Un controverso rapporto tra giustizia e politica
Il dibattito, che nelle piazze e sui media ha conferito ai prodromi del referendum sulla giustizia i clamori di una campagna elettorale, ha ben evidenziato quanto sia delicato e spesso controverso il rapporto tra giustizia e politica.
L’esito del referendum induce a riflettere sulla esigenza, ravvisata dai magistrati come dai governanti, che questo sistema giustizia necessita di aggiustamenti, da condividere nel rispetto delle rispettive aree di potere, le quali più d’una volta hanno comportato reciproche violazioni e spesso anche fraintendimenti per errata valutazione di certi provvedimenti, pur se assunti legittimamente nell’ambito di competenza. Il caso, ad esempio, è quello dell’avviso di garanzia.
Il Codice di procedura penale chiama tecnicamente informazione di garanzia l’atto col quale il Pubblico Ministero informa l’indagato dell’esistenza a suo carico di un procedimento penale per un fatto sommariamente descritto e lo invita a nominarsi un avvocato. Non è quindi una condanna, ma un avviso a tutela dell’indagato, per garantirne il diritto di difesa.
La diffusione della notizia, però, nella opinione pubblica, non genera sempre solo e soltanto positivi apprezzamenti per il fatto che l’indagato è messo immediatamente in condizione di approntare la propria difesa coi mezzi idonei. Lo status dell’indagato, la sua notorietà professionale, le attività per le quali si è distinto nel mondo delle relazioni sociali, gli impegni, che lo hanno reso figura di spicco nel contesto politico, sono tutti elementi che, con altri, smuovono curiosità legittime e spesso perspicaci o anche morbose.
C’è un mondo degli eternamente scontenti, i quali attribuiscono sempre al Governo ladro in carica tutte le colpe del loro esistere, pervaso di ataviche invidie, originate dalla incapacità di realizzarsi nella vita. Gli avvisi di garanzia, che coinvolgono funzionari pubblici e figure politiche di vario spicco e adombrano irregolarità connesse con i loro uffici, trovano in questo mondo il terreno fertile per tutte le fantasticherie, comprese quelle sulle intimerie sessuali, che danno sempre sapidità a tutto.
Il doveroso accertamento delle responsabilità penali può compromettere il garbo sociale di certi soggetti diversamente attivi nell’area pubblica. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, la nostra Costituzione, prevedono la presunzione di innocenza, che è anche un principio fondamentale del diritto penale, il quale garantisce a ogni persona accusata di un reato di essere considerata non colpevole fino a una sentenza definitiva. L’avviso di garanzia non è sentenza e manca del valore di colpevolezza.
Pur tuttavia, la sua spettacolarizzazione sui media, che è quasi prammatica, e la lunghezza di certi processi, che molto spesso, inoltre, si concludono con l’assoluzione dell’indagato per non aver commesso il fatto, compromettono pesantemente la reputazione del destinatario e minano da subito, in modo pressoché irreversibile, la vita psichica e anche fisica, talvolta, di chi incappa malauguratamente in queste vicende.
Sono da temere, quindi, i processi mediatici e quelli senza fine ed è da aborrire l’avviso di garanzia che, in vigenza della presunzione di innocenza, può nel contesto e per il contenuto indurre nella opinione pubblica la facile presunzione di colpevolezza.
Si vales, vàleo.
