Non l’autosufficienza assoluta, ma la drastica scelta di voltare pagina
La proposta ha un punto di partenza: il 31 agosto il Brent è tornato sopra i 90 $, mentre la crisi nello Stretto di Hormuz continua a condizionare i flussi petroliferi. L’isteria politica si rinnova sui costi dell’energia. Il riscaldamento globale avanza distrattamente. (Reuters)
L’indipendenza energetica è una scelta
Ogni inverno torniamo ostaggi della stessa domanda: quanto ci costerà l’energia? Quest’anno la domanda è ancora più inquietante. La crisi del Golfo Persico non accenna a esaurirsi, Hormuz rimane lo stretto del commercio mondiale e il prezzo del petrolio continua a reagire secondo le malefatte dal Medio Oriente. Le riserve per l’inverno 2026/27 saranno sufficienti? (Reuters)
È in questo scenario che la parola “indipendenza energetica” smette di essere uno slogan e diventa una questione economica e strategica più volte proposta da questa testata giornalistica.

L’Italia, non può continuare ad essere una subalterna e assetata provincia petrolifera, ma deve ridurre le importazioni fossili. Si Può Fare in fretta attraverso una combinazione meno spettacolare di una grande rivoluzione tecnologica, ma assai più concreta:
- produrre diversificata energia rinnovabile;
- utilizzare meglio le energie disponibili a livello territoriale;
- ridurre gli sprechi e le inutili necessità;
- sostituire una parte crescente dei combustibili fossili con biocarburanti e biomasse.
In primis, l’energia più indipendente è quella che non siamo costretti a importare
Il primo fronte è il risparmio.
- Isolamento degli edifici;
- pompe di calore;
- illuminazione efficiente,
- recupero del calore industriale;
- reti intelligenti;
- accumulo di sovraproduzione e gestione dei consumi.
Combinazioni che possono ridurre la domanda senza ridurre il benessere. L’efficienza energetica non produce titoli sui giornali come un nuovo giacimento di petrolio, ma rappresenta una forma concreta di energia “prodotta” attraverso ciò che non viene consumato.
Il secondo fronte, sul quale CIVICO20 NEWS si batte da sempre, è la produzione personalizzata. Fotovoltaico ed eolico possono essere affiancati da piccole centrali alimentate con biomasse, biogas e residui agricoli, soprattutto dove esista disponibilità di materia prima. Non si tratta di sostituire tutte le grandi centrali con migliaia di piccoli impianti, ma di utilizzare ciò che il territorio può fornire trasformando scarti in energia e combustibile da non importare.

Il terzo fronte riguarda i trasporti. Qui i biocarburanti possono avere un ruolo significativo, soprattutto nei settori nei quali l’elettrificazione completa è più difficile. Biodiesel, biometano e carburanti avanzati ottenuti da residui e rifiuti organici possono diminuire il consumo di petrolio senza pretendere di cancellarlo dall’oggi al domani, abbattendo però drasticamente le emissioni di CO2
L’Italia possiede già una strategia nazionale che punta ad aumentare fortemente le rinnovabili: il Piano nazionale energia e clima prevede per il 2030 una quota del 39,4% di rinnovabili nei consumi finali, mentre l’IEA indica il 30% sui consumi complessivi e del 55% nella produzione elettrica. (Agenzia Europea dell’Ambiente)
L’indipendenza energetica intelligente, arriverà però dalla somma di risparmi, migliaia di impianti, biocarburanti, biomasse utilizzate al meglio, accumuli, reti moderne e consumi più razionali, suddivisi a livello territoriale.
Questo, a mio avviso, è un approccio credibile perché non promette l’impossibile: biomasse e biocarburanti diventano tasselli di un sistema insieme a rinnovabili ed efficienza, non la soluzione unica. Anche il fatto che nel giugno 2026 la Commissione europea abbia autorizzato un programma italiano da 23 miliardi di euro per accelerare la produzione elettrica rinnovabile mostra che la direzione è praticabile. (European Commission)
Infine, per concludere questo ennesimo tassello della mia battaglia direi: «l’indipendenza energetica potrebbe essere raccontata non come “produrre tutto da soli”, ma come “avere bisogno sempre meno di ciò che viene prodotto fuori dai nostri confini». È una tesi difficile da contestare. Sotto a chi tocca!

Tutto giusto. Il problema è l’apatia e la mancanza da parte delle classi politiche che da sempre pensano solo a un centimetro dal loro naso e tutti hanno sempre rimandato. Pensiamo ai tubi dell’acqua che perdono da decenni in tutto il Paese. Mai nessuno ha provveduto e quando siamo scarsi di acqua potabile ci dicono di non sprecarla. Certo per carità, ma se se ne spreca già una quantità industriale per strada…… . Pensa un po’ a fare investimenti come quelli che spieghi.
la sofferenza di tante per la ricchezza di pochi. questo è il principio che muovo chi democraticamente abbiamo messo al potere, non con i nostri voti, ma con le nostre scelte! nel fascio d’erba esiste sempre il filo d’oro!