Civico20News ascolta “Vox Populi”
Come è ormai noto, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è espressa con una sentenza sull’accordo Italia-Albania sui centri per migranti, schierandosi con il Tribunale di Roma che nel 2024 aveva messo in discussione la designazione del Bangladesh come “Paese di origine sicuro”.
Una valutazione, questa, dell’esecutivo di centrodestra, che consentiva il trasferimento e la detenzione nei centri italiani in Albania di richiedenti asilo bengalesi, in attesa di valutare la loro domanda. La Corte di Giustizia dell’UE svuota di fatto l’accordo Italia-Albania, divenuto esempio per diversi Paesi europei e pietra di paragone delle riflessioni della Commissione. Una sentenza prevedibile, che rappresenta l’ennesimo abuso di potere di una magistratura sempre più politicizzata che compie atti propri del potere legislativo ed esecutivo e, con ciò, cestina la separazione dei poteri, ignorando il voto popolare.
Pronta la reazione del nostro governo, che in una nota articolata precisa: “Sorprende la decisione della Corte di Giustizia UE in merito ai Paesi sicuri di provenienza dei migranti illegali. Ancora una volta la giurisdizione, questa volta europea, rivendica spazi che non le competono, a fronte di responsabilità che sono politiche. La Corte di Giustizia Ue decide di consegnare a un qualsivoglia giudice nazionale la decisione non sui singoli casi, bensì sulla parte della politica migratoria relativa alla disciplina dei rimpatri e delle espulsioni degli irregolari”
Per poi concludere:” È un passaggio che dovrebbe preoccupare tutti – incluse le forze politiche che oggi esultano per la sentenza – perché riduce ulteriormente i già ristretti margini di autonomia dei Governi e dei Parlamenti nell’indirizzo normativo e amministrativo del fenomeno migratorio. La decisione della Corte indebolisce le politiche di contrasto all’immigrazione illegale di massa e di difesa dei confini nazionali”.
Tralasciamo di riportare i commenti esaltati e censori di politici e giuristi di parte che ci vorrebbero colonizzati per poter realizzare in pieno il “tanto peggio, tanto meglio”, da sempre emblema di una sinistra eversiva e lontana dal comprendere e farsi carico delle necessità quotidiane della parte debole del Paese. Così come la reazione ragionata e sdegnata di autorevoli membri della maggioranza governativa.
Ci siamo calati nel vissuto reale dei tanti italiani, pensionati in particolare che, pur conducendo una vita dignitosa nella nostra città, sono fruitori dei servizi della sanità pubblica, come pure della rete di trasporti cittadina e di ogni altro servizio offerto alla comunità. Costoro sono in grado di esprimere un parere sensato perché da anni, già ogni giorno convivono con le conseguenze dell’immigrazione sul nostro territorio e dei troppi che, giunti con percorsi diversi vivono nella nostra città ed hanno bisogno di tutto.
Di fonte ai problemi reali, non c’è demagogia o spirito di parte, ma sconforto. Da molti nostri concittadini, carpendo i discorsi che si fanno in questi giorni nei giardini e nei bar, al riparo dal sole emergono storie di rassegnazione, ma con sconforto.
Giovani e anziani che hanno dovuto fare lunghe soste forzate al pronto soccorso, accatastati a immigrati di tutte le età, per non parlare di zingari che pretendono cure e con la loro presenza, forse imprevista dai nostri amministratori, tolgono spazio a noi torinesi e italiani e, in particolare a chi deve per forza ricorre al pubblico per prestazioni minime che la proterva dei medici di famiglia nega o per accertamenti ulteriori quali esami clinici e visite specialistiche. Ormai, in certe ore al Giovanni Bosco, per portare un esempio concreto si è assediati nel parcheggio e nelle sale di attesa da immigrati con pargoli che per un nonnulla intasano i servizi della sanità pubblica e ostentano prepotenza verso persone umili e indifese.
Altro capitolo, i trasporti cittadini. La famigerata linea 4 torna possente nei discorsi. Vetture tramviarie stracolme di immigrati che improvvisamente scendono quando compaiono i controllori. I quali, quando riescono ad acciuffarne qualcuno, redigono i verbali che saranno ovviamente disattesi, ma quest’azione demagogica pretende di essere educativa per i torinesi quasi sempre ligi. Senza contare i furti o tentativi.
Cerchiamo di provocare il discorso sulla sentenza della corte Ue, che però provoca fastidio. C’è un pensionato che ammette di essersi occupato di conti e di bilanci e sostiene una tesi che scandalizzerà i benpensanti, ma rivela un sentimento comune di sconforto e risentimento.
Sostiene il signor Piero; l’Italia pattuglia i mari con costosi mezzi navali, soccorre, ricovera e paga strutture alberghiere ai nullafacenti che sbarcano dal mare con i telefonini satellitari al seguito. Costoro non sono poveretti, perché hanno pagato profumatamente la traversata del mediterraneo alla malavita organizzata.
Il costo della loro accoglienza va sottratto alla spesa sociale. Nelle nostre zone montane scarseggiano i mezzi di soccorso, gli ospedali ormai centenari cadono a pezzi e le strutture per anziani sono poche a caro prezzo. In tanti fanno coro con il signor Piero. Perchè l’Italia, bastonata dai giudici in casa e anche in Europa, pur coccolando gli immigrati, per adempiere al “Bene comune”, non decide di destinare parte di queste ingenti riscorse alla nostra popolazione che invecchia?
Ci saranno meno soccorsi in mare, chi riesca a sbarcare rimarrà nelle spiagge sorvegliate o dormirà nelle tende, invece di alloggiare in alberghi attrezzati e ricevere un sussidio giornaliero per le spese personali, ma la nostra popolazione riceverebbe trattamenti civili e meritati.
Se l’Italia continua a ricevere bastonate per cecare a fatica di rimpatriare qualche “presunta risorsa”, tanto vale che dedichi meno mezzi e energie al soccorso dei clandestini.
Se poi i vescovoni della CEI, sempre in prima fila a protestare o il buon cuore del geometra Bonelli si sentono turbati, nulla impedisce da provvedano in proprio. Conosciamo il contenuto dei trattati e degli accordi internazionali, ribadisce qualche nostro interlocutore, ma dinanzi a tanta protervia, non si può tacere. Non possiamo più soggiacere ai diktat dell’Ue in materia di immigrazione e poi subire illogiche pronunce di condanna da parte della Corte di Giustizia. Ci vuole coerenza.
Il Governo deve rendere conto dei suoi provvedimenti agli elettori e non agli smandrappati che ci invadono e delinquono il più delle volte impuniti, dileggiando lo Stato e, nei fatti taglieggiando la parte più debole della popolazione.
“Vox Populi”, rispettiamo e riflettiamo.

Non pretendo certamente di saper risolvere il problema dell’immigrazione. Ma quando leggo articoli come quello in commento, così ben fatto e completo nei suoi riferimenti, mi pongo un modesto interrogativo che riguarda un piccolo angolo del problema: a fronte delle frasi ispirate dal sentimento dell’accoglienza di tanti prelati non sarebbe possibile valutare che gli stessi, che spesso vivono in appartamenti di 300, 400 o 500 m², accolgano nelle loro modeste abitazioni i poveri immigrati, provvedendo alla loro formazione per adibirli a lavori di interesse sociale per i quali peraltro si rileva una obbiettiva scarsità di manodopera? Non trarremo tutti un effettivo e benefico vantaggio?
Ma forse corro dietro alle chimere…
Quanti in Italia predicano bene erzzolano male..