Lezioni di sesso all’asilo? Il discusso progetto di educazione sessuale-affettiva
È piacevole e costruttivo quando qualcuno dei nostri lettori ci segnala un fatto che è sfuggito. È il caso di un fedele lettore casertano che mi ha girato la notizia, che in effetti circola già da qualche giorno, ma merita una riflessione.
La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha confermato che a gennaio 2026 partirà un progetto sperimentale di educazione sessuo-affettiva in quattro scuole dell’infanzia (asili) della città. Il progetto coinvolgerà circa 300 bambini e bambine, con l’accordo delle famiglie.
Matteo Salvini, così come segnalato dal lettore ha commentato: «sono inorridito sapendo che un’eroina della sinistra quale Silvia Salis ha detto che promuoverà lezioni di sesso a bambini di tre o quattro anni. Secondo me è una cosa disgustosa. Ne parliamo alle medie col consenso dei genitori […] Vorrei sapere chi entra in classe e cosa dice». Concetto espresso da Salvini all’assemblea nazionale di Noi Moderati.
Il progetto Salis analizzato più in profondità, non riguarda esplicitamente “lezioni di sesso” nel senso specifico del termine, ma si concentra sull’educazione alle relazioni, ai sentimenti e al rispetto reciproco, tematiche che secondo la sindaca sono fondamentali per contrastare fenomeni come gli insulti sessisti e la violenza di genere.
Il progetto sperimentale, circoscritto a quattro asili comunali prevede il coinvolgimento di bambini da tre a cinque anni, per la durata di un’ora a settimana, e al momento non un’imposizione generalizzata in tutti gli asili della città.
A questo punto la notizia potrà trovare divergenti opinioni a seconda del lettore e il redattore vuole limitarsi a riportare i fatti. Di certo, Matteo Salvini non ha dubbi su questa novità. Nella stessa occasione, ha commentato: «a chi spetta il compito di come educare i propri figli? A mamma e papà o allo Stato? […] Se non vi sono abusi, violenze o maltrattamenti non ci deve entrare. Qualcuno vuole cancellare le radici, togliere ai genitori il diritto e il dovere di educare i propri figli e metterli in mano allo Stato.
30 novembre 2025: approvato il ddl 979 sulla sessualità trattata nelle scuole
Tutto questo è accaduto mentre un articolato ddl presentato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ha incassato il via libera della Camera (tra proteste dell’opposizione). Il “succo” del decreto stabilisce che sarà possibile qualunque attività curricolare o extracurricolare su sessualità, affettività e relazioni, nelle scuole medie e superiori, previo il consenso delle famiglie.
In breve, i contenuti del ddl indicano l’educazione sessuale intesa a promuovere il rispetto reciproco, l’empatia, la capacità di dire “no” e la costruzione di relazioni sane. Ma ci sarebbe altro.
La strisciante concorrenza dei social media
Tra prospetti e intenzioni, sfugge, sia da parte del relatore che delle opposizioni, l’accenno a quanto i social media si muovano veloci sugli smartphone, trattando la sessualità in modo incontrollato ed esplicito.
I social media sono abbordabili e anonimi, offrono un accesso immediato a una vasta gamma di contenuti e spiegazioni sulla sessualità, cosa che ai giovani risulta più allettante e seducente rispetto a un confronto diretto con “morigerate”, spesso inadeguate figure adulte.
Piattaforme come TikTok e altre app di dating o messaggistica sono utilizzate per l’esplorazione dell’identità sessuale, per fare nuove esperienze o come forma di corteggiamento, attraverso pratiche come il sexting. Fenomeni difficili da controllare e in competizione col dialogo con i genitori. È un divenire che andrebbe monitorato con maggiore attenzione.
Un fenomeno in espansione e concettualmente molto complesso è infine, quello della cultura gender e i suoi multiformi significati.
Senza voler trattare il soggetto nelle sue tante, interessanti specificità, da più parti, e soprattutto dalle scuole superiori, giungono segnali di derivazioni estreme concentrate sul dubbio della propria “identità sessuale”, con il rischio di incentivare confusione personale, a discapito di argomenti scolastici emergenti, troppe volte “emarginati”, quali il riscaldamento globale, la questione energetica e altre attualità impellenti
Tra queste ed altre cose della nostra civiltà, l’iniziativa del sindaco di Genova Silvia Salis non è piaciuta del tutto, soprattutto al leader della Lega, che si è espresso con chiara insofferenza verso un provvedimento che valutato più in profondità, si confronta con una società italiana basata sulla solidità e sui ruoli della famiglia, che sta cambiando molto in fretta.
Raccolta dati: AI Overview, ANSA, Senato della Repubblica

Al collega Carlo Mariano Sartoris un plauso per questa analisi splendida ed approfondita.
Certo che sarebbe bello che le famiglie fossero presenti e detentori di educazione; ma non sempre è possibile in quanto neanche i genitori sino educati in tal senso, allora lo stato dev’essere presente e sostitutivo per garantire l’educazione a tutti.
Personalmente sono inorridita da questa deriva di intervento in ogni ambito da parte dello stato…che non mi sembra certo voglia educare ma confondere
Bravo Carlo, forse Salvini non ha capito che educare all’ affettività in ambito scolastico non prevarica il metodo educativo genitoriale, al più potrebbe aiutare, fornendo un terreno di discussione in famiglia. Come medico Ti dico che il cervello dei bambini di 3 anni è più che capace di analizzare i fatti, sia quelli reali che gli ipotetici. D’altronde vale anche il contrario: se, dopo gli incontri formativi, i bimbi si troveranno in casa un ambiente violento od ostile assorbiranno per osmosi un atteggiamento violento ed ostile. Quindi stia sicuro l’ onorevole che l’educazione dei figli spetta ai genitori nel bene e nel male.