Fino al 14 settembre 2025 la “Bottega dei Moncalvo” svela i suoi tesori
Non è soltanto una mostra, dal titolo Guglielmo Caccia 2025, la doppia sede espositiva sulla “Bottega dei Moncalvo”, quella che si sviluppa fra Asti e Moncalvo, che ho visitato in una grigia domenica dal sapore autunnale: essa è una ricostruzione storica e artistica, che prende le mosse dal paese d’origine della famiglia e dal capoluogo, dove il 7 settembre il Palio di Asti celebrerà, ancora una volta, la quintessenza di una storia millenaria e medievale, con i suoi fasti mai dimenticati e ancora testimoniati dalla ricchezza delle torri e dei palazzi sopravvissuti agli sfregi del tempo.
In occasione della scorsa edizione, avevo così descritto il Palio di Asti 2024: https://civico20-news.it/cultura-e-spettacolo/una-astigiana-di-adozione-racconta-il-palio-di-asti-2024/20/09/2024/
In questo scenario, anche Moncalvo recita la sua parte, con cinque vittorie, grazie a Maurizio Farnetani (Bucefalo) nel 1988 e 1989, a Mario Cottone (Truciolo) nel 1994 e 1995 e, infine, a Federico Arri (Guerriero) nel 2018.
Guglielmo Caccia e la figlia Orsola Maddalena rappresentano l’emblema più ricco, in Piemonte, della Controriforma, un periodo a volte trattato, ingiustamente, come ripiegamento o reazione, che ha dato invece fulgore all’arte visiva della nostra regione, anche con questa scuola di pittura astigiana.
La mostra, atto doveroso per ricordare i quattrocento anni dalla morte di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, è stata voluta con intento divulgativo, così da suggerire ai visitatori modalità di lettura delle opere che si potranno vedere nelle chiese del Piemonte e della Lombardia. A questo scopo, gli organizzatori hanno pensato di costruire un unico percorso a Moncalvo e ad Asti, operazione perfettamente riuscita e culminata nella realizzazione del comune catalogo, così da essere il primo esperimento di collaborazione tra i musei del circuito della Fondazione Asti Musei, con un esperimento innovativo, che sta riscuotendo il meritato successo di pubblico, e sarà un esempio per future manifestazioni culturali.
Il paese, meglio dire la Città (in quanto Moncalvo è il paese più piccolo in Italia a fregiarsi di questo titolo, con i suoi circa 2.800 abitanti), mi ha offerto la visione delle sue tre chiese – museo (S. Francesco, S. Antonio e Madonna delle Grazie), ricche di tele dei Caccia, al punto da poter essere definite un museo diffuso, all’interno delle quali è vietato fotografare o riprendere le opere d’arte. Tale patrimonio è peraltro fruibile, con una visita guidata, grazie a una semplice offerta libera, ogni terza domenica del mese, fino a ottobre 2025. Dopo la pausa invernale, il programma riprenderà nella prossima primavera.
Guglielmo Caccia, nato a Montabone, un piccolo borgo sulle colline acquesi, il 9 maggio 1568, è soprannominato “Moncalvo” in quanto qui ha trascorso la maturità e ha finito i suoi giorni, il 13 novembre 1625. Due grandi opere da lui compite, nel cuore della Corte di Casa Savoia, sono andate perse: gli affreschi al Castello del Viboccone, nei pressi della attuale e abbandonata Manifattura Tabacchi, nel Regio Parco, e la Galleria di Palazzo Reale voluta dal Duca Carlo Emanuele I, dipinta insieme a Federico Zuccari. Non si sa come il Moncalvo abbia conosciuto questo pittore, qualcuno ha ipotizzato un sua viaggio a Bologna del quale non ci sono prove o testimonianze.
Nel 1589 Guglielmo sposa a Casale Laura Oliva, figlia del pittore Ambrogio, di cui abbiamo scarse notizie: la probabile nascita a Trino, risulta vivente nel 1601, poi la sua figura scompare nell’oblio della storia. A Moncalvo, nel 1625, il Caccia ottiene l’autorizzazione dal Vescovo di Casale Monferrato, Mons. Scipione Agnelli (Mantova, 1586 – Casale Monferrato, 1° ottobre 1653), di far aprire, in un edificio di sua proprietà, un convento delle Suore Orsoline all’interno del quale si trasferiscono quattro delle sue figlie, tra le quali vi è Orsola Maddalena Caccia, nata a Moncalvo il 4 dicembre 1596, che vi rimarrà fino alla morte, avvenuta il 26 luglio 1676.
La prima visita alla scoperta dei due pittori, padre e figlia, avviene nel Museo Civico di Moncalvo, in via Caccia 5, grazie a una visita guidata. All’ingresso del palazzo, che era il monastero dove ha vissuto e lavorato Orsola Maddalena, sulla sovrapporta interna, rimane ancora lo stemma delle Orsoline. Nelle sale, è esposta la collezione privata dell’ambasciatore moncalvese Franco Montanari, da lui donata alla Città: una preziosa pinacoteca con opere di Guttuso, De Chirico, Chagall, Afro, Maccari e altri pittori del Novecento, artisti del territorio, opere di arte africana e una raccolta di arte giapponese tra cui stampe, dipinti seicenteschi e Kakemono.
Nel corridoio del piano terra è possibile ammirare tra altre opere, tre capolavori di Orsola Maddalena Caccia, tre meravigliose nature morte che sono narrazioni teologiche, vere e proprie preghiere.

Al piano superiore è allestita la mostra, con dipinti e riproduzioni, bacheche illustrative, in un confronto d’arte tra padre e figlia, fra intuizione maschile e sensibilità femminile, che ci permette di entrare nei chiaroscuri del Seicento, il secolo che ha donato il genio di Caravaggio all’umanità. Il Busto della Vergine, dipinto dalla figlia, è uno stacco armonico fra pittura e scultura, radioso e aereo; una Madonna con Bambino benedicente, opera del padre, con lo stemma gentilizio el committente Alessandro Pozzo di Gattinara, è un ritratto di santità immerso in quell’epoca di corti e nobiltà, di benefattori mecenati e artisti illuminati a loro servizio.

Al termine della visita al Museo Civico si può assistere a un video, della durata di una ventina di minuti, che ripercorre la vicenda umana e artistica del Moncalvo, guidati dalla voce di Felice Andreasi che interpreta il pittore. Ed è la voce dell’attore a spiegare come Guglielmo Caccia non sia stato attratto dalla sregolatezza del genio, ma abbia preferito la classicità dell’arte, da credente, e abbia disegnato santi e divinità, paesaggi e umanità, senza eccedere nei tratti.
L’associazione A.L.E.RA.MO Onlus APS gestisce il Museo in convenzione con il Comune, e vi allestisce periodicamente mostre temporanee di vario genere, per suscitare l’interesse di tutti verso l’arte e la storia e favorire la partecipazione di tutti alle sue attività.
Arrivato ad Asti, Palazzo Mazzetti di Frinco, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, è già una sorpresa per la quantità e qualità di materiale esposto in permanenza. Il palazzo ha ospitato Giacomo Stuart III nel 1717, il Re di Sardegna Carlo Emanuele III nel 1727 e Napoleone nel 1805. Il primo nucleo della Pinacoteca comprende opere provenienti da sedi conventuali soppresse e tele inviate in dono dagli aspiranti artisti astigiani, a cui si aggiungono tele e disegni donati da Michelangelo Pittatore (1902), che permettono di ricostruire una storia moderna di Asti attraverso immagini, momenti del lavoro e attività commerciali e industriali. La Sala della Provincia è un omaggio alla Provincia di Asti, ricostituita nel 1935.
Entriamo, ora, nel vivo della mostra astigiana. La didascalica specificità delle locandine permette di apprendere qualcosa in più sulla cerchia del Moncalvo, di cui sappiamo poco, e scoprire il pittore Giovanni Francesco Biancaro, nato a Trino fra il 1546 e il 1549, maestro del Caccia in gioventù, con la sua bottega operante in Nizza Monferrato. Fra le opere esposte, colpiscono il San Giorgio di Guglielmo Caccia, proveniente da Palazzo Dal Pozzo di Moncalvo, con un’apertura al naturalismo, e la Bottega di San Giuseppe di Orsola Maddalena Caccia.
Ringrazio per la collaborazione il dottor Andrea Rocco, Conservatore delle collezioni del Museo Civico di Palazzo Mazzetti, e Maria Rita Mottola, Presidente della Associazione A.L.E.R.A.MO. onlus APS.
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