Cuneo sta vivendo il 90esimo anniversario dell’Oratorio Salesiano. Rispolveriamo il pensiero di Giacomo Oddero del 2005.
L’Oratorio Salesiano “San Giovanni Bosco” di Cuneo, come abbiamo già detto nelle scorse settimane, compie 90 anni.
La Città di Cuneo ha un grande affetto e un’immensa riconoscenza per i religiosi della Congregazione Salesiana che tanto hanno dato a questa terra e alla sua gente.

Un bellissimo ringraziamento, in occasione del 70esimo Anniversario dell’Oratorio, lo ha fatto Giacomo Oddero, “Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo”.
Oddero, persona che molto ha fatto per l’intero territorio di Granda, si trovò a dire: “Don Bosco aveva un sogno: fare di tutti i giovani degli onesti cittadini e dei buoni cristiani. Dal 1928 a Cuneo, l’operosa attività dei Salesiani ha contribuito a realizzarlo”.
Parole chiare, nette, fluide, che ben descrivono quello che sono stati – e che sono tutt’ora – i Salesiani a Cuneo.
Nella storia del Capoluogo della Granda non si può omettere il fatto che “i Salesiani sono sempre stati vicini alla società civile. Attraverso il Convitto Civico hanno consentito lo studio superiore a generazioni di ragazzi (più di 2500, tra il 1928 e il 1982), molti dei quali sono diventati classe dirigente, formati a valori etici fondati sul rispetto per la persona e la dignità del lavoro”.
Quanto mancano il “rispetto per la persona” e “la dignità del lavoro” nella Cuneo di oggi, nei Quartieri Donatello e Gramsci, serviti dalla splendida e preziosa Comunità Salesiana.

Basti pensare che, il giorno della processione da Via San Giovanni Bosco a Piazza Galimberti, giorno nel quale è stato donato il busto di Don Bosco alla Cattedrale, a disturbare con gli ormai onnipresenti pezzi di stoffa che dovrebbero rappresentare i territori palestinesi, c’erano anche persone oriunde del Donatello e del Gramsci.
Il Direttore della Comunità Salesiana di Cuneo, don Thierry Dourland, ha tenuto una calma e una compostezza invidiabili. Anche in occasione di una celebrazione storica per la Città, i pro-Pal sono riusciti ad imporsi con la loro indesiderata presenza, con la loro indecente propaganda.
Menomale che i Cuneesi seri e rispettosi sanno – come lo sapeva Giacomo Oddero – che “la presenza centrale dei Salesiani si è svolta, e si svolge tuttora, attraverso l’oratorio, inaugurato nel 1935: centro di attività di studio, sociali, pastorali, sportive, di formazione, punto di riferimento fisso nel contesto di tanti diversi cicli di trasformazioni sociali e culturali”.
Parole importanti e pregne di significato che il dottor Oddero ha pronunciato a ragion veduta.
I Salesiani a Cuneo hanno formato ed educato decine di migliaia di giovani. Oggi, purtroppo, complice una presenza esageratamente multietnica nei quartieri Donatello e Gramsci, queste “attività di studio, sociali, pastorali, sportive, di formazione” sono espletate – in modo assai discutibile – dalle cooperative sociali.
Cooperative sociali che si rifanno politicamente a quella Sinistra estrema, extraparlamentare, irrilevante, anacronistica e fuori dalla storia. Cooperative sociali che trasformano in multietnico tutto quel che toccano, come delle moderne “Re Mida”.

Ecco perché è importante, in occasione dei 90 anni, ricordare come “l’Oratorio si è qualificato, in tutti questi anni, come una struttura al servizio di tutta la comunità e bene integrata con la Parrocchia e con le sue molteplici organizzazioni, che svolgono un compito di aggregazione in un quartiere che ha conosciuto un intenso sviluppo”.
Queste parole di Oddero impongono una riflessione.
Perché oggi i due quartieri confinanti con l’Oratorio sono popolati da diversi “maranza”, baby-gang, giovani senza rispetto per le regole e per la “cosa comune”?
Semplice. Molti degli immigrati che abitano i due quartieri preferiscono far crescere i loro figli nelle strade, nei parchi gioco ingestiti e incustoditi, dove non ci sono regole e dove manca quella sana quanto rigida educazione che don Bosco ha trasmesso ai suoi religiosi.
Come si vede che la cosiddetta “generazione Z” non sta godendo dell’educazione salesiana.

Inutile negare che “la mentalità aperta dei Salesiani ha consentito di mantenere sempre un rapporto vivo con i giovani, anche in tempi caratterizzati dall’incertezza nei valori. A Cuneo, essi possono essere orgogliosi per aver saputo far vivere concretamente nella società i principi di don Bosco; ne avevano dato testimonianza anche in tempo di guerra, salvando partigiani e nascondendo ebrei perseguitati”.
Proprio valutando il pensiero di Giacomo Oddero viene da chiedersi: che cosa avrebbero pensato i Salesiani del periodo tra il 1935-1955 nel vedere la “baraccopoli” in Piazza Europa e il pensiero anti-ebraico che lì ha trovato casa?
Una riflessione è d’obbligo.
Chi vi scrive, senza pensarci due volte, fa sue le parole di Oddero quando scrive: “C’è un forte e non casuale senso di appartenenza , da parte di coloro che hanno avuto modo di essere partecipi, al Convitto come all’Oratorio, dell’attività dei Salesiani”.

Esser stato parte dell’Oratorio Salesiano di Cuneo è motivo di vanto e di orgoglio. In quei cortili, in quelle aule, in quella Chiesa, si sono ricevuti insegnamenti che oggi non si trovano più da nessuna parte.
Le idee malsane che albergano in molti, troppi, giovani cuneesi non sarebbero mai state tollerate o incoraggiante da don Michele Bealessio, don Francesco Pomero, don Luigi Roggia, don Pietro Pellegrino, don Piero Busso, don Mario Cattanea, ecc…
Purtroppo, dopo 90 anni di presenza e di competenza salesiana, è giunto il momento di chiedersi: cosa sta facendo la società civile? La politica cittadina in che direzione pensa di andare? Quali saranno le prospettive per il prossimo decennio?
Le risposte le devono dare i Comitati di Quartiere, il Sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale, gli Insegnanti, e gli educatori.
La risposta non può essere in non ben definiti “centri aggregativi”, in politiche sociali figlie del più insignificante pensiero sessantottino, o, peggio ancora, in associazioni che pensano sia “promozione sociale” il portare i giovani in strada, nelle piazze, a bloccare il Ponte Nuovo, al grido di “Dal fiume al mare, Palestina libera!”.
Tanti Cuneesi apprezzano il fatto che l’Oratorio Salesiano non ha sposato la retorica pro-Pal, tenendosi alla larga da certune ideologie politiche di origine “sinistra”, limitandosi a fare ciò che la Chiesa Cattolica deve fare: pregare, pregare, pregare, perché “l’educazione è cosa di cuore”.
