A Torino è stata assaltata la sede de “La Stampa”. I pro-Pal sono fuori controllo.

Per mesi, chi vi scrive, ha ricevuto epiteti irripetibili per aver esposto con chiarezza ciò che pensava dei pro-Pal, ossia di quei perdigiorno che hanno invaso piazze, strade, luoghi della cultura con una serie indecente di slogan antidemocratici, antisemiti, decisamente antiebraici.
Ieri, 28 novembre 2025, approfittando dello sciopero dei giornalisti e dei professionisti dell’informazione, i “bravi” pro-Pal hanno invaso ed assaltato la sede del quotidiano “La Stampa”.
Quello che hanno fatto i pro-Pal non può essere definito in altro modo se non come atto d’intimidazione alla libertà di informazione. A dirlo non è un misero e isolato giornalista cuneese ma il ben più noto ed accreditato Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.
Dalle colonne del sito dell’Ordine dei Giornalisti, infatti, emerge che “l’Associazione Stampa Subalpina, la FNSI , l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e del Piemonte stigmatizzano l’intrusione nella sede del quotidiano La Stampa, le scritte ingiuriose e discriminatorie vergate sui muri”.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, con sede nel Palazzo Bruno Caccia, per una volta, non sia lassa nell’operato ma si prodighi per consegnare alle patrie galere coloro i quali, ieri, hanno minacciato la categoria dei giornalisti al grido: “Giornalista terrorista, sei il primo della lista”.
Quello che è accaduto alla sede del quotidiano “La Stampa” è inaccettabile.
Bene fa l’Ordine dei Giornalisti a sostenere che “ogni forma di dissenso espressa con atti intimidatori e di violenza non ci appartengono e li rifiutiamo con forza. L’aggressione verbale e le irruzioni nelle redazioni dei giornali riportano indietro le lancette del tempo quando ogni pensiero non allineato al governante di turno veniva punito con l’olio di ricino e le bastonate”.

I pro-Pal hanno dimostrato – una volta di più – il gravissimo odio di cui sono latori e tedofori. Dietro agli slogan – gravi ed indecenti – delle piazze pro-Pal si nasconde, pure maldestramente, un clima da guerriglia urbana.
Sembra di essere tornati agli anni ’70 quando i “compagni” andavano in giro a prendere a colpi di chiave inglese chi non la pensava come loro.
Ai Prefetti, ai Questori, alle Forze dell’Ordine va spiegato che quanto avvenuto alla sede de “La Stampa” è “un episodio che si aggiunge ad altre aggressioni dei quali sono state vittime giornaliste/i in tutta Italia e che richiedono un aumento della vigilanza intorno alle redazioni dei giornali per evitare che l’esercizio della liberà di stampa possa subire limitazioni, attraverso minacce e intimidazioni”.
Tantissimi italiani iniziano a chiedersi il motivo di tanta tolleranza del Ministero dell’Interno nei confronti di questi pro-Pal.

Hanno aggredito le Forze dell’Ordine, hanno imbrattato muri, hanno occupato piazze, hanno diviso la popolazione, hanno creato disagi a chi aveva la sola “pretesa” di recarsi sul luogo di lavoro, … Cos’altro ancora toccherà tollerare?
In un Paese quantomeno civile non è possibile che quattro sciamannati, figli dei Centri Sociali di Sinistra o dei movimenti anarchici, possano mettere a ferro e fuoco delle città.
Indecente è anche l’appoggio che questi filo-terroristi di Hamas trovano all’interno delle scuole secondarie di secondo grado da parte di insegnanti e dirigenti scolastici che non si preoccupano di svolgere il programma curricolare stabilito dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma fomentano la politica e l’ideologia di sinistra nelle scuole mantenute con i tributi dei pubblici contribuenti.

Benissimo ha fatto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante della Costituzione, a far pervenire al Direttore de “La Stampa”, Andrea Malaguti, la sua solidarietà, “unita alla ferma condanna della violenta irruzione nella sede del quotidiano”.
Visto che parte dell’azione violenta è stata suscitata dalla presa di posizione del Ministero dell’Interno nei confronti dell’Imam del Centro Islamico Taiba di Via Saluzzo a Torino, Mohamed Shahin, molti auspicano un’accelerazione nelle operazioni di espulsione.
E’ necessario alzare la guardia, difendere il nostro Paese dalle ideologie violente, di matrice maomettana, e far capire, una volta per sempre, che l’Italia non è il Paese del “bengodi”.

Poco importa se il vescovo di Pinerolo, il bergogliano Derio Olivero, si è schierato – ancora una volta – dalla parte dei pro-Pal.
Il Ministero dell’Interno, i Servizi Segreti, il Viminale, non si devono far influenzare da un vescovo che dice: “Shahin è da 20 anni nel nostro paese, ha sempre lavorato con serietà, è incensurato e da imam posso testimoniare che ha sempre lavorato per il dialogo e per la collaborazione”.
Gravissimo è che un vescovo si permetta di contraddire il Ministero degli Interni dicendo: “In Italia c’è libertà di opinione. Non possiamo condannare una persona semplicemente per le opinioni espresse”.
Se le opinioni aizzano le folle contro gli Ebrei, contro il legittimo Stato di Israele, contro l’ordine costituito, lo Stato di diritto ha il dovere di intervenire per eliminare la minaccia.

Non si può non ricordare la magnifica collega Oriana Fallaci che ne “Le radici dell’odio – La mia verità sull’Islam” descriveva “l’Islam, identificato con il Corano”, come “conflittuale con “i valori democratici occidentali”. Oriana aveva ragione ma è stata trattata come se fosse folle e senza senno.
Secondo la straordinaria Fallaci “l’integralismo islamico è una minaccia per l’Occidente, derivante da un “mondo dell’Islam” che ha dato origine al terrorismo”.
Eravamo stati avvertiti. Ci avevano messo in guardia. Ci avevano esortati a non spalancare porte e cancelli ma…

Anche l’indimenticata Maria Giovanna Maglie aveva “spesso denunciato quella che riteneva essere una minaccia rappresentata dall’integralismo islamico e dal terrorismo, arrivando a parlare di “cellule di Al Qaeda in Italia” che istigano a non rispettare la legge”.
Dinanzi ad un simil quadro sociale e sociologico non si può più tacere. Quanto accaduto alla sede del quotidiano “La Stampa” non si dovrà ripetere.
L’unico inno possibile è: “Free, free, Italia”.
L’immagine di copertina è stata generata con Copilot Microsoft AI.
