Le grandi centrali di produzione dell’energia elettrica: obiettivo e spreco da ridimensionare.
Martedì 11 febbraio, Ursula von der Leyen ha ribadito l’impegno per un’energia pulita e rinnovabile che deve fluire liberamente nell’Unione europea, sottolineando l’importanza di sbloccare i “colli di bottiglia infrastrutturali” e di accelerare gli iter autorizzativi per garantire l’indipendenza energetica e prezzi stabili.

Una dichiarazione in ritardo nei tempi. Le sei guerre arabo israeliane avevano già messo in guardia l’Europa, vorace utente di idrocarburi. Ogni conflitto aveva smascherato l’occidentale vulnerabilità nel rifornimento e la scarsità di giacimenti nel Vecchio Continente. Conseguenze: austerity, aumento dei costi, necessità di nuovi accordi con paesi produttori, nonostante l’evidente sudditanza.
Al termine delle ostilità, le grandi compagnie petrolifere hanno ripreso a fare affari con vecchi e nuovi partner per rifornire le grandi centrali di produzione elettrica collegate a una vasta rete di distribuzione. Ora la lezione si rinnova, ponendo attenzione anche alla drammatica vulnerabilità delle centrali nucleari.
La guerra in Ucraina, europea e prolungata, ci riporta notizie di drammatica quotidianità. Immagini di città colpite nelle loro ossature di produzione energetica, con quartieri e servizi privati di energia elettrica per lunghi periodi e in condizioni climatiche terribili, con conseguenze inimmaginabili.
Una guerra che colpisce la popolazione civile e ci impartisce un’altra lezione: la dipendenza da energia elettrica prodotta in grandi centrali che ancora usano combustibili fossili è ormai del tutto obsoleta, oltre che insostenibile da un punto di vista climatico, eppure importiamo il gas liquido di Donald Trump.

Ugualmente, anche concentrare la produzione in mega impianti che usano energie rinnovabili, quali eolica e fotovoltaica, presenta numerose controindicazioni.
Tutte le tecnologie di produzione per grandi impianti presentano gli stessi inconvenienti:
- vulnerabilità della rete e bassa resilienza. Essendo grandi centri di produzione, guasti tecnici, attacchi mirati e disastri naturali possono causare black out su vastissima scala;
- perdite di energia lungo la rete a causa della lontananza dei centri di consumo, l’energia elettrica che copre lunghe distanze sugli elettrodotti comporta inevitabili perdite per effetto Joule, riducendo l’efficienza del sistema;
- investimenti di capitale ed enormi costi di: costruzione iniziale, di manutenzione, di allacciamento a una rete sempre più vasta e prolungati tempi di realizzazione;
- impatto ambientale e territoriale sia relativi alle emissioni di CO2, sia al consumo del suolo, in cui sono contemplati anche i grandi parchi solari ed eolici, inoltre, grande necessità d’acqua per il raffreddamento, soprattutto per centrali nucleari;
- poca flessibilità nel rispondere alle fluttuazioni della domanda, cosicchè sono obbligate a garantire sempre una produzione superiore a quella necessaria, con relativi sprechi.

Meglio incentivare i nuovi tipi di produzione, diversificati e personalizzati, a km zero.
Sono realizzabili ad hoc, hanno il vantaggio di essere installati facilmente, sono in progressivo interesse realizzativo, presentano soluzioni indipendenti e impianti energetici di minimo impatto, come:
- i pannelli fotovoltaici applicati su tetti e superfici piane già cementificate, quali parcheggi e aree di stazionamento, che fanno parte degli edifici singoli o di modesti comprensori, circoscritti in aree adiacenti ed egualmente legati alle medesime destinazioni d’uso, quali gruppi di centri commerciali e industriali;
- gli impianti di micro eolico che trasformano l’energia del vento in elettricità per uso residenziale, utenze isolate o saltuarie quali campeggi, camper eccetera. Ne esistono di vari modelli, potenze da -1 a 6 kW e varie dimensioni, sia ad asse verticale, più silenziosi e meno ingombranti, sia ad esse orizzontale, più potente e adatti alla ventosità costante.
- Il micro eolico e altri sistemi personalizzati supportati da batterie di accumulo e abbinati a pannelli fotovoltaici possono garantire un’ottima sinergia produttiva, adatta ad aziende agricole, abitazioni indipendenti e piccoli nuclei. Hanno un basso impatto visivo e una semplice manutenzione;
- i piccoli impianti da biomassa permettono la gestione locale o circolare dei rifiuti organici con minore emissione di CO2 e maggiore indipendenza dai combustibili fossili, valorizzando filiere corte. Garantiscono produzione costante e programmabile, trasformano lo spreco in risorse, sia in area urbana che in piccole aziende rurali o grandi comprensori agricoli;
- il micro idro elettrico ad acqua fluente sfrutta il flusso naturale di fiumi e torrenti attraverso piccole condotte applicate a una turbina, senza necessità di dighe o grandi bacini, risultando ideale per molteplici applicazioni. Esistono impianti che vanno da pochi kW fino ad oltre 100 kW di energia pulita, continua e conveniente.

- Il micro elettrico è garanzia di sinergia con il fotovoltaico e il micro eolico. È adatto a ogni costruzione o villaggio in prossimità di salti e corsi d’acqua a flusso sufficientemente continuo, dunque appetibile lungo il profilo della nostra Penisola, per lunghi tratti montuosa, ricca di torrenti impetuosi.
Gli storici svantaggi della centralizzazione nella produzione di energia, risultano evidenti dai reportage di guerra. Le notizie dal gelo d’Ukraina rinnovano i tempi maturi per una auspicabile diversificazione dei punti di produzione, con predominanza di sinergia tra fonti rinnovabili. Il tutto all’interno di un contesto vasto e in progressiva evoluzione.
Il micro eolico e il micro elettrico le new entry da osservare con particolare interesse per la grande disponibilità di prodotti offerti da un mercato maturo e consapevole. La Burocrazia e i condizionamenti per l’allacciamento alla rete degli impianti personalizzati, sono una tagliola da rivedere! È tempo di energia… democratica e popolare.

PS: “schizzo di idee”. Queste ed altre cose si vagheggiava alla fine degli anni 70 nella facoltà di Architettura. Niente esisteva ancora, oggi quasi si. Alcune fonti: AI Overview, tesi di architettura, quotidiani di settore.

tutto interessante.
Ad Alpignano il Comune sta cercando di fare la sua parte. Fondi per investire sono disponibili soprattutto se si riesce a vincere bandi nazionali o regionali. Per es col bando CSE 2022 sono stati installati impianti FV con accumulo in 4 scuole, tot. 60 kW, il massimo che fattibile. Il Comune ha autorizzato un privato ad installare una centrale idroelettrica da 400kW sulla Dora. Si aspetta che si sblocchi la pratica per una seconda centrale, rallentata dalla concorrenza fra operatori. Il micro idroelettrico potrebbe essere pensato nelle bealere, ma c’è acqua solo quando serve per irrigare i campi.
Fra lacci e lacciuoli si sta anche lavorando a costruire la Comunità Energetica Rinnovabile, in cui sarà condivisa l’energia da sorgenti FV e idroelettriche.
grande Renzo, benissimo! Ne avevamo già parlato, se vorrete farmi avere gli estremi ben definiti dal progetto attuato e quello in divenire, con un paio di immagini, sarò ben lieto di inserirlo in questo giornale attento le cose del Piemonte.