Calenda dice parole senza senso sul Generale Vannacci, demonizza “Futuro Nazionale”, spera che “Forza Italia” viri verso “Azione”.

Da giorni girano sulle varie piattaforme social le parole del leader di “Azione”, Carlo Calenda, sulla figura del Generale di Divisione Roberto Vannacci, fondatore di “Futuro Nazionale”.
Calenda esordisce con una domanda: “Generale, a servizio di chi?” e risponde: “Sono convinto che Vannacci sia un vero problema per la democrazia. E’ il rappresentante degli interessi russi, e dunque di una potenza nemica, e usa una retorica parafascista inaccettabile”.
Parole forti, senza nessun tipo di fondamento, ricche di livore e pronunciate da un soggetto che – da sempre – vive ai margini della politica “che conta” in quanto guida un soggetto politico irrilevante e non pervenuto.
“Azione” è uno di quei partiti che non hanno rilevanza e che nessuno vuole in coalizione perché ha un leader che non si sa mai dove va a parare e quale posizione andrà a prendere, specialmente in materia di economia.

Carlo Calenda pare immaginare un’apertura di Giorgia Meloni, “Fratelli d’Italia”, a “Futuro Nazionale” e, dunque, inizia a sibilare suggerimenti non richiesti: “E’ fondamentale che il Centrodestra chiarisca da subito che in nessun caso aprirà la coalizione a questo soggetto”.
E’ fondamentale per chi? Per quale motivo?
Evidentemente il buon Calenda vuol entrare nel Centrodestra che compone l’attuale coalizione di governo. Affinità con i democristiani (o “moderati” come si dice oggi) di “Noi Moderati” e “Forza Italia”, in effetti, ne ha parecchie, pure troppe.
Non a caso il leader di “Azione” si rivolge a Marina Berlusconi, Antonio Tajani, Alberto Cirio, Stefania Craxi, dicendo: “Consiglio a ‘Forza Italia’ di valutare con grande attenzione la Riforma Elettorale: rischia di obbligare la coalizione ad aprire le porte ai fascio-putiniani”.

Calenda – lo sanno tutti – ha il “dente avvelenato” con il Generale Roberto Vannacci perché si è sentito dire chiaramente, a “Realpolitik”, in studio da Tommaso Labate: “Calenda, come al solito, fa cilecca e sbaglia bersaglio perché qua non stiamo discutendo se trasferirci a Francoforte piuttosto che a Washington, e se mangiare la fiorentina piuttosto che l’hamburger con le patatine. Stiamo discutendo di relazioni internazionali, stiamo discutendo di una negoziazione internazionale, e fino ad oggi queste negoziazioni fatte dall’Europa sono state totalmente fallimentari”.
Parole totalmente inaccettabili per un Carlo Calenda da sempre sostenitore degli “Stati Uniti d’Europa”, prono alle politiche deleterie di Ursula von der Leyen, convinto nemico di Vladimir Putin e Donald Trump.
Il problema di “Azione” è la totale dissociazione dalla realtà che – nel sondaggio “Ipsos-Doxa” del 30 maggio 2026 – lo stimava al 3.1% mentre attribuiva al neonato “Futuro Nazionale” un ragguardevole 4.8%.
Nel citato sondaggio contenente “le ultime intenzioni di voto pubblicate sulle pagine del Corriere della Sera, insieme ai dati sul gradimento del governo” si dice anche che “Forza Italia” oggi varrebbe 8.2% (con un calo dello 0.8% rispetto alla rilevazione precedente).
Carlo Calenda deve aver pensato che il suo 3.1% sommato all’8.2% di Antonio Tajani potrebbe dar vita ad un fastidioso 11.3% in grado di monopolizzare le Commissioni Parlamentari e rendere difficile la governabilità.
L’obiettivo di “Azione”, in fondo, è quello: essere quell’inopportuno sassolino nella scarpa che rallenta il cammino di chi vuole marciare verso obiettivi chiari e migliori condizioni per il Paese.
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