Marco Grimaldi
Le forze dell’ordine hanno risposto con idranti e fumogeni. FdI: “Lo Stato non arretrerà di fronte a questo manipolo di teppisti” Il silenzio del Sindaco Lo Russo
Come da ripetuti annunci, alle 23 del 31 dicembre, in piazza Vittorio Veneto a Torino, sotto le finestre della residenza dell’ex sindaco Sergio Chiamparino, ha avuto inizio la Street Parade all’insegna dello slogan: “Aska è la mia città”. La festa di fine anno era anche formalmente l’occasione per ribadire la contrarietà allo sgombero dell’immobile occupato da trent’anni dagli attivisti di Askatasuma, sito nel quartiere Vanchiglia tuttora presidiato dalle forze dell’ordine. Già verso la mezzanotte quando dopo i canti è partito il corteo, gruppi di manifestanti hanno lanciato bombe carta e fuochi pirotecnici contro le forze dell’ordine. La risposta con lacrimogeni e idranti non si è fatta attendere. Il corteo di oltre duemila persone, si è poi snodato verso il centro sociale sgomberato il 18 dicembre. Gli attivisti hanno scandito slogan di protesta, rivendicando l’inizio di “un nuovo anno di lotta”.
Le tensioni sono esplose all’incrocio tra via Rossini e corso Regina Margherita, dove gruppi di rivoltosi hanno lanciato petardi, bombe carta, bottiglie e fuochi pirotecnici contro le forze dell’ordine schierate per il controllo del corteo. I carabinieri hanno risposto utilizzando lacrimogeni e idranti per contenere e disperdere i gruppi più violenti. Nel corso degli scontri, quattro carabinieri sono rimasti feriti, colpiti dal lancio di materiale pirotecnico. Dopo i momenti di maggiore tensione, il corteo si è spostato verso la zona del Campus Einaudi, dove l’iniziativa si è conclusa.
Nelle ore successive, ambienti dell’area antagonista hanno commentato gli scontri con un messaggio diffuso sui social network, parlando di “Capodanno contro lo Stato di polizia” e rivendicando la protesta. Nel testo vengono anche chieste la liberazione di alcuni studenti ai domiciliari per precedenti episodi di piazza e riaffermate le posizioni politiche del movimento.
Sono giunte le prima reazioni della politica. “Ancora una volta abbiamo dovuto assistere all’aggressione teppistica contro le forze dell’ordine da parte degli antagonisti. L’unica cosa che dimostrano con tali atti però, è quanto sia stato necessario lo sgombero di Askatasuna. È infatti evidente che le presunte attività sociali e culturali non fossero che un paravento per mascherare la vera natura dei collettivi che ruotano attorno a quello stabile, ossia di professionisti del caos e della violenza”, hanno dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Piemonte, Carlo Riva Vercellotti, e la vice, Alessandra Binzoni, secondo cui “come da previsioni, il corteo di San Silvestro pro-Askatasuna si è rivelato il nuovo pretesto per attacchi ai danni delle forze dell’ordine”.
Quindi, aggiungono che “se pensano di forzare la mano alle istituzioni ripetendo gli attacchi contro le forze dell’ordine, però, si sbagliano di grosso: lo Stato non arretrerà di fronte a questo manipolo di teppisti senza idee e senza regole. Ci sembra però sempre più insostenibile la posizione di chi, nella Giunta comunale o in Consiglio regionale, continua, nonostante tutto, a sostenere e tutelare simili soggetti”. Da parte loro anche una stoccata agli esponenti del Pd locale, secondo i quali “chi tutela l’ordine crea disagio ad un quartiere, quando è vero l’esatto contrario.
Il sindaco Lo Russo tace. Aveva rilasciato dichiarazioni nei giorni scorsi manifestando assoluta insensibilità nei conforti della città umiliata dalle violenze dei rivoltosi di Askatasuna. Da mesi ormai, per i pretesti più disparati, i torinesi sono costretti a subire danni e disagi per colpa dei teppisti che ruotano attorno al Centro sociale e che la sinistra si ostina a voler difendere.
Accusando il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che aveva sgomberato e continua a difendere militarmente lo stabile, il sindaco annuncia che fra gennaio e febbraio riprenderà in mano il dossier “con la volontà di mantenere la finalità sociale per l’immobile, a favore del quartiere Vanchiglia. “Torneremo a discuterne quando ci saranno le condizioni, oggi non ci sono”. Una porta quasi mezza aperta per riprendere un discorso interrotto il 18 dicembre e l’esigenza di abbassare i toni dopo la battaglia di civiltà vinta dalle opposizioni rispetto al centro sociale di corso Regina Margherita 47.
Circa le previsioni della manifestazione già programmata per il 31 dicembre dai giovani di Askatasuna, Lo Russo precisa: “Torino nella sua storia è stata attraversata da momenti di tensione e questo è uno di quelli. Noi dobbiamo sempre garantire il diritto di manifestare: è un diritto democratico e inviolabile, anche quando l’oggetto della manifestazione non è condiviso. Noi siamo ostinati nel dividere radicalmente il giudizio tra chi manifesta pacificamente e chi si rende colpevole di atti violenti, che non hanno mai giustificazione” ha ribadito Lo Russo, senza condannare la partecipazione al corteo sanguinoso del 20 dicembre dell’assessore alle Politiche sociali, Jacopo Rosatelli, che ha fatto storcere il naso, in Consiglio comunale, al centro della maggioranza e alle destre delle opposizioni.
Dopo l’inziale smarrimento, il sindaco si è piegato alle pressioni dei cattivi maestri, garanti dell’operazione Askatasuna. È convito dell’utilità sociale dell’iniziativa e dimentica che, se effettivamente in corso Regina Margherita ci fosse la necessità di un centro di incontri e di aggregazione, sarebbe logico e opportuno dislocare una sede della Circoscrizione e il servizio a favore dei cittadini potrebbe concretizzarsi nell’ambito della legalità. Lo sconcerto è grande. Al momento tacciono i comitati e comitatini che per fare rieleggere nel 2027 il per nulla empatico Lo Russo, in chiave riformista, stavano aggregando una cricca di moderati e volenterosi per liberarlo dalle grinfie degli estremisti.
Ora Lo Russo si farà pilotare da Rosatelli e soprattutto dall’On. Marco Grimaldi che rebus sic stantibus potrebbe identificarsi di fatto, con maggiore coerenza come il vero sindaco dell’ultrasinistra schierata contro il governo Meloni, a prescindere, ma pronta a recepire ogni istanza di velleità e immobilismo dettata dagli estremismi, estranei alla vocazione produttiva e al futuro di Torino.
Intanto come ribadito nella notte di San Silvestro, il clima di protesta non si esaurirà con il Capodanno. Gli attivisti hanno già programmato un’assemblea cittadina al 17 gennaio, segnalando la continuità delle mobilitazioni con altri cortei ad iniziare, sempre a Torino dal 31 gennaio, per concentrare la protesta nazionale.
