La mostra allestita presso l’omonimo Museo
Si chiuderà il 5 ottobre la mostra “Arte e gioco dal Risorgimento a oggi” allestita presso il Museo del Risorgimento di Torino. Un’occasione decisamente affascinante per ripensare ai giochi e ai giocattoli di un tempo che oggi sembra un repertorio appartenente alla preistoria: infatti, scorrendo le opere proposte e pensando a cosa sono oggi i videoga
me di ultima generazione, ci sembra appunto di essere al cospetto di uno scavo archeologico. Ma non ci dobbiamo stupire, perché, se guardiamo all’evoluzione tecnologica che ha caratterizzato le ultime generazioni, anche un Commodore 64 è un reperto archeologico.
Mettendo insieme le te
stimonianze ancora disponibili e gli echi di pratiche ludiche rimaste ancorate alla tradizione popolare, abbiamo modo di constatare un primo aspetto fondamentale: molti giochi erano effettuati “senza giocattoli”. Dal girotondo alla cavallina, dal nascondino ai quattro cantoni, numerosi giochi infantili erano caratterizzati da regole e svolgimenti sostanzialmente simili e, solo in qualche caso, potevano includere giocattoli, che, quasi sempre, erano realizzati con materiali poveri e di recupero. Infatti numerosi venivano autocostruiti dai bambini stessi, che in tal modo esercitavano la manualità e la capacità di sfruttare materiali poveri: aspetti, questi, che si sarebbero rivelati di grande importanza da adulti.
In effetti, quando non esistevano giocattoli realizzati dall’industria, tutto era affidato all’inventiva e alla capacità di osservazione. Le biglie, il pallone, il cerchio, la trottola e le bambole fatte di stracci costituivano l’universo ludico dei bambini del passato, per i quali il gioco aveva anche un ruolo pedagogico, poiché serviva a porre in evidenza alcuni aspetti importanti nelle relazioni: l’apprendimento e il rispetto delle regole sociali, l’importanza della collaborazione tra i membri del proprio gruppo, il gioco di squadra, la solidarietà e, non ultimo, l’orientamento in direzione di specifiche attività da svolgere poi da adulti.
Molto presente, tra i giocattoli poveri, è la trottola, di cui conosciamo varie tipologie; è ritenuta uno tra
i più antichi oggetti ludici per bambini. È significativo che Catone il Censore consigliasse ai genitori di usare la trottola per far divertire i figli piccoli, affinché si avvalessero di questo giocattolo e non dei dadi, destinati a condurli in direzione dell’azzardo.
Occupano un ruolo non secondario all’interno della cultura tradizionale anche le filastrocche che accompagnavano i giochi, costituite da un linguaggio semplice scandito dalla rima, in genere breve, con ripetizione di sillabe. Si tratta, come altre espressioni della cultura orale, di un corpus di testimonianze che appartiene al passato lontano, oggi quasi completamente scomparso e del quale sono rimaste impigliate flebili espressioni nel folklore. Tra gli ultimi ricercatori a porre in evidenza il ruolo della filastrocca, non solo sul piano poetico, ma anche su quello educa
tivo, ricordiamo Gianni Rodari, con il suo libro Filastrocche in cielo e in terra.
Anche gli adulti giocavano: i dadi, le carte e la morra erano spesso uno sfogo, un momento di riposo e di incontro, ma potevano anche essere alla base di occasioni finalizzate all’azzardo, con tutti gli effetti che tale sviluppo potevadeterminare.
Da non dimenticare la tombola, gioco collettivo risalente al Settecento: nella sua più diffusa espressione è una forma di intrattenimento familiare, soprattutto in alcuni momenti dell’anno, come le festività natalizie, quando i gruppi di parenti e amici tendono a riunirsi. Anche se è un gioco d’azzardo, la tombola generalmente pone in palio premi di minimo valore pecuniario o esclusivamente simbolico.
Puntuale la riflessione di Gian Renzo Morteo:
“Gran parte dei giochi che ci hanno tramandato gli studiosi di folklore o anche semplicemente le testimonianze dei nostri vecchi sono legati a un mondo contadino che è mutato radicalmente nel volgere di poco tempo e non ripresenta più le situazioni e i contesti in cui la pratica del gioco trovava motivi di interesse e di ripetizione”.
