Ten. Colonnello Riva, Procuratore Mazzeo, Colonnello Piras in Conferenza Stampa
I Carabinieri di Cuneo, sotto il coordinamento della Procura di Asti, mettono a segno l’Operazione “Yeti”.
Presso la sede del Comando Provinciale Carabinieri di Cuneo, Caserma Gonzaga, c’è stato un briefing dell’Arma con gli operatori della stampa sulla recentemente conclusa Operazione “Yeti”.

Ad informare la stampa sui risvolti e sugli elementi degni di essere portati all’opinione pubblica il Procuratore Capo di Asti, dottor Biagio Mazzeo, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Colonnello Marco Piras, il Comandante del Reparto Operativo, Tenente Colonnello Daniele Riva, e il Comandante del Nucleo Investigativo, Tenente Marco Dainese.
Il Colonnello Piras, ha spiegato come ci sia stato un lavoro alacre e faticoso da parte del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo per sgominare una banda di soggetti di etnia Sinti impegnati nel furto aggravato in appartamento privato.
Il Procuratore Capo di Asti, Biagio Mazzeo, ha detto che con piacere raggiunge il Comando Provinciale di Cuneo per tenere informata la popolazione sulle attività di indagine portate avanti da Carabinieri e Magistratura. L’interesse pubblico nell’informazione è per la Procura di Asti fondamento e cardine.
I furti in appartamento sono reato oltremodo odioso perché si parla di soggetti che si introducono nell’altrui abitazione per rubare preziosi, monili o anche semplici ricordi. I catturandi sono persone con tenore di vita elevato e sprezzo della legge.
I Sinti incriminati e tratti in arresto sono pressoché sconosciuti al fisco perché quanto sottratto agli altri non è dichiarato, dichiarabile e, dunque, sfugge all’erario.
Il dottor Mazzeo lavora in modo serio e meticoloso per colpire i possedimenti di quanti danneggiano la collettività creando paura, sgomento e senso di insicurezza.
Il Tenente Colonnello Riva ha ringraziato i quattro militari che hanno materialmente operato per gli arresti e il carabiniere che cura tutta la parte di repertazione e intelligence.
L’attività parte nel territorio cebano, grazie all’osservazione dei Carabinieri della zona che hanno notato una Skoda Yeti quanto meno sospetta.

La Procura di Cuneo ha dato avvio ad un’azione di indagine che ha portato, in un secondo momento, a comprendere che la base criminosa era in Provincia di Asti e, dunque, è mutata la competenza territoriale ma non l’interesse.
Il Comando Provinciale specifica come ci sia stato un recupero ingente di gioielli, preziosi, denaro contante, precedentemente sottratto ai malcapitati. I militari dell’Arma sottolineano come siano stati recuperati “circa 130.000 euro in contanti, numerose targhe contraffatte e materiale per la loro contraffazione, gioielli e monili vari, 3 orologi marca Rolex, 1 pistola calibro 9×21 marca “Tangfoglio” e 10 cartucce del medesimo calibro, 1 rivoltella calibro 7.65 marca “Fergyvergya”, 1 pistola semiautomatica calibro 320 marca “Harringotn”, vestiario di varie marche ed accessori d’abbigliamento, 24 smartphone e ricetrasmittenti, tutto materiale ritenuto provento di pregresse attività predatorie ed utilizzato per la loro commissione”.
Il Tenente Dainese ha spiegato come tutti i Sinti, dopo la consegna della misura cautelare, sono stati tradotti in carcere.
Soggetti molto scaltri, come detto, criminalmente competenti, stesse modalità già viste con l’Operazione “Pater Familias” di qualche tempo fa.
I Sinti hanno sfondato porte, demolito garage, violato allarmi, … usato una violenza inaudita e inconcepibile nei confronti delle case e delle cose nelle quali sono penetrati.
Con soli quattro carabinieri sul territorio, il Nucleo Investigativo ha seguito i Sinti e li ha pedinati “passo passo” tra Cuneo, Asti, Vicenza, Verona e l’intero Nord-Italia.
In particolare Montegrosso, Isola d’Asti, Ferrere d’Asti, per fermarsi al solo territorio di competenza. Nel vicentino decine di colpi e spaccate.
I tredici detenuti hanno camuffato le auto, usato targhe false, per riuscire ad eludere qualsivoglia controllo. Per i Carabinieri è stato estremamente arduo riuscire a assicurarli alla giustizia.
Erano talmente edotti, e formati, da utilizzare tecniche e strategie per non essere individuati, al fine di non essere arrestati. Controllavano periodicamente gli autoveicoli per esser certi di non esser oggetto di intercettazioni.
Si muovevano in gruppi da 4/5 con codici, radioline non rintracciabili, … si avvalevano di meccanici, artigiani, compiacenti che, infatti, sono soggetti a controlli di altri Nuclei specialistici dell’Arma.
Bisogna sottolineare, assolutamente, l’abilità dei quattro militari operativi sul campo che hanno annullato la loro vita privata, compiendo mesi di pedinamenti, appostamenti ed approfondimenti d’indagine, al fine di consegnare alle Patrie Galere questi soggetti.
L’arresto, avvenuto nel territorio di San Damiano D’Asti, è stato figlio di un’operazione militare, con supporti esterni, molto articolata, durata soltanto 20 minuti. Incredibile a dirsi visti i 150 militari impegnati nell’operazione materiale di arresto.
Hanno preso parte all’operazione, oltre ai già citati, i Carabinieri Forestali del Gruppo di Cuneo, delle Unità Squadre Operative di Supporto – SOS Carabinieri, i Carabinieri del 1 Reggimento “Piemonte” di Moncalieri, le Unità Cinofile e un elicottero del 1 Elinucleo di Volpiano.
Ancora una volta va sottolineata la professionalità unica dei Carabinieri che hanno compiuto un’operazione fulminea, silenziosa e non plateale.
Tutti gli indagati appartengono ad una famiglia allargata, facente parte una dinastia Sinti dedita a questo tipo di attività.
Come sempre va rammentato come la loro posizione sia al vaglio della Magistratura, che ne accerterà, nel corso del dibattimento, le eventuali responsabilità.

Complimenti ai bravissimi Carabinieri che ormai sono diventati abili a catturare delinquenti di ogni genere. Ormai sembra di essere in USA . Vediamo nei film polizieschi fatti simili ed è impressionante quanto andiamo sempre peggio. Se il governo non si sbriga a mettere ordine diventeremo come Chicago o New York