Una scampagnata tra il petrolio e la biomassa. Il percorso “dalla pompa alla ruota”
1972, nel brano “Confusione” Lucio Battisti cantava: “è un vecchio, sporco imbroglio, è… petrolio”…
In questo storico 2026 caratterizzato dall’ennesima crisi energetica innescata dal blocco dello stretto di Hormuz, l’Europa è nuovamente alle prese con i rifornimenti petroliferi. Nervosismo politico. La bolletta sale, ma per colpa di chi?
Il gasolio e la benzina hanno superato i 2 euro al litro, ma il carburante cos’è? C’è qualcosa di straordinariamente remoto dentro un serbatoio di benzina o di gasolio. Non è soltanto carburante. È un “estratto concentrato” della storia della Terra.
Oro nero story
Il petrolio è una miscela naturale di idrocarburi formatasi nel sottosuolo nell’arco di milioni di anni, è di origine organica, accumulata in antichi ambienti marini o forestali, in seguito sconvolgimenti tettonici che hanno sepolto alghe, microrganismi e altri organismi viventi i quali, vennero progressivamente ricoperti dai sedimenti, morti e sepolti da quel tempo remoto.
In assenza di ossigeno, la materia organica subì trasformazioni chimiche e biologiche; con il passare delle ere geologiche, il seppellimento, la pressione e soprattutto l’aumento della temperatura trasformarono il materiale organico in cherogene e successivamente, in rocce di origine organica o idrocarburi liquidi e gassosi.
Le grandi foreste sepolte hanno originato soprattutto carbone, mentre il petrolio ha una origine soprattutto marina o lacustre.
Questa immensa biomassa sepolta ha atteso per milioni di anni per restituirci l’energia del sole conservata dal periodo Giurassico & Cretaceo. In pratica, per dirla in modo semplice, quando facciamo il pieno, bruceremo i resti di vite remote, poiché nelle risorse petrolifere, metanifere e del carbone è conservato il carbonio di una biosfera antichissima.
Per inciso, nelle fonti energetiche di origine fossile, è conservata, in forma chimica, l’energia che quelle forme di vita avevano ricevuto dal Sole. La fotosintesi trasformava l’energia luminosa in energia chimica. La materia organica finita sepolta, attraverso una lunghissima trasformazione geologica, è diventata ciò che oggi chiamiamo fonte energetica fossile, dalla quale, tra l’altro, si ricavano i preziosi carburanti.

Ecco perché, con una certa licenza poetica ma senza tradire la scienza, quando facciamo il pieno possiamo dire che stiamo mettendo nel serbatoio il risultato di un’antichissima cattura dell’energia solare. Non necessariamente “una foresta” in senso letterale: più correttamente, una parte della vita del pianeta vissuta milioni di anni fa.
Ma perché il carburante di origine fossile è molto inquinante e una delle cause principali dell’effetto serra?
Il problema si materializza quando quell’antico carbonio torna improvvisamente nell’atmosfera. Per milioni di anni, infatti, quel carbonio è rimasto sottratto al ciclo atmosferico. Noi lo estraiamo, lo raffiniamo, lo trasportiamo e infine lo bruciamo nel motore. Il che inquina, ma non è questo il punto focale. La combustione restituisce poi all’atmosfera il vecchio carbonio sotto forma di nuovo e imprevisto CO₂.
Dal sole alla vita, dalla vita all’energia e alla restituzione del carbonio nell’atmosfera.
Una pianta cresce utilizzando la luce solare e assorbendo CO₂ dall’atmosfera. Il carbonio viene incorporato nella materia vegetale. Se quella biomassa viene trasformata in carburante e successivamente bruciata, parte di quel carbonio ritorna nell’atmosfera. La CO₂ viene perciò emessa anche dal motore alimentato con biocarburante: non esiste, in questo senso, un motore a combustione “senza CO₂”.
La differenza tra emissioni di un carburante di origine fossile e di un biocarburante ottenuto da biomassa è nel tempo e nell’intero ciclo.
Con un combustibile fossile, riportiamo oggi nell’atmosfera carbonio che era stato sottratto al sistema climatico milioni di anni fa. Con un biocarburante sostenibile, il carbonio appartiene invece a un ciclo biologico molto più breve: è stato recentemente catturato dall’atmosfera dalla biomassa e può tornarvi attraverso la combustione.
Dal pozzo alla ruota. Per visualizzare meglio la differenza bisogna andare oltre il tubo di scarico.

Un approccio corretto alla problematica è il tracciato “dal pozzo alla ruota”, il cosiddetto Well-to-Wheel, che considera tutto il percorso del carburante, dall’estrazione o produzione della materia prima, fino alla trasformazione, alla raffinazione, al trasporto e infine alla combustione nel motore. È esattamente l’approccio utilizzato dagli studi JEC della Commissione europea per confrontare consumi energetici ed emissioni dei diversi carburanti.
Questo è il punto in cui i biocarburanti possono offrire un vantaggio in % sostanziale rispetto ai prodotti di origine fossile.
Non perché quando vengono bruciati non producano CO₂, ma perché il bilancio complessivo delle emissioni può essere molto più favorevole. Quanto più la produzione utilizza materie prime sostenibili, residui agricoli, scarti organici e processi efficienti, tanto maggiore può essere la riduzione delle emissioni lungo l’intero ciclo di vita.
Al contrario, coltivazioni intensive, uso di fertilizzanti, trasformazioni industriali, trasporti o cambiamenti nell’uso del suolo possono ridurre sensibilmente questo vantaggio.
La questione, dunque è: “Quanta CO₂ aggiungiamo all’atmosfera per ottenere quell’energia, dal pozzo alla ruota?”
A questo punto, l’antica storia del petrolio diventa particolarmente interessante.
Stabilito che nel serbatoio mettiamo energia solare trasformata e conservata, il petrolio è una forma antichissima di questa energia. È il Sole di milioni di anni fa, catturato dalla vita, trasformato dalla geologia e oggi restituito all’atmosfera in pochi istanti. Una brutta botta per l’aria che si ritrova impestata da una nube di residui inquinanti e molto vecchi non prevista da madre natura.
Il concetto di fondo è semplice. Per assorbirli correttamente l’atmosfera dovrebbe riceverli un po’ per volta per il loro tempo di milioni di anni. Il biocarburante appartiene invece a un ciclo molto più breve.
La differenza non è soltanto ciò che bruciamo. È la distanza temporale tra quando quel carbonio è stato sottratto all’atmosfera e quando lo restituiamo.

Il petrolio ci fa consumare in pochi minuti un patrimonio energetico costruito dalla Terra in milioni di anni. Il biocarburante, quando è prodotto bene, prova invece a far girare il motore dentro il ciclo del Sole e della vita.
Forse il futuro dell’energia non consiste soltanto nel trovare nuovi carburanti o inserirli in nuovi tipi di motori dal rendimento termico molto più elevato. Consiste nel capire quale carbonio stiamo rimettendo nell’atmosfera e da quanto tempo aspettava di tornarci.
Al lettore l’ultimo rompicapo sperando di essere riusciti a spiegare che facendo il pieno di benzina o di gasolio si brucia la storia del Pianeta. Riempiendo il serbatoio di biodiesel o di metanolo, il ciclo dal produttore al consumatore di energia non è immacolato, ma è molto più naturale. Perciò: biodiesel HVO+; biogas & metanolo d’ora in poi nel serbatoio!
Carlo Mariano Sartoris

Sempre temi fondamentali per il ben essere, esposti con termini semplici e coinvolgenti.
Con soluzioni efficaci e attuabili con poco sforzo e impegno, semplicemente con la consapevolezza.