Da una scelta criticata a un successo pienamente riconosciuto
Ci sono percorsi professionali che si sviluppano per continuità e altri che nascono da una frattura netta, da una decisione che, nel momento in cui viene presa, appare incomprensibile persino a chi ti conosce bene. Il mago degli effetti speciali – Florence Art Edizioni, il libro che Adriano Crosetto ha presentato ieri sera a Torino, appartiene chiaramente alla seconda categoria. È il racconto di una scelta che rompe un equilibrio e costringe a rimettere in discussione certezze acquisite.
Conosco Adriano da molti anni, abbastanza da poter dire che la coerenza del suo percorso non è una costruzione a posteriori. All’inizio, però, quella coerenza non era affatto evidente. Eravamo entrambi titolari di un’attività legata all’arredamento d’interni: un lavoro concreto, quotidiano, fatto di clienti, fornitori, problemi pratici e risultati misurabili. Un mestiere che garantiva stabilità e riconoscimento sociale e che, come spesso accade, finiva per definire anche l’identità di chi lo svolgeva.
Parallelamente a questo lavoro, Adriano coltivava da sempre una passione che non era un semplice hobby. Fin da ragazzo si era avvicinato alla prestidigitazione con uno spirito serio, fatto di studio, esercizio e disciplina. Non come fuga dalla realtà, ma come linguaggio. Un modo per interrogarsi sui meccanismi della percezione, sull’uso dello spazio e del tempo, sulla capacità di costruire esperienze capaci di coinvolgere e sorprendere.
Il vero spartiacque arriva quando Adriano decide di cedere l’attività di arredamento ai fratelli con cui era in società e di dedicarsi completamente al mondo dell’organizzazione di eventi e degli effetti speciali. Una scelta che, è bene dirlo con franchezza, noi amici accogliemmo con molte perplessità. Sembrava un salto nel vuoto: l’abbandono di una strada sicura per un settore che appariva fragile, esposto all’incertezza del mercato e al mutare dei gusti.
Rileggere oggi quella decisione attraverso le pagine del libro significa fare i conti con un errore di valutazione. Non perché il successo successivo giustifichi automaticamente tutto, ma perché Crosetto racconta con lucidità ciò che allora non era evidente: che il mondo degli effetti speciali applicati al live entertainment non è improvvisazione, ma lavoro strutturato, fatto di competenze tecniche, progettazione, coordinamento e rigore operativo. Kabuki, laser, scintille, nevicate artificiali, scenografie ed effetti pirotecnici non sono ornamenti spettacolari, ma strumenti che richiedono controllo, responsabilità e metodo.
Da quella scelta nasce Joy Project, la realtà fondata da Crosetto che nel corso di quasi trent’anni ha saputo affermarsi proprio grazie a determinazione, continuità e capacità di strutturarsi. Joy Project cresce nel tempo fino a diventare un punto di riferimento nella fornitura e distribuzione di effetti speciali per grandi eventi live, sportivi e televisivi. Oggi Adriano Crosetto è affiancato dal figlio e da un gruppo numeroso di collaboratori, segno di un passaggio decisivo: da intuizione individuale a progetto condiviso, capace di trasmettere competenze e visione alle generazioni successive.

Il libro racconta anche, senza compiacimenti, come questa professionalità sia stata messa al servizio di contesti molto diversi tra loro: concerti, produzioni televisive, grandi eventi sportivi, moda, manifestazioni istituzionali. Non come elenco di successi, ma come dimostrazione di un metodo di lavoro che ha saputo adattarsi a linguaggi e pubblici differenti, mantenendo sempre alto il livello di affidabilità.
La presentazione del volume al Teatro Juvarra ha rappresentato il riconoscimento pubblico di un percorso ormai compiuto. Una serata partecipata, arricchita da interventi autorevoli del mondo culturale e artistico, che ha restituito la misura di quanto quel rischio iniziale sia stato compreso solo col tempo. Ma il valore più autentico del libro non risiede nella cornice dell’evento. Sta nel modo in cui Crosetto riesce a illuminare il punto di partenza, quando tutto era ancora incerto e la scelta appariva, agli occhi di molti, sbagliata o quantomeno avventata.
In un’epoca in cui il racconto del successo tende a semplificare e ad appiattire le traiettorie personali, Il mago degli effetti speciali restituisce complessità. Ricorda che ogni percorso autentico passa attraverso il dubbio e l’incomprensione e che spesso il giudizio più severo arriva proprio da chi osserva da vicino. È anche, indirettamente, un invito a riconsiderare il nostro modo di valutare le scelte altrui, soprattutto quando escono dai binari consueti.
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