Matteo Salvini gioisce. Nascita di una grande opera per la Sicilia e una piccola opera per l’umanità?
Il 6 maggio 2024, sulle pagine di CIVICO20NEWS usciva un articolo dal titolo:
Il ponte sullo stretto di Messina. La storia infinita di un’opera ancora indefinita.
Articolo ispirato da uno scioccante reportage di “Le Iene”, del 30 aprile 2024.
Il reportage riguardava la lunga storia di un progetto che inseguiva l’ambiziosa intenzione di correggere un difetto geografico di matrice italica: unire la Sicilia al “Continente”. Un progetto più volte definito sulla carta già prima del XIX secolo, epoca “dell’unità d’Italia” guerreggiata e politica, ma incompleta, separata dallo stretto di Messina.
Consultare il vecchio articolo aiuta a ragionare sulle ultime notizie che paiono mettere fine alla distanza tra Scilla e Cariddi. Infatti, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica & lo Sviluppo Sostenibile (CIPRESS) ha approvato il progetto della costruzione del ponte sullo stretto, così come era stato anticipato e fortemente voluto dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini.
Durante la conferenza stampa del 6 agosto tenutasi a Palazzo Chigi, dove si esponeva il benestare dell’opera, il ministro descriveva i vantaggi di un insieme di opere pubbliche destinate a rivoluzionare e modernizzare l’intero comprensorio interessato dal ponte sullo stretto, caratterizzato dalla più ampia campata del mondo.
Da un punto di vista ingegneristico, l’impresa è decisamente ardita. 3300 m di campata unica sorretta da due piloni alti 400 m, percorsi a tre corsie per entrambi i sensi di marcia, un doppio binario ferroviario e una metropolitana sono indici di una scorrevole, ambiziosa intenzione di concretizzare un progetto che si trascina da illimitati governi dispersi nel tempo.
Giorgia Meloni, presente all’evento ha dichiarato: «non è un’opera semplice, ma la riteniamo un investimento per il presente e il futuro dell’Italia». Ha quindi ringraziato Matteo Salvini, concludendo con: «sarà un’Italia più unita e più coesa».
Quello che è venuto a seguito dell’evento è tipicamente italico. Da una parte grande soddisfazione per un’opera dedicata a Silvio Berlusconi e al suo sogno che sta per vedere la luce. Dalla parte opposta, critica accesa e grande preoccupazione per i costi, per i rischi fisici dell’opera e per il suo inequivocabile impatto ambientale.
I residenti che subiscono gli sfratti protestano da tempo, e le voci di coinvolgimento della criminalità organizzata circolano con storica tradizione legata al territorio. Ma questa è solo un’illazione.
Tanto rumore intorno a un obiettivo progettuale che risale al tempo dei romani e che, finalmente, durante il governo Cossiga, nel 1978 viene presentato a un Convegno della Accademia Nazionale dei Licei, un progetto redatto dal Gruppo Ponte Messina S.p.A., per una soluzione a campata unica di 3300 m.
Furono coinvolte 39 tra facoltà e imprese che presentarono l’antesignano progetto di quello attuale, da allora bloccato da una infinita serie di “ripensamenti” per lo più politici.
“Rispetto al progetto accantonato da Mario Monti, i costi per realizzare il ponte sono lievitati da 8,5 a 13,5 miliardi di euro, ma un po’ di soldi ci sono. Il totale del “Connecting Europe Facility” supera i 33 miliardi di euro. Da questo “totale” è prevista una partnership della UE al progetto esecutivo del Ponte, come per altre opere inserite nei Corridoi europei”.
Poiché i conti tornano, se si va a ritroso, tra le tante opinioni che hanno fluttuato nel tempo, è interessante constatare che molte volte, chi cambia idea diventa il maggior sostenitore della nuova teoria. Infatti, nel 2019, quando Matteo Salvini era Segretario della Lega, era contrario all’opera, ritenendola poco sicura, ed era favorevole al miglioramento delle strutture preesistenti.
Oggi l’entusiasmo dello stesso ha girato nel senso opposto. Il ministro reputa il ponte come un acceleratore di sviluppo del sud e nell’attuale contesto geopolitico, anche indispensabile per gli interessi strategici della NATO al centro del Mediterraneo, consentendo una maggiore velocità di spostamento in ambito militare.
