Donne violente nel linguaggio, uomini che vengono odiati ed invitati ad autoeliminarsi. Dove stiamo andando?
La mattina del 7 settembre 2026, sul profilo “Facebook” del Capo Ufficio Stampa e Responsabile della Comunicazione istituzionale della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Angelina De Salvo, è comparso un post assai discutibile.
La dottoressa De Salvo ha scritto che “se scomparissero gli uomini quasi tutti i reati scomparirebbero. E le preoccupazioni per la sicurezza svanirebbero. In Italia tutto il codice penale esiste a causa loro”.
Parole gravi che hanno il chiaro sapore di una discriminazione nei confronti di chi è nato nel genere maschile. Come si fa a dire che il codice penale esiste a causa degli uomini?
La De Salvo, che da come scrive può essere ascritta al discutibile mondo delle “femministe”, continua la sua dissertazione scrivendo che “la maggior parte dei reati sono commessi dagli uomini. In tutto il mondo. Omicidi, stalking, rapine, estorsioni, maltrattamenti in famiglia, narcotraffico, violenze sessuali, guerre. Quasi tutti commessi o voluti dagli uomini”.
Forse la dottoressa Angelina non sa che nelle Patrie galere ci sono anche tante donne.
Evidentemente non ha considerato le donne che hanno ucciso il loro figlio, quelle che hanno ucciso l’ex-compagno, quelle che gli hanno sottratto un figlio, e nemmeno quelle che lo hanno fatto sfregiare con l’acido.
E poi arriva una domanda che sa tanto di “induzione al suicidio”: “Ma perché voi uomini invece di parlare di sicurezza non vi autoeliminate? Ci pensiamo noi alla nostra sicurezza”.

Se a Roma esiste una Procura della Repubblica sarebbe opportuno che ad una simile pubblica asserzione si facesse conseguire l’apertura di un fascicolo per la violazione dell’articolo 580 del Codice Penale che prevede la fattispecie di reato di “istigazione o aiuto al suidicio”.
La violenza verbale delle “femministe” ha raggiunto un livello di brutalità che non può più essere sottovalutato.
Eppure la De Salvo continua con la sua retorica discriminatoria e, a tratti, violenta: “Ai maschi ricordo che Lorena è stata incaprettata viva, messa violentemente in un portabagagli, dove ha fatto inutilmente 3 disperate telefonate per salvarsi. E sempre viva. Sempre consapevole di quello che le stava succedendo è stata buttata da una bestia da un maschio bestia da un cavalcavia”.
Il modo in cui costei parla “ai maschi” è vergognoso, stucchevole, indecente. Si pensi se un maschio avesse scritto la stessa cosa, con la medesima verbosità, nei confronti del “gentil sesso”. Si invocherebbe la forca.
Il truce e discriminatorio post si conclude con il solito “fascismo degli antifascisti” di pannelliana memoria che descrive come si può dire ciò che si pensa solo se allineato al pensiero comune. Diversamente si deve “abbassare la cresta”.
Chiosa la De Salvo: “Sempre viva sempre consapevole. E mentre cadeva nel vuoto si domandava il perché. E questo è uno dei milioni di esempi di violenza maschile. Suvvia maschietti se non siete d’accordo, abbassate la cresta, leggetevi il post e passate oltre, perché vi cancello tutti i commenti”.
La dottoressa Angelina De Salvo dice di aver scritto questo post “per Lorena” ma chi vi scrive è certo del fatto che Lorena Isceri, vittima incolpevole della furia omicida del suo ex compagno, non sarebbe affatto d’accordo con questo florilegio di discriminazioni e violenze verbali.
Qualcuno si domandava se ci fosse un Magistrato a Berlino.
In Italia si spera che ve ne sia uno a Roma disposto a valutare il profilo giuridico di un Post che mette alla gogna miliardi di uomini nel mondo.
Essere donna non obbliga ad essere “femminista”. Essere “femminista” non giustifica la violenza contro gli uomini.
