Augusta Montaruli, onorevole di “Fratelli d’Italia”, a ruota libera su Mohammad Hannoun, l’Associazione Palestinesi in Italia, i movimenti pro-Pal.
Da giorni non si fa altro che parlare di tale Mohammad Hannoun, architetto residente a Genova, figura di primo piano della comunità maomettana genovese, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia.
Ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori. Le varie testate si sono inseguite nel dire più o meno le medesime cose, senza apportare valore alla discussione, senza mettere sul piatto del dibattito quello che davvero conta.
Come sempre, noi abbiamo scelto la via della prudenza e della “vigile attesa”.

Fornire notizie ed elementi già diramati da altri non aveva molto senso. Era importante acquisire elementi che permettessero al lettore di farsi un’idea, uscendo dall’alveo di un sempre più insopportabile “politicamente corretto”.
Perché il mainstream dell’informazione non si è inoltrato nel sentiero irto dell’informazione fatta di elementi legati alla sicurezza nazionale? Si ha forse paura delle reazioni degli attivisti pro-Pal? Si teme la stessa sorte toccata poche settimane fa alla redazione torinese de “La Stampa”?
Dinanzi a quanto accaduto in questi giorni all’Associazione Palestinesi in Italia è bene dire – con le parole di chi conosce i fatti – che Mohammad Hannoun non è uno stinco di santo.

L’onorevole Augusta Montaruli, “Fratelli d’Italia”, asserisce che “la pericolosità del soggetto filo Hamas verrebbe confermata. Mentre c’è chi lavora per fermare i fiancheggiatori dei terroristi, troppi hanno intrattenuto rapporti con questo personaggio nonostante gli allarmi lanciati”.
Sembra incredibile ma è tutto confermato. Sono mesi che parliamo dei gravi atti compiuti dai pro-Pal nelle nostre città. Abbiamo parlato delle indecenti ed indecorose baraccopoli che i pro-Pal hanno montato nei centri delle nostre cittadine. Abbiamo narrato la violenza con cui costoro hanno contestato i politici che hanno osato dissentire dalla narrazione filo Gaza e filo “Global Sumud Flotilla”.
Siamo stati chiamati “complici del genocidio”, “complici di Netanyahu”, “criminali di guerra”, “servi della propaganda sionista”. Ci hanno coperti di epiteti, senza una prova, senza una ragione.
Oggi, con l’onorevole Montaruli, possiamo affermare che “tutti coloro che nell’opposizione hanno collaborato con Hannoun, lo hanno invitato, corteggiato, difeso, devono scuse e spiegazioni”.
Purtroppo questa è una pia illusione perché a Sinistra non sanno chiedere scusa, non sanno ammettere l’errore, non riescono a riconoscere di stare sempre dalla parte errata della storia.
Bene fa Augusta Montaruli quando asserisce: “Da tempo denunciavamo legami che altri fingevano di non vedere. La sinistra ci ha attaccato, sostenuta da una narrazione compiacente. Oggi lo Stato interviene e i fatti parlano chiaro. Ora chiedano scusa. Agli italiani, prima di tutto”.
E’ difficile dissentire quando si sente parlare di “narrazione compiacente”.

I giornali, anche i piccoli quotidiani on-line locali, si sono dati un gran da fare per narrare le amenità poste in essere dai “Flotilli”, da quei soggetti discutibili che ammorbavano le piazze, le strade, ed impedivano agli italiani onesti e laboriosi di poter raggiungere il proprio posto di lavoro per contribuire, come doveroso, al buon andamento del “Sistema Paese”.
Abbiamo visto orde di fanatici gridare slogan antisemiti sotto i palazzi delle prefetture, abbiamo assistito a continue mobilitazioni della CGIL, che per i lavoratori non muove un dito ma per i gazawi ha sentito la necessità di insorgere.
Oggi, grazie ai nostri ammirevoli Servizi Segreti, “abbiamo conferma di ciò che denunciavamo da tempo: il finanziamento al terrorismo passa anche da reti ‘insospettabili’”, come ben esplicita l’onorevole Montaruli.
Difficile prendere le distanze da quanto – con estremo coraggio – vien detto da “Fratelli d’Italia”: “Chi ha invitato, difeso e legittimato certe figure ora ha il dovere di spiegare. Vogliamo sapere chi ha fatto i bonifici per Hamas. Nessuna ambiguità, nessuna complicità”.
In un interessante articolo di Marco Grasso per “Il Fatto Quotidiano” si evince che “Secondo la Procura e la Digos di Genova, gli attivisti e le associazioni che ruotavano intorno a Mohammad Hannoun […] sarebbero state addirittura ‘una cellula dell’organizzazione terroristica in Italia’”.
Diventa difficile gridare al “complotto sionista” quando a fare le indagini è la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova – una delle più vicine a “Magistratura Democratica” – e quando a dare talune notizie è “Il Fatto Quotidiano”, una delle realtà dell’informazione più ostili a Giorgia Meloni e al suo Esecutivo.
A dare poi ulteriori e “croccanti” elementi è il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Genova, Silvia Carpanini, che si spinge a dire che “Hannoun era il leader, “tutto doveva essere avallato da lui” dice un militante, e sarebbe stato pronto a fuggire in Turchia. Uno dei suoi uomini più fidati, Mousa Dawoud, detto Abu Falastine, avrebbe fatto riferimento alla “cancellazione” di tutti i dati informatici dell’associazione”.
Ovviamente, allo stato attuale, la Sinistra e il mondo pro-Pal si profondono, in modo peraltro grottesco, nel dire che “gran parte delle prove su cui si fonda l’indagine sono state raccolte, selezionate e fornite da Israele”.
Dunque, se ben abbiamo capito, la Direzione Nazionale Antiterrorismo, la DIGOS della Questura di Genova e la Procura della Repubblica di Genova, si sarebbero “fatti imbeccare” dallo Stato di Israele, non verificando né le fonti né le evidenze investigative.
Per asserzioni di questo tipo la Magistratura potrebbe aprire un fascicolo perché ci sono elementi assai gravi che veicolerebbero l’opinione pubblica a pensare che gli Organi di Stato si troverebbero in una presunta condizione di servile sudditanza ad uno Stato terzo, nello specifico lo Stato di Israele.
Per ora di fattuale c’è una cosa sola: l’asserzione di Augusta Montaruli, secondo la quale la Sinistra sarebbe connivente con i pro-terroristi.