Tante teste tante idee su un progetto che ha da sempre stimolato l’attitudine umana a migliorare (o a far peggio) le cose di questo mondo così come scolpite da Madre Natura.
La verità non è calcolabile, rimane l’opinione personale e un richiamo al 5 maggio di Alessandro Manzoni dove la celebre citazione: «ai posteri l’ardua sentenza» comprime in poche parole la bontà o meno del ponte in divenire dato come già fatto per innumerevoli volte. Questa sembra quella buona, però…
tra il dire e fare resta di mezzo il mare!
L’opinione del redattore, quantomeno informato in questioni di statica e tecnica dell’architettura, è: «se si tratta di una campata unica al mondo, significa che l’opera è pionieristica, dunque non esistono modelli a garanzia di certi gravami statici che saranno difficilmente verificabili. Dal punto di vista paesaggistico, sui 430 m dei piloni conficcati in una area protetta dall’Unesco, e sulla striscia d’asfalto visibile dallo spazio, il parere è contrario e forse, questo ponte “grande passo per la Sicilia” è un “impercettibile passo per il resto dell’umanità”».
In chiusura poi, il ruolo strategico di un ponte così, è presto ridimensionato dal suo essere facile bersaglio di attacchi aerei e di droni, sempre che non ci pensi prima il dio Vulcano, assonnato signore di quella porzione instabile del nostro mondo. Speriamo che non si risvegli, disturbato dal rumore.
Ultima libertà di pensiero, uno spunto da consegnare al lettore.

Carlo, che abbia dei pro e dei contro è verosimilmente vero come lo è come la difficoltà di esprimere un pensiero senza risentire dei tanti proclami delle destre e dei NO (a prescindere) delle sinistre. Non sono né a favore, né contro, la costruzione di un opera di tale portata, però c’è da dire che in Italia se la destra dice SI, la sinistra urla NO, senza neanche pensare al lavoro che porterebbe un opera simile, ai collegamenti più veloci, e chi è stato in Sicilia sa che problemi ci sono in estate d in inverno, per quei 6 km di mare. Pensiamo al traforo, ben 34 Km sotto il mare tempestoso dello stretto della Manica (Chunnel), in Italia i NO TRAFORO starebbero ancora a Coquelle a fare attentati. E’ possibile, mi domando, che in questo Paese non si possa fare qualcosa senza fare profiliazioni di pro o contro? Fratoianni e Bonelli sono andati addirittura in Sicilia per parlare con i Centri Sociali per animare la contestazione. Non se ne può più! Paese di pagliacci e gente senza fede che si litiga una poltrona…..
sempre attento alle cose sei, per me poi il problema è soprattutto di statica, 3300 m sono tanti, mai tentati. Pare che una struttura elastica sopporti i carichi previsti, ma nel mezzo che fa? Flette, rimbalza e saltella? in ogni caso,pare sia meglio che un viadotto a più campate. Comunque non penso che lo vedrò finito, si parla del 2035, quindi aggiungiamo i prolungamenti burocratici. Un saluto e un buon Ferragosto
I litigi della politica sono ormai atavici… ma il ponte forse solleva un altra controversia: ci vogliamo veramente Uniti ?! Personalmente sono molto intimorita dalla imponenza architettonica e dalla sua effettiva sicurezza… Tuttavia, alla fine del primo processo per il disastro del Vajont i giudici assolsero gli ingegneri affermando che in fondo “ il progresso legittima vittime “….. E poi forse, come altri , comincio ad avere nostalgia del passato.. più bucolico che tecnologico…..
proprio così, benvenuta nel Club dei nostalgici boomer!
Ho letto con attenzione l’articolo sul Ponte ,l’ideale perseguito da Berlusconi prima e da Salvini oggi e mi viene subito in mente il principe Fabrizio del Gattopardo :
Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Certo un’opera colossale così da elenco delle meraviglie del mondo antico tra la nostra Calabria e la Sicilia personalmente stona molto nel contesto ambientale e culturale della Magna Graecia italica ma il gattopardismo attuale ha già dimenticato il Ponte Morandi sul quale sono passato 3 ore prima che crollasse. Ho un caro amico di Milazzo e penso che non passerò mai su quel ponte dovesse farsi per andare da lui e continuerò a prendere l’aereo per Catania. Miliardi buttati da anni su un comitato e altri miliardi si butteranno per farlo ? Attendiamo un Pontifex che benedica l’Opera. Sic!