Dopo Francesco, anche Papa Leone ammonisce i “mercanti della guerra”. L’Europa neutrale e sola, guarda a se stessa
Premessa: la parola pace, non giunge ai boss del mondo. Ignorata e disprezzata anche La voce del Papa.
Nonostante i ripetuti ammonimenti e le pressanti invocazioni alla fine delle guerre nel mondo e all’appello al dialogo, il pianeta è sotto attacco dalle forze del Male, talvolta esibite da nuovo Gesù Cristo. Intanto… L’Europa e l’Italia si interrogano…
Martedì 7 aprile 2026: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha tenuto un’informativa alla Camera sulla situazione internazionale e sugli accordi che da 75 anni regolano l’appartenenza alla Nato, soffermandosi sul fatto che: «nessun governo di nessun colore ha mai ventilato l’ipotesi di non attuare tali accordi tra Italia e USA…»
Un discorso che ha richiamato all’unità del Paese, in un momento storico senza precedenti recenti, con un richiamo ai rischi dell’Europa. Un buon discorso di un ministro che aveva già riferito sull’importanza della Difesa intesa come: salvaguardia; tutela; protezione di una Nazione che ha il dovere di proteggersi, soprattutto in un momento di grande cambiamento planetario e strategico, e l’Europa snobbata da Trump, ora deve occuparsi delle sue debolezze.
Guido Crosetto si è poi soffermato sui valori della difesa. Da qui lo spunto dell’articolo
Prestare attenzione, indagare e poi scrivere di guerra non è l’aspirazione del cronista, ma quel che accade nel mondo l’impone. La guerra è dappertutto, i buoni propositi restano parole; foglie secche nel vento.
I paesi europei della Nato sono impreparati a un possibile conflitto che gli analisti reputano in divenire tra il 2027 e il 2029, essendo le Repubbliche Baltiche, obiettivo dichiarato di Vladimir Putin nel suo progetto di recupero dei confini dell’ex Unione Sovietica.
Da qui la necessità di una forte difesa, preventiva e deterrente.
Per anni, funzionari dell’intelligence e leader politici hanno messo in guardia sull’eventualità che l’Europa possa essere coinvolta in un conflitto di vasta portata.
Il generale Michael Wiggers Hyldgaard, capo della difesa danese, intervenendo al Forum di Parigi 2025 sulla difesa e la strategia ha dichiarato: “Dobbiamo cambiare mentalità, passando dalla diagnosi all’azione”. In funzione di un adeguamento.
La Russia ha avviato un massiccio programma di armamento e la mossa sbagliata di spezzare L’Alleanza Atlantica attuata da Donald Trump ha lasciato l’Europa molto indebolita di fronte agli sviluppi dei nuovi armamenti che, dal fronte dell’Ucraina all’attuale scenario mediorientale, hanno cambiato tattiche e strategie.
L’Europa sta adeguando la sua difesa?
I droni, la guerra elettronica. Le nuove strategie “a distanza”
I droni sono la new entry a basso costo che hanno cambiato la tattica di contatto sul campo; non hanno “sostituito” i mezzi blindati, però hanno reso molto rischioso usarli senza protezioni adeguate.
Stabilito ciò, è stato formativo consultare siti e giornalismo internazionale, per capire a che punto è la difesa europea, italiana inclusa, orfana di una NATO a trazione americana, dopo i capricci e le ostentazioni di Trump, soprattutto dopo la faccenda dell’Iran.
Le informazioni a venire, derivano da una sintesi di analisi provenienti da più tipi di fonti (militari, accademiche e giornalistiche), consultabili sui vari Ministeri della difesa, su briefing ufficiali e documenti pubblici della NATO, dati di intelligence open-source che riportano video, perdite, tipo di droni eccetera.
I droni sono ormai impiegati sia a lunga distanza, sia sul terreno, in questo caso fa testo la Guerra in Ucraina.
Da quattro anni, il conflitto russo-ucraino ci riporta immagini di devastazione dovuta all’uso di droni capaci di colpire in profondità, ma sul campo di battaglia, i droni (soprattutto FPV a basso costo) sono diventati l’arma più “costo-efficace”, capace di colpire militari, postazioni, thank e veicoli, eseguire ricognizione e dirigere l’artiglieria.
Uno strumento a comando remoto che ha trasformato il campo di battaglia in uno spazio iper-sorvegliato.
