Un secolo di storia dal 1838 agli anni Trenta del Novecento, raccontata attraverso circa cento opere di monumenti statuari, fotografati in notturna da Giorgio Boschetti raccolti in un libro curato da Renzo Villa e Giovanni Carlo Federico Villa edito da Silvana Editoriale
La sala del Senato di Palazzo Madama ospita fino al 7 giugno 2026 una mostra, “Monumento TO. Torino
capitale, la forma della memoria”, che racconta un secolo di statuaria pubblica attraverso una lente storico – critico, artistica e sociale. Il progetto espositivo, realizzato a cura di Giovanni Carlo Federico Villa e Cristina Maritano in collaborazione con l’Amministrazione Civica torinese , si presenta come un’occasione concreta, che attraverso la capillare campagna fotografica condotta da Giorgio Boschetti, ha restituito ai monumenti torinesi una presenza nuova e inattesa.
A queste immagini fa riscontro l’imponente mappa di Torino realizzata a china su carta da Alessandro Capra, che ha adottato una sorprendente soluzione “ibrida”: la veduta zenitale del cuore antico della città, incentrata su piazza Castello e su Palazzo Madama, lascia gradatamente il posto a una veduta a volo d’uccello, che termina all’infinito meridiano sul Monviso. Nella fitta rete di vie e di piazze che compongono il tessuto urbano, si collocano 79 monumenti pubblici di Torino, numerati in pianta e rappresentati ad uno ad uno in singole formelle lungo i bordi, in una visione complessiva che consente a chi guarda di cogliere l’insieme dei monumenti e la loro distribuzione sul territorio.
MonumenTO racconta Torino come un grande teatro della memoria, dove i monumenti sono segni attivi che hanno
costruito l’identità urbana e politica della prima capitale d’Italia. “Che Torino sia la città delle statue, si legge nella premessa del catalogo, come già fin dall’Ottocento venne compresa e riconosciuta da studiosi e visitatori – forse meno dagli stessi abitanti – va dunque ricordato e rivendicato. Il progetto statuario di Torino ha determinato l’immagine stessa del Risorgimento e ha prodotto effetti di portata internazionale
La mostra è accompagnata da un ricco catalogo curato da Giovanni Carlo Federico Villa e da Renzo Villa pubblicato dalla Silvana Editoriale. Il volume è illustrato con le fotografie di Giorgio Boschetti e i disegni di Alessandro Capra. Attraverso saggi incisivi e immagini potenti, il volume restituisce alla statutaria pubblica la sua funzione originaria:organizzare lo spazio, educare lo sguardo, trasmettere valori. Le fotografie notturne di Giorgio Boschetti riattivano le statue, sottraendole all’abitudine quotidiana e restituendo loro volto, gesto, tensione.
I testi ricostruiscono la “grammatica monumentale”torinese, un sistema unico in Europa, capace di trasformare piazze, viali e accessi urbani in un racconto coerente della storia nazionale. La mappa di Alessandro Capra permette di leggere la città come un organismo unitario, dove ogni monumento trova senso nel rapporto con gli altri determina la
forma urbana. Dunque, la mostra indaga un secolo di statuaria commemorativa pubblica a Torino concentrandosi su oltre cinquanta gruppi scultorei e offrendo una lettura storico-critica, artistica, urbanistica e sociale delle scelte che hanno modellato il volto simbolico della città. Il percorso prende avvio dal 1838, con l’inaugurazione del Monumento equestre a Emanuele Filiberto di Carlo Marochetti, e si estende fino agli anni trenta del Novecento.
Attraverso opere e monumenti emerge una Torino dai molti volti: la capitale sabauda, dei principi dei condottieri e dei soldati (da Emanuele Filiberto, a Carlo Alberto, a Pietro Micca); la città dei santi sociali – Giuseppe Cafasso e Giuseppe Benedetto Cottolengo – celebrati tra quotidianità e retorica monumentale; la città capofila del risorgimento, che celebra gli eroi delle guerre di indipendenza e della lotta per l’unificazione italiana (dall’Alfiere dell’Esercito Sardo e Massimo d’Azeglio, da Garibaldi a Cavour); la Torino laica e positivista, capace di commemorare figure della scienza, dell’impegno civile e dell’imprenditoria (da Luigi Lagrange a Giuseppe Mazzini, a Pietro Paleocapa.
