Dopo le Olimpiadi, un’altra, imperdibile occasione per un messaggio di pace
22 febbraio 2026: occorre dirlo. In barba a tutti i gufi di “casa nostra” che hanno sperato “contro” affinché le olimpiadi invernali Milano-Cortina si trasformassero in un flop da appioppare al Governo, le cose, si sono sviluppate in altro modo.
Durante la cerimonia di chiusura, il Comitato Olimpico Internazionale ha premiato con l’Ordine Olimpico d’oro il Presidente Mattarella e la premier Giorgia Meloni; argento per Matteo Salvini, Giovanni Malagò e Andrea Abodi.
Si è trattato di un momento di meritato gran lustro per il nostro Paese, a cui sono state riconosciute le tante eccellenze, non solo per
l’organizzazione olimpica, ma anche per l’accoglienza, e il clima di festa e di pace distribuito al mondo in un momento di così tanta e prolungata tensione internazionale.
Un riconoscimento che rende orgogliosi tutti gli italiani di buona volontà, per una manifestazione in cui lo sport si è elevato a collante di fratellanza tra i popoli, splendidamente gestito da una piccola “regione” del mondo.
Un’Italia lombarda e alpina che è stata premiata per l’eccezionale organizzazione, la sostenibilità del progetto e gli eventi sportivi, nonostante i tentativi “pilotati dall’est” di creare disordini all’inizio delle olimpiadi.
Appena calato il sipario su Milano Cortina, si accendono le luci su Sanremo.
Martedì 24 febbraio 2026. Riecco il festival di Sanremo. Nuove luci internazionali si accendono sul Bel Paese, per un appuntamento canoro seguito da sempre almeno in mezzo mondo.
Un’altra occasione da non perdere.
Il 22 febbraio è una data destinata a rimanere sui libri di storia. Quattro anni fa i carri armati di Mosca entravano in Ucraina. Quattro anni di una guerra infinita. Oltre un milione e mezzo di soldati russi morti o dispersi, almeno 5/600.000 soldati ucraini e 50.000 civili ucraini morti o feriti, e circa 30.000 bambini deportati in Russia. Una strage, e la pace si allontana.
Dunque, questa 76ª edizione del festival è una vetrina imperdibile a cui sono chiamati Carlo Conti e Laura Pausini per imbastire un messaggio musicale che inneggi alla pace, unitamente al team tutto al femminile, formato dalle “Conti Angel’s” :Ema Stokholma, Manola Moslehi e Carolina Rey, tre voci e volti noti del mondo radio-televisivo nazionale.
Sull’onda del pacifismo contro la guerra nel Vietnam, nel 1967, proprio a Sanremo “I Giganti” cantavano “Proposta”, brano più noto per il ritornello: “mettete dei fiori nei vostri cannoni”. (Giunsero quarti). È trascorso quasi mezzo secolo, ma i “diversamente giovani” si ricordano ancora di quel memorabile canto di pace.
Dunque, il festival sta partendo e Carlo Conti, ha smentito categoricamente interferenze o indicazioni da parte del governo o dell’azienda Rai sulle sue scelte editoriali.
Potrebbe invece, essere un bello spunto per dare continuità post olimpica al nostro spumeggiante Presidente, e altrettanto per “l’indaffarata” Capo del Governo.
Oggi più che mai non bisogna porsi limiti nelle coralità pacifiche da distribuire agli animi inquieti della gente del mondo.
Voci che possano arrivare almeno a conoscenza di quei pochi autocrati & nuovi imperatori che, né dall’arte del canto, né dallo sport sembrano essere coinvolti, distratti da insite, diaboliche maniere di prevaricazione.
Voci dal cuore e dalla bellezza, voci di fede e di appartenenza. Invitare a Sanremo anche Papa Leone sarebbe un colpo di teatro memorabile. L’occasione per un coro internazionale di pace.
Se qualche lettore trovasse troppo “sognatore” qualche passaggio di questo breve pezzo d’opinione lo condivida ugualmente. Shakespeare diceva “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”.
Forse, questo è il momento in cui la parola di pace, anziché arrendersi, debba contrattaccare su tutti i fronti.

Commento ” a freddo” , perché il festival è ormai quasi al termine :
bisogna dire che lo spettacolo cui gli italiani sono per così dire costretti ad assistere (perché anche nei TG, sui social e un po’ ovunque se ne parla fin troppo) , insomma non è uno spettacolo esaltante, tutt’altro. Nè i conduttori nè i cantanti sembrano all’ altezza …e comunque il solito conformismo impera, come inevitabile in un evento del genere. Sponsorizzato da” grandi”, quindi pilotato. Interessante,ma neanche poi tanto, solo come fenomeno di costume e ahinoi come specchio dell’italiota medio. Quindi sempre più squallido e deprimente man mano che passano gli anni.
Tolta qualche rete un po’ più libera, in generale direi che bisognerebbe avere il coraggio di buttare dalla finestra il televisore. Ma resteremmo troppo soli…
D’accordo sul festival, ma l’articolo perseguiva ben altri obiettivi che forse non sono risultati così ben espressi dal testo, così come pensava l’autore. Per questo me ne scuso con la lettrice che è di stimolo per una sempre maggiore attenzione alla stesura dei contenuti. Grazie