, con l’onestà e l’ingenuità del padre contadino; non a caso è quello rimasto vicino ai genitori, non ne ha rinnegato le origini né il modo di interpretare la vita e ha un matrimonio felice, come quello dei suoi genitori, con la donna che ha scelto. Ferdinand è quello istruito, ha sposato una donna dei quartieri alti, ha rinnegato le sue origini e si lascia assorbire dal mondo della moglie, vivendo al di sopra delle loro reali possibilità. Bernard, è stato sempre viziato dalla madre e, anche per questo, vive un’esistenza fatta di trucchi e di escamotage, che lo costringe a chiedere aiuto ai genitori e ai fratelli, soprattutto ad Antoine.
I rapporti tra i figli e con i genitori, negli anni si sono cristallizzati e l’improvvisa morte del padre, unita allo stato di demenza della madre, manda in frantumi quel fragile equilibrio. Emergono il sospetto e l’avidità di Ferdinand e di Bernard, l’invidia nei confronti di Antoine, che pur mite e generoso, non è del tutto impreparato a ciò e che rimane colpito dalla sensazione di estraneità con cui ora vede i fratelli: “Non trovavano niente da dirsi. Ciascuno seguiva il filo dei propri pensieri.”
Importante è il ruolo delle compagne dei fratelli: la moglie del giudice vive di apparenze e l’agognata eredità rappresenterebbe un modo per migliorare il precario equilibrio finanziario della famiglia; la fidanzata di Bernard si rivela subito, al capezzale del defunto, interessata solamente a difendere gli interessi del suo uomo e suoi poiché vivono in condizioni economiche incerte e per nulla tranquille; la moglie di Antoine, che lavora anche lei nel ristorante, è una donna con un passato sul marciapiede ma è l’unica che si è occupata e si occupa della suocera e che non si esprime sui problemi dell’eredità.
“Tre figli che erano stati fratelli […] adesso erano tutti muti, senza niente da dirsi […] perché il vecchio Auguste era morto e loro erano diventati degli estranei.”
Scritto nel 1966, a Epalinges nel Cantone Vaud in Svizzera, e pubblicato nello stesso anno da Presses de la Cité, «La morte di Auguste» è la parabola amara degli effetti distruttivi che gli interessi economici esercitano sui rapporti familiari. Come spesso accade, le aspettative degli eredi annientano gli affetti, se mai ce ne sono stati, e alimentano le invidie; con la morte di un genitore, la famiglia si disgrega e i rapporti tra i discendenti si deteriorano fino ad annullarsi.
Auguste, pur essendo il protagonista poiché con la sua morte dà il via alla storia, è il personaggio che meno degli altri è descritto, ma sono sufficienti i pochi tratti fisici e caratteriali che emergono dalla narrazione (soprattutto attraverso gli occhi e la sensibilità di Antoine) a dipingerne un ritratto a tutto tondo con pregi e difetti, mostrandone la forza e la debolezza, la semplicità e l’orgoglio.
Il romanzo di Simenon è una storia in cui il dolore per una perdita non compare, in cui su tutto prevalgono l’egoismo e l’interesse economico e che mostra come talvolta le persone mal giudicate siano migliori di coloro che le giudicano.
George Simenon
La morte di Auguste
Adelphi, 2025, pagg. 155, € 18,00

Come sempre una descrizione dettagliata, raffinata ed emozionante al punto che leggendo diventi un tutt’uno con il romanzo e ti senti parte del racconto!
Bello e romantico 🥰
Quanta veritá nella tua recensione: la morte non nobilita necessariamente gli individui, ma anzi fa emergere tensioni latenti, rivalità e ipocrisie.
Una recensione che appassiona, sembra quasi di leggere il libro, trasmette tutte le tensioni e le dinamiche. Avvincente.
La famiglia, a volte, custodisce conflitti sommersi e sotto la superficie dei legami può nascondersi l’interesse. Una recensione intensa e ben costruita, capace di restituire con lucidità l’atmosfera del romanzo e le sue tensioni più sottili. Un noir che ho letto qualche anno fa e che merita di essere riscoperto.
Mi piace la presentazione di quei rapporti che si alterano per l’interesse, la rivalità guida le persone. Complimenti per la recensione
Stupenda recensione
Su un libro che percorre tratti di vita ,
Che realmente interessa più
Famiglie di quanto si possa immaginare.
Grazie per la recensione, sempre utile e determinante per le mie letture
La recensione di Francesco Rodolfo Russo è il preludio perfetto alla lettura di questo testo di George Simenon.
Un incontro – scontro di sentimenti, di azioni- reazioni, modi di vivere. Ottima recensione che rende desiderabile la lettura del libro.
Simenon descrive la condizione
umana utilizzando una prosa
scarna; Russo “racconta’
il romanzo di Si-menon
avvicinandoci ad Antoine il figlio in
sintonia con Auguste.
Beatrice
Grazie Francesco.
Leggere le tue recensioni dà la stessa soddisfazione che si avrebbe leggendo il libro.
Rosa Lastella
Recensione chiara che restituisce il clima amaro del romanzo ed i messaggi sui conflitti, sulle debolezze umane,sui sentimenti meno nobili che emergono nelle famiglie quando viene a mancare una ” guida” in questo caso il padre.La recensione di Francesco Russo sa cogliere la tristezza del dramma familiare in modo dettagliato e coerente con il contenuto del libro.