L’esposizione riunisce circa cento opere – modelli in gesso, bronzetti, disegni progettuali periodici, fotografie e
manifesti che illustrano il lavoro degli artisti coinvolti nell’impresa di monumentalizzazione della città: in primis, Carlo Marochetti e Pelagio Pelagi, prediletti dal re Carlo Alberto ed esponenti del romanticismo, cui subentra dopo il 1850 il ticinese Vincenzo Vela, che con il suo magistero presso l’Accademia Albertina seppe imporre la propria visione verista, trasformando il modo di concepire la scultura monumentale. Nel solco formato dal suo insegnamento si collocano Giovanni Albertoni, Odoardo Tabacchi, Giuseppe Cassano, Giuseppe Dini, Alfonso Balzico, autori di alcuni dei più significativi monumenti torinesi.
Sul finire del secolo l’avvento del Liberty e di spinte neoromantiche si avverte nell’opera di Davide Calandra, mentre per Pietro Canonica, Edoardo Rubino, Arturo Martini, Eugenio Baroni sono i protagonisti dei primi trent’anni del Novecento, segnati dalla prima guerra mondiale e dall’avvento del fascismo. Oltre a un importante nucleo di opere provenienti dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, numerosi sono i prestiti da varie istituzioni italiane, pubbliche e private, come la GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, i Musei Civici di Bologna, le Gallerie d’Italia – Vicenza Intesa Sanpaolo.
L’esposizione evidenzia come in nessuna altra città europea ha la scultura monumentale legata alla storia patria con un ruolo così centrale come a Torino, prima capitale dello Stato sabaudo e poi, per un breve ma decisivo periodo, del Regno d’Italia.
Torino non ha ereditato una memoria imperiale come molte capitali europee, né dispone di un mito universale, deve costruire il proprio racconto.”È proprio questa condizione a rendere Torino un laboratorio. La città è costretta a pensare il monumento non come celebrazione scontata , scrive nel preambolo del catalogo il direttore di Palazzo Madama Giovanni Carlo Federico Villa, ma come strumento di progetto. Deve decidere che cosa raccontare, come raccontarlo,dove collocarlo. Deve trasformare la statuaria pubblica in un linguaggio coerente, capace di parlare a una comunità in trasformazione. Da qui nasce quella che si può definire, senza forzature, una grammatica monumentale torinese”.
Un progetto culturale e politico concepito in epoca carloalbertina, in cui la statuaria monum
entale diventa strumento visivo e simbolico di un più ampio disegno di riforma che investe le arti, l’assetto dello Stato, l’urbanistica e la vitapubblica, fino alle grandi riforme giuridiche destinate a influenzare l’Italia unita. MonumenTO non è solo una mostra raccontata in un libro sui monumenti, è un invito a rivedere ciò che crediamo di conoscere, a riconoscere nelle statue di Torino un patrimonio vivo, fragile, ancora capace parlare al presente. Un libro per chi ama la città, per chi le attraversa ogni giorno, per chi vuole capire come la memoria prenda forma nello spazio pubblico.
Descrizione immagini
Foto copertina catalogo: ©Giorgio Boschetti “Al Traforo del Cenisio – Fréjus” , di Luigi Belli e Odoardo Tabacchi, 1879
Foto 1 ©Giorgio Boschetti “Cesare Balbo” di Vincenzo vela 1856
Foto 2 ©Giorgio Boschetti “Vincenzo Gioberti” di Giovanni Albertoni 1859
Foto 3 © Giorgio Boschetti “Pietro Micca” di Giuseppe Cassano 1864
Foto 4 ©Giorgio Boschetti “Alessandro Ferrero della Marmora”, di Giuseppe Cassano e Giuseppe Dini, 1867
Foto 5 © Giorgio Boschetti “Massimo d’Azeglio” di Alfonso Balzico 1873
Foto 6 © Giorgio Boschetti “Galileo Ferraris” diLuigi Contratti, 1903
Foto 7 © Giorgio Boschetti “ San Giuseppe Cafasso”, di Virgilio Audagna, 1961
Le immagini, che documentano il testo sono tratte dal catalogo:
“MonumenTO. Torino capitale, la forma della memoria” , a cura di Renzo Villa e Giovanni Carlo Federico Villa , 347pp. ill. Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2026, €32.00
