Un breve paragone tra i misteriosi cieli del nostro tempo e le nuvole tramandate dai grandi artisti
Viviamo in un mondo frenetico e ci muoviamo con ritmo esasperato. Chiusi nelle nostre case, negli uffici, nelle autovetture, non abbiamo molto tempo per alzare gli occhi al cielo per interrogarci su nuove forme d’arte che “si disegnano” nell’atmosfera.

Non abbiamo neppure più memoria contadina di quelle “nubi a pecorelle, acqua a catinelle” e di rado ci si sofferma incantati da quei cieli con le nuvole dalle forme antropomorfe con cui si giocava a dargli l’immagine di cane o di coniglio, di un mostro antidiluviano, di un pesce e chissà cos’altro ancora stimolava la fantasia. Non ci sono quasi più.
Souvenir di tempi ancora giovani, oggi soppiantati agli occhi di chi ha sempre attenzione verso il cielo a trama & ordito, incuriosito da quelle righe e quegli intrecci che a chiamarli “scie chimiche” non si fa nemmeno più notizia da complottista.

La manipolazione del clima ormai è cosa dichiarata, sulla teoria del complotto, invece è ancora aperta senza vincitori né vinti. Per coloro che volessero approfondire non mancano testi biblici sull’argomento, tanti spiegano quanti smentiscono, noi invece alziamo solo gli “occhi al cielo”, poiché la qualsiasi verità è in ottima vista. Dunque, non resta che riportare delle belle immagini di cieli nuovi, figli di questo millennio, e che siano quello che siano, eccoli qua.

Il grande pennarello cosmico disegna forme nuove e interessanti. Non c’è traccia di queste nubi diritte e parallele nei grandi paesaggisti dell”800, testimoni dalla forza prorompente della natura proprio attraverso il cielo, quali John Constable, Van Gogh o Simon Denis.
Non ne parla nei suoi libri Richard Bach, dove le nuvole, gonfie e multiformi, ma in fondo fugaci e impalpabili, rappresentano una metafora delle utopie che rapisce il lettore di “Illusioni”. Nessuna nuvola a strisce per l’aviatore “Messia” del cielo.
E neppure tra i cieli surrealisti e filosofici di René Magritte… Quegli artisti che hanno fatto del cielo il loro soggetto o lo sfondo espressivo, ci sarebbero andati a nozze con le nubi a righello cosmico del XXI secolo, e avremmo potuto godere delle loro opere e di nubi “che non c’erano”. Anziché sempre le solite riproduzioni di ciuffi come panna appoggiata sull’atmosfera.

Ed eccoci a immagini dei giorni nostri catturate dalla ben poco artistica, ma sincera apparecchiatura di un comune cellulare come quello che hanno tutti.

Non c’è niente di strano ad ammettere che non sono scie di condensa, ma momenti di un qualcos’altro che circola sulle nostre teste e che forse ci protegge dall’aumento dei raggi UV.

E se vogliamo parlare di geoingegneria o per far piovere di più, talvolta troppo, di inseminazione delle nuvole tramite ossidi rilasciati da droni e piccoli velivoli ad elica, allora ci sarebbe sempre molto da dire, senza mai arrivare alla verità, ma forse è possibile vedere queste nubi di ultima generazione da un altro punto di vista.
Sia quel che sia, tenendo d’occhio il cielo con uno sguardo artistico, si possono catturare forme nuove, schematiche, quasi ipnotiche, delle quali ne conservo una bella collezione, fine a se stessa ormai. Come quest’ultima immagine del tramonto ordinato e rigato, disegno di questa sera.
Punti di vista dal terrazzo di Chieri, salutando il giorno che si corica di 30° e se ne va, sdraiato verso ponente.


Saper cogliere il bello è arte di pochi, soprattutto se la sua cornice ci indurrebbe ad una critica generalizzata e poco propensa a riflettere sul fatto che anche ciò che appare sospetto o legato a qualcosa di poco condivisibile .. possa nascondere degli aspetti magnifici dalla bellezza indescrivibile…
Bellissimo questo articolo!
Complimenti Carlo Mariano Sartoris!
Un mix di poesia pittura, testi sacri e geoingegneria! Un vero capolavoro che conduce all’osservazione di una realtà: che i nostri cieli purtroppo non sono più come una volta…che nostalgia di quelle belle nuvole a panna montata!
Grazie