In Ucraina assistiamo a una dinamica altalenante dove, in alcune fasi sono stati gli ucraini a recuperare terreno, in altre, i russi hanno avanzato lentamente (soprattutto con superiorità numerica e artiglieria)
I droni e la guerra elettronica sono stati un nuovo strumento chiave, ma insieme a un misto con il vecchio: artiglieria, logistica e riserve umane.
Il “vantaggio tecnologico” è basilare, ma non solo. L’Ucraina è stata inizialmente innovativa (uso creativo di droni civili, software, integrazione digitale). La Russia ha recuperato con produzione massiva, uso continuo di droni kamikaze, forte impiego di guerra elettronica (jamming) e attualmente si parla più di equilibrio dinamico che di vantaggio netto.
Lezioni per l’esercito italiano (e occidentale in genere).
Sarebbe più piacevole parlare di arte, di cultura o di filosofia, ma, l’attualità pretende attenzione alla verità strategica europea che, tra lentezze e dissensi, ha comunque preso atto dal conflitto in Ucraina: il sistema di difesa tradizionale va aggiornato, non buttato. Notizie su studi accademici e conferenze militari pubbliche think tank, riportano che il procedimento è in atto.
La “Dronizzazione” delle forze richiede una integrazione di droni a tutti i livelli. In particolare: micro-droni, droni FPV d’attacco (economici, usa-e-getta), droni di controllo a lungo raggio e, per un paese come l’Italia, con 8000 km di coste; droni navali e subacquei.
I nuovi mezzi di difesa cambiano: da pochi sistemi costosi, a nuovi sistemi, economici e diversificati.
Le priorità assolute: la difesa anti-drone dei mezzi corazzati & l’uso del software
Ogni mezzo e postazione fissa dovranno essere protetti da: scudo aggiunto orizzontale; mimetica; sistemi di jamming; sensori anti-drone; armi a corto raggio (anche automatiche); una “bolla elettronica” protettiva.
Senza questo insieme di protezione, anche un carro moderno diventa vulnerabile, quindi, i mezzi blindati avranno un nuovo ruolo. Da mezzi di sfondamento, diventeranno nodi di rete per un supporto a distanza, per “fuoco protetto” integrati con l’evoluzione dei droni.
La guerra elettronica e il software sono diventati importanti più che gli armamenti tradizionali. Il campo di battaglia è diventato anche “digitale” e le new entry sono indispensabili per: disturbare i droni nemici; proteggere le proprie comunicazioni; usare IA per identificazione bersagli.
Produzione rifornimento e costi
Lezione N. 1 che proviene dalle “nuove guerre”: meglio 10.000 droni da 1.000 € che 10 sistemi da milioni. Per ottenerli serve un’industria flessibile e rapida nell’aggiornamento.
A tal proposito, L’Italia sta potenziando il settore droni per la difesa puntando a diventare leader europeo nella produzione e nell’adozione di sistemi a pilotaggio remoto. Il Documento Programmatico Pluriennale ha stanziato 3,2 miliardi di euro destinati alle nuove tecnologie militari difensive e offensive.
Leonardo sta sviluppando i droni “gregari” dei caccia di sesta generazione e ha avviato una stretta collaborazione con la turca Baykar per la produzione di droni destinati al decollo da portaerei e portaelicotteri.
L’esercito sta introducendo sistemi avanzati anti-droni tipo Skynex, costruiti insieme alla tedesca Rheinmetall, e destinati alla protezione delle infrastrutture. Inoltre, l’Italia sta investendo in droni subacquei e marittimi destinati a sorveglianza e difesa. Un insieme di azioni preventive per adeguarsi alle nuove minacce e ridurre la dipendenza da paesi extra europei.
Formazione e Addestramento
Nel 2025, l’Esercito ha formato 1.000 nuovi operatori di droni e ha condotto oltre 200 esercitazioni, integrando droni ad ala fissa e rotante per missioni di vigilanza e reazione. Sul tema, l’esercito organizza “gare” come il “Grand Prix Drone”, per testare e migliorare le abilità dei piloti di droni su terreni operativi e simulazioni di scontro.
Focus su Minidroni e Microdroni
l’impegno è anzitutto verso piccoli droni utilizzabili dalle unità di fanteria per la ricognizione e cruciali per la sicurezza dei soldati, oltre che ai droni kamikaze. Infine servono molti soldati addestrati a usare droni come “strumento base”; unità miste: fanteria + droni + guerra elettronica e cicli decisionali rapidissimi (stile “startup militare”).
…E dopo l’articolo d’informazione, l’autore cerca il perdono con una celebre citazione sulla guerra:
“Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono”.
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