Conferenza di Michele Tosca, presso il Centro Sabir di via Dego 6, nell’ambito della Mostra “Per non dimenticare. Mostra sui genocidi dell’età moderna”
A Torino, presso il Centro Sabir di via Dego 6, si tiene la Mostra “Per non dimenticare. Mostra sui genocidi dell’età moderna, inaugurata il 26 gennaio 2026 e organizzata da Libertà in Azione onlus con il patrocinio della Circoscrizione 1 Centro Crocetta.
Spiega Claudio Volante, presidente della Associazione “Libertà in Azione” «Nostro intento è quello di dare un più ampio significato al Giorno della Memoria allo scopo di portare alla conoscenza dell’opinione pubblica tutti i genocidi dell’età moderna, in modo che la memoria sia riferita a tutti coloro che sono stati eliminati per questioni di etnia, di razza o di religione, per ragioni politiche o per interessi economici, perché i morti sono tutti rispettabili e non è questione di numeri a stabilire un genocidio o meno, ma la volontà di cancellare chi la pensa in modo diverso o non conforme col pensiero dominante.
La mostra “Per non dimenticare. Mostra sui genocidi dell’età moderna” resterà aperta fino all’11 febbraio, con un collegamento ideale al Giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata del 10 febbraio».
La mostra presenta fotografie, immagini illustrative e brevi testi che descrivono, in maniera concisa ma esaustiva, altri genocidi oltre alla Shoah: quello dei nativi americani, degli Armeni, dei Curdi, le Foibe, i gulag sovietici, il regime dei Khmer rossi e altri ancora.
Per quanto concerne la Vandea (1793-94), ciò che fu attuato dalla soldataglia giacobina, fu un vero e proprio genocidio. Un olocausto occultato da una storiografia addomesticata.
Nel corso di cinque mesi di guerra, i battaglioni repubblicani erano stati continuamente sconfitti dall’Armata Cattolica e Reale. L’Esercito in divisa, con tanto di cannoni e munizioni, era Stato ripetutamente sbeffeggiato e battuto da contadini senza scarpe, armati di falci e forconi, e i cui pochi fucili se li erano conquistati in battaglia, togliendoli ai Bleus uccisi. Le località di Cholet, Machecoul, Touars, Laval, Entrammes segnavano le tappe dell’avanzata vandeana. Allora, i giacobini di Parigi nel dicembre 1793, ordinano la costituzione di dodici formazioni militari, con la esatta definizione di Colonne Infernali, destinate unicamente a reprimere la rivolta in Vandea. A capo di esse viene posto il generale Turreau, che all’ordine secco della Convenzione: “Dètruisez la Vendèe!”, risponde: “La Vandea sarà presto un cimitero nazionale”.
I settantamila uomini che formano le colonne di Turreau, il 16 gennaio, entrano in Vandea. Il 30 gennaio, viene dato il seguente ordine del giorno: “Compagni miei, eccoci nel paese insorto. Vi do l’ordine espresso di bruciare tutto ciò che sarà possibile bruciare, e di passar a filo di baionetta tutti gli abitanti che incontrerete sul vostro passaggio. So bene che vi può anche essere qualche patriota in questo paese; ma è lo stesso, dobbiamo sacrificare tutto”.
Ha inizio il massacro. Per sfuggire alle Colonne Infernali le famiglie si nascondono nei boschi, in anfratti, nelle caverne. Ciò nonostante, le truppe giacobine, in aprile, hanno quasi concluso la loro missione. La Vandea ora non è che un rogo immenso. Da Clisson al Laroux, da Tiffauges a Vèzins non è che un deserto fumante. Un terzo della popolazione è stato massacrato; il resto è disperso. Duecentomila capi di bestiame sono stati scannati coi loro padroni. Così, soffocata nel sangue, ridotta ad un ammasso di macerie, diventata terra bruciata, la Vandea muore lentamente. Ma la sua agonia dura mesi. Il sangue degli ultimi combattenti di una guerra di sangue contro l’oro scorre per tutto il 1794. Poi, gli ultimi sopravvissuti del Sacro Cuore, si uniscono alle bande degli Chouans, in Bretagna. Negli Archives Nationales di Parigi sono conservate diverse testimonianze scritte, talune firmate dai capi della Rivoluzione, dai quali emerge un dato inconfutabile: la morte in massa di 117 mila vandeani non è riconducibile a strategie belliche o a repressioni militari ma a una precisa scelta genocida. Tale decisione politica comprendeva anche l’uccisione di donne (anche in stato di gravidanza avanzata), bambini, anziani e religiosi cattolici.
Michele Tosca, scrittore e ricercatore storico, prenderà in esame questo tragico olocausto, spesso minimizzato o celato da una storiografia manipolata, nella sua conferenza “La Vandea. Il perché di un genocidio” che si terrà venerdì 6 febbraio alle ore 21:00 presso il Centro Sabir.

“Per non dimenticare. Mostra sui genocidi dell’età moderna”
La mostra resterà aperta fino all’11 febbraio 2026, presso il Centro Sabir di via Dego 6 a Torino
con questo orario di apertura:
dal lunedì al sabato 10:00/12:00 e 15:00/19:00
Domenica 15:00-19:00.

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