I membri del Collegio dovranno rispondere dei reati di corruzione e peculato.
Da qualche giorno tiene banco la rumorosa e fastidiosa notizia sull’indagine che ha travolto i vertici del Garante della Privacy, sotto indagine per corruzione e peculato. Indagine partita proprio a seguito dell’inchiesta andata in onda lo scorso novembre su Rai3 e da rumors sempre più circostanziati.
Nella giornata di venerdì 15 gennaio, gli uomini della Finanza hanno perquisito a lungo la sede dell’Authority, sequestrato cellulari e computer. Gli accertamenti sono stati compiuti su mandato della Procura di Roma che ha avviato un’indagine per chiarire presunti conflitti di interesse e irregolarità nella gestione interna dell’Autorità. Sono iscritti nel registro degli indagati tutti i componenti del Collegio del Garante: il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza (che nel frattempo si è dimesso).
È una notizia ancor più fastidiosa rispetto ad altre di analoga portata per l’inutilità delle funzioni svolte dall’Autority. Da quando per uno dei tanti capricci dell’UE in Italia è stata introdotta la legislazione a tutela della privacy, sono caduti freni e decenza e vengono spiattellati sui social e altri mezzi di comunicazione gli affari personali di tutti. Da notizie patrimoniali, alle retribuzioni sino a fatti intimi e pruriginosi, sovente rivelatisi infondati. Tutto questo meccanismo comporta investimenti e spese correnti alle aziende e in taluni casi disturba il cittadino in ogni rapporto amministrativo, sempre più complicato. Ente inutile quindi, che invece di entrare nelle competenze di un ministero, comporta l’esistenza di questa cupola, formalmente indipendente, che oggi è oggetto di indagine.
Parrebbe cosa seria anche se non cadiamo nello sconcerto, perché in passato ne abbiamo già viste di situazioni analoghe, poi dimenticate.
Ma c’è di peggio, perché Il requisito fondamentale dell’esistenza dell’Autority, dovrebbe basarsi sull’imparzialità e correttezza dei componenti, che oltretutto non sono super competenti, ma persone designate dal partitismo deleterio.
Pare che “nel decreto di perquisizione” della Procura di Roma sia citata anche la procedura sulla “sanzione irrogata nei confronti della società Meta in relazione all’immissione in commercio dei smartglasses, dispositivi caratterizzati da evidenti criticità sotto il profilo della tutela della privacy, tanto dei detentori quanto dei terzi”. A carico di Meta, si era inizialmente parlato di una sanzione da 44 milioni di euro per violazioni in materia di trattamento dei dati personali, sanzione che però, nel corso del procedimento, si sarebbe di fatto dissolta fino a perdere ogni efficacia concreta, alimentando interrogativi sulle ragioni di un esito così favorevole all’azienda.
Altro capitolo controverso è quello relativo a Ita Airways, destinataria di una multa, da parte del Garante privacy, di importo poco più che simbolico, circostanza che ha suscitato polemiche anche per la presunta contropartita rappresentata da tessere fedeltà e agevolazioni di viaggio, elementi che gli inquirenti dovranno verificare per accertare se abbiano avuto un qualche ruolo nelle decisioni assunte o se si tratti di semplici coincidenze prive di rilievo penale.
Ma sono numerosi i punti, e soprattutto i conti, su cui gli inquirenti dovranno fare chiarezza, ad iniziare da spese e procedure di sanzioni definite opache, da cui sono partite le indagini, che spaziano dai conti per il macellaio agli hotel di lusso, passando per fitness center e fiorai, fino ai voli in business class.
Nel decreto di perquisizione firmato dai pm si parla di vere e proprie “condotte disinvolte che offendono il decoro dell’ente”. Alcune dichiarazioni sul disinvolto comportamento die commissari sono pervenute all’autorità inquirente, anche da alcune testimonianze, anonime “per ragioni di tutela”, ma interne allp’Ente, riportate nel decreto di perquisizione, eseguito dalla Guardia di Finanza. “Sebbene non si conoscessero le spese del Garante nel dettaglio, vi era comunque la sensazione diffusa di una gestione abbastanza disinvolta, anche derivante dalle informazioni di cui noi interni eravamo a conoscenza, come quella relativa al cospicuo numero di persone che generalmente vanno in missione all’estero per accompagnare i membri del Collegio, talvolta una decina tra interessati e accompagnatori, come nel caso del Giappone”, un “viaggio molto chiacchierato”, evidenziano, “tanto da essere stata diffusa la cifra totale di spesa” pari a “si dice circa 70mila euro”.
Il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Roma ha stimato che dal 2021 al 2024 le spese per il Collegio sono aumentate del 46%, con un incremento di circa 776 mila euro annui, “riconducibili- riporta il decreto- in larga parte a rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria cinque stelle, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere altresì fitness e cura della persona”
Ovviamente aspettiamo la conclusione delle indagini. Poiché come accennavamo la disinvoltura purtroppo, in molti casi accomuna i componenti di Enti, commissioni di varia natura istituite dallo stato e delle regioni, con utilità pari allo zero, perché create per mantenere il consenso politico e dare uno stipendio ai manutengoli dei partiti. Sarebbe operazione saggia e meritoria se si procedesse al loro progressivo smantellamento. Ovviamente ci potrebbero essere eccezioni, ma gli Enti sopravvissuti dovrebbero svolgere funzioni insopprimibili, composti da membri designati e retribuiti in possesso di professionalità fuori discussione, oltre a tenere comportamenti non penalmente sanzionabili.
Occorre anche qui, voltare pagina!
