Ferrante Debenedictis
Civico20News intervista l’Ingegner Ferrante De Benendictis, consigliere comunale di Torino
Dopo i tanti annunci farlocchi il gruppo Stellantis chiude l’anno con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, aggravata da 25,4 miliardi di oneri straordinari necessari per riscrivere la strategia fallimentare di Tavares. Non verrà pagato il dividendo agli azionisti e la busta paga dei dipendenti non riceverà neppure il sostegno, seppur simbolico del premio di risultato, perché non è stato raggiunto il livello minimo di Aoi europeo – l’indicatore operativo su cui si calcola il premio – e quindi non ci sarà alcuna erogazione.
Per parlare di futuro, percorrendo uno scenario già seguito l’amministratore delegato Antonio Filosa, rimanda ogni decisione al 21 maggio, quando a Detroit verrà presentato un nuovo piano industriale. Intanto i risultati della Maserati sono ancora più riflessivi e la Gedi è in via di smantellamento.
Oltre alle preoccupanti ricadute su Torino, ci sono anche aspetti parziali che però, se mal impostati sono preoccupanti e pregiudizievoli per la città. Ne parliamo con l’ingegner Ferrante De Benedictis, consigliere comunale che mercoledì ha svolto un appropriato intervento dedicato al PRG e al futuro produttivo della città, in Commissione Urbanistica di Palazzo Civico
–Consigliere Ferrante De Benedictis concorda con la vision della Giunta illustrata in Commissione Urbanistica dall’assessore Mazzoleni?
“Per nulla e in tale sede ho espresso forti perplessità sull’impostazione strategica che emerge dagli strumenti di pianificazione illustrati, con particolare riferimento al destino di Mirafiori e dell’area TNE. Torino sin dalla fine dell’800 ha assunto il ruolo di capitale dell’industria pesante, raggiungendo elevati livelli occupazionali. Per sopperire all’equilibrio produzione – reddito e popolazione non si può far ricorso a fantasie che non ci porterebbero lontano.
-Qual è già oggi la ricaduta più immediata e significativo della crisi dell’Automotive sulla città?
“Il saldo negativo del commercio è un dato oggettivo, ma non è responsabilità dell’assessore al commercio. Il commercio è la cartina tornasole dello stato di salute dell’economia cittadina. E oggi Torino ha la febbre. Il dato evidenzia una criticità strutturale: la città fatica a sostenere la massa critica di popolazione attuale e rischia di non riuscire a raggiungere l’obiettivo del milione di abitanti previsto nei calcoli di capacità insediativa”.
–Ingegner De Benedictis, quanto Elkann ha presentato le attività di Stellantis, il sindaco era rimasto estasiato dal ruolo che l’elettrico avrebbe assunto nella produzione di Mirafiori, invece di pretendere notizie sul mantenimento dei livelli occupazionali. Questa scelta fallace, ha dimostrato il suo fallimento, perché nasceva per l’imposizione dell’UE, ma senza il supporto del marketing. Oggi la situazione è precipitata, Il deficit 2025 è rilevante e nei mesi precedenti ogni qual volta il gruppo ha dato corso a investimenti, ha privilegiato insediamenti produttivi al di fuori dell’Europa. Ma per fronteggiare la crisi occupazione, mi pare che le soluzioni prospettate da Mazzoleni non portino alla rimonta.
“Il nodo centrale resta quello industriale. Torino non è una città come le altre. È stata la capitale dell’industria pesante italiana ed europea: dalla metallurgia all’automotive, fino alla meccanica legata all’energia. Pensare di sostituire l’industria pesante con quella leggera o con una città esclusivamente di servizi significa ridimensionare inevitabilmente le ambizioni demografiche e produttive della città».
–Potrebbe spiegare ai nostri lettori quale sarebbe la portata delle “piattaforme” tanto care all’assessore Mazzoleni?
“Le “piattaforme” previste dal piano, che includerebbero aree di riuso adattivo con possibili insediamenti residenziali e servizi, vanno nella direzione opposta. Così facendo rischiamo di accompagnare la deindustrializzazione, incentivando la trasformazione immobiliare invece di rafforzare la vocazione produttiva. Soffermandoci su Mirafiori, ha precisato il consigliere, “Occorre chiarezza su cosa diventerà quell’area. I cittadini hanno diritto di sapere quali siano le reali intenzioni della proprietà e quali funzioni siano previste nelle schede di trasformazione urbanistica”.
–Nel suo intervento in Commissione è stato inoltre richiamato un articolo pubblicato sul Corriere della Sera – edizione Torino – a firma di Roberto Placido, ex consigliere regionale del PD, che solleva interrogativi sulle scelte del passato e sulle prospettive future dell’area.
“Dopo anni di sostegni pubblici all’industria automobilistica, ci precisa il Consigliere – oggi serve un’assunzione di responsabilità verso la città. Se la trasformazione dovesse tradursi in un progressivo abbandono industriale a favore di operazioni immobiliari, Torino rischierebbe di perdere definitivamente la propria identità produttiva. La sfida del terziario e dell’innovazione è importante, ma non può avvenire a scapito della nostra base industriale”.
–Se torniamo con la memoria alla sindacatura di Castellani, non possiamo non rilevare l’azzeramento di intere zone industriali della città a favore dei servizi che poi si è concretizzato nell’autorizzazione alla nascita di enormi centri commerciali a scapito del piccolo commercio. Quali rischi stiamo correndo?
“In proposito ho chiesto un chiarimento puntuale all’Amministrazione sulla destinazione delle aree e sulle limitazioni previste per le attività produttive e artigianali, sottolineando la necessità di trasparenza e visione strategica per il futuro della città”.
Grazie consigliere De Benedictis, attendiamo gli sviluppi.
