Un’indagine tra dati scientifici per paragonare le “colpe” dei cambiamenti climatici
La recente eruzione dell’Etna ha obbligato l’annullamento di molti voli, soprattutto dall’aeroporto di Catania, a causa dell’enorme nube eruttata dal vulcano. Un fenomeno palese e stimolante per affrontare un argomento da tempo nel cassetto di un’inchiesta rivelatrice.
Infatti, tra i partigiani dello scetticismo climatico circola la convinzione che i vulcani siano i veri giganti responsabili del riscaldamento globale. Il fascino di questa tesi è comprensibile: di fronte alla forza primordiale di un’eruzione capace di oscurare il cielo, la lusinga di considerare la causa umana come secondaria è forte.
Invece, accostando i dati scientifici ricavati dagli osservatori vulcanologici (come l’USGS americano) e dai centri di monitoraggio atmosferico, la realtà dell’inchiesta emerge con una chiarezza disarmante.
Il calcolo delle emissioni: un confronto impari
Per valutare il reale peso dei vulcani, occorre misurare il loro principale gas a effetto serra: l’anidride carbonica
- Le emissioni vulcaniche globali. Sommando tutti i vulcani attivi sulla terraferma, le fumarole, i geyser e l’intensa attività magmatica sottomarina, l’intero pianeta rilascia una media stimata tra le 180 e le 440 milioni di tonnellate di CO2 all’anno (pari a circa 0,2 – 0,4 gigatonnellate).
- Le emissioni umane totali. Tra la combustione di fonti fossili (carbone, petrolio, gas), la produzione di cemento e la deforestazione, l’attività umana genera circa 37 – 40 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno (pari a 37-40 gigatonnellate).
I dati rivelano che l’umanità emette ogni anno da 80 a oltre 100 volte la quantità di CO2 prodotta da tutti i vulcani del pianeta messi insieme. Per mettere questa cifra in prospettiva: alle emissioni umane bastano circa 2,7 giorni per eguagliare la produzione vulcanica globale di un intero anno.
Persino le eruzioni catastrofiche, come quella del Monte Saint Helens (1980) o del Pinatubo (1991), che hanno emesso enormi quantità di gas in poche ore, sono riuscite soltanto a pareggiare la frequenza dell’attività umana per circa 9 ore. Quando l’eruzione si placa, la ciminiera industriale continua a funzionare senza tregua.
L’effetto paradosso: i vulcani che “raffreddano” il clima
Un aspetto centrale che smentisce la tesi dei vulcani come attori del riscaldamento globale è il bilancio termico effettivo a seguito delle grandi eruzioni.
I vulcani non immettono solo CO2 nell’atmosfera, ma scagliano nella stratosfera mega quantità di anidride solforosa e ceneri. L’anidride solforosa si lega al vapore acqueo creando aerosol di acido solforico che agiscono come veri e propri “specchi”. Questi aerosol riflettono la radiazione solare verso lo spazio anziché farla penetrare, generando un temporaneo raffreddamento globale.
L’eruzione del Pinatubo nel 1991, abbassò la temperatura media del pianeta di circa 0,5° per quasi due anni. Pertanto, nel breve e medio termine, le possenti eruzioni vulcaniche tendono a raffreddare la Terra, non a riscaldarla.
La firma isotopica: l’impronta digitale del carbonio
Se rimanesse il dubbio che le stime dei gas vulcanici siano errate, la chimica offre la “prova regina” tramite l’analisi degli isotopi del carbonio nell’atmosfera.
Il carbonio presente nel gas fossile (petrolio, carbone) ha una firma isotopica diversa (è privo di Carbonio-14 e ricco di Carbonio-12) rispetto al carbonio rilasciato dai vulcani. Il costante calo della quota di Carbonio-13 e Carbonio-14 osservato nell’atmosfera nell’ultimo secolo dimostra che l’aumento di CO2 nell’aria proviene dalla combustione di materia organica antica (combustibili fossili) e non dal vulcanismo.
Il verdetto della ricerca sviluppata con AI Overview, Gemini e fonti ufficiali.
Dunque: se è vero che su scale geologiche (milioni di anni), eruzioni vulcaniche eccezionali abbiano provocato estinzioni di massa e alterazioni climatiche devastanti, nel contesto attuale il contributo dei vulcani è marginale.
E meno male! L’idea che i vulcani emettano più gas serra dell’uomo è una suggestione priva d’ogni riscontro empirico. L’impronta lasciata dall’attività antropica, invece, si conferma essere la causa dominante dietro il rapido incremento delle temperature globali.
Alla luce di tutto questo, sarebbe ora di smetterla di far guerra e $olite menzogne per $anto petrolio, anche per rispetto delle tante ere del planeta nostrum; la paradisiaca, unica Terra. Mi chiedo se ci sopporta ancora o non ce la fa più…
Carlo Mariano Sartoris